1894 Nascono John Ford e Nikita Chruscev – Viene eseguito per la prima volta il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy – Yersin e Kitasato isolano il bacillo della peste – Nasce la Banca d’Italia – I Vicerè, scritto fra Catania e Milano, viene dato alle stampe nel capoluogo lombardo dall’editore Galli – Al Teatro nuovo di Napoli esordisce il tenore Enrico Caruso – A Milano viene fondato il Touring Club Italiano – Emile Berliner lancia sul mercato il grammofono a disco
Nel momento in cui la storia siciliana si fa storia italiana, De Roberto affonda con gelido distacco il suo bisturi nel “decadimento fisico e morale di una stirpe esausta”, e se ne serve per rappresentare la cancrena di un’intera nazione. Il racconto si svolge tutto fra un testamento e un comizio: il primo apre il romanzo, testimoniando l’antico familismo feudale, il secondo lo chiude, dando voce alla mistificazione risorgimentale, al trasformismo, alla demagogia della nuova politica. Saranno le parole dell’ultimo erede della famiglia a segnare la pace fatta tra vecchio e nuovo: “Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri”.
Giuseppe, dinanzi al portone, trastullava il suo bambino, cullandolo sulle braccia, mostrandogli lo scudo marmoreo infisso al sommo dell’arco, la rastrelliera inchiodata sul muro del vestibolo dove, ai tempi antichi, i lanzi del principe appendevano le alabarde, quando s’udì e crebbe rapidamente il rumore d’una carrozza arrivante a tutta carriera.
Catechismo laico, breviario del nuovo Credo dell'Italia unita, Cuore è stato il romanzo che più di ogni altro ha segnato l'immaginario delle giovanissime generazioni negli ultimi centocinquant'anni.
CARO AMICO CHE PASSI IL TEMPO A INDIGNARTI CONTRO I CRIMINI VERI O PRESUNTI DI ISRAELE, CREDI CHE ESISTA UN ANTISIONISMO SENZA ANTISEMITISMO?
“Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei.”
— Martin Luther King
A più di sessant’anni dalla Seconda guerra mondiale, uno spettro si aggira per il pianeta: l’antisemitismo.
Oggi però si declina nel dibattito politico e si annida nelle coscienze in modo molto più subdolo, grazie a chi dichiarandosi tollerante e pacifista si nasconde dietro la bandiera dell’antisionismo per condannare sempre e comunque la politica di Israele, con tanto di boicottaggi nei supermercati, nelle università, nello sport. Peccato che nessuno di questi virtuosi censori batta ciglio per i curdi, gli uiguri, gli uzbeki, per i drammi in Somalia, in Ruanda e in Eritrea: se il colpevole non è Israele non vale la pena mobilitarsi. Strano cortocircuito, quello per cui le sbandierate migliori intenzioni sfociano nei peggiori luoghi comuni: le lobby, la violenza intrinseca, il popolo eletto e dannato. Strano controsenso, quello di chi è disposto ad allearsi con i responsabili di violazioni di diritti umani, stragi e genocidi pur di attaccare uno Stato che difende semplicemente il proprio diritto all’esistenza. E che invece è capace di lottare per la pace, anche contro se stesso e le frange interne più estreme, come dimostrano gli scioperi dopo le stragi di Sabra e Shatila, o le proposte d’intesa avanzate dal primo ministro israeliano Ehud Barak nel summit di Camp David.
Caro amico antisionista, concedi un attimo di pausa ai tuoi pregiudizi, è ciò che chiede Pierluigi Battista in questa lunga e appassionata lettera indirizzata a tanti antisemiti più o meno inconsapevoli. Perché dietro la buonafede o le belle parole di chi si finge imparziale, dietro l’irresponsabile conformismo, dietro tanta virtuosa indignazione si cela un vecchio cancro ideologico che ha già fatto milioni di vittime.
“LA NASCITA' DI MIA FIGLIA ELETTRA HA FATTO RIEMERGERE QUEL LATO DELLA MIA PERSONALITà CHE IL SUCCESSO AVEVA SOFFOCATO. QUEL MIO SENTIRMI DIVERSO, NÉ ITALIANO NÉ AMERICANO, MAI COME GLI ALTRI, UN PO’ ALIENO.”
PASSIONI, RIFLESSIONI E RICORDI DEL RIBELLE DELLA MUSICA ITALIANA.
Indisciplinato, sognatore, istrionico, disordinato, romantico, idealista, altamente infiammabile. Sempre sopra le righe, a partire dall’infanzia e dai genitori — un nobile lombardo e una cantante lirica americana — bizzarro mix che l’ha dotato di un’educazione insolita, instillando in lui fin da piccolo un senso di diversità rispetto agli altri ma anche una visione artistica unica. Tutto questo (e molto di più) è Eugenio Finardi, la cui vita è stata segnata da grandi successi professionali ma anche da momenti tragici, come la nascita della figlia Elettra, affetta da sindrome di Down.
Eugenio racconta senza pudori il rapporto con lei, la sua disperazione e la difficoltà come padre di rispondere alle domande sulla sua diversità. “Ci sono canzoni” scrive “che esprimono in tutta la sua drammaticità la condizione di smarrimento in cui eravamo sprofondati.” Ma è proprio la musica che gli permette di affrontare anche questa battaglia.
Dagli esordi negli anni Settanta passando dalle grandi hit come Extraterrestre e Musica ribelle, fino alle odierne esibizioni alla Scala, Finardi ripercorre insieme a Antonio G. D’Errico la sua carriera musicale. E dimostra come si possa mantenere una propria rotta interiore anche nel turbolento mare del presente, obbedendo al comando del cantante e poeta russo Vysotsky: “Trova il punto estremo e sappilo varcare e vedi di spostare l’orizzonte”.
Un cimitero di campagna, una notte di tempesta, due spiriti corrotti e un fantasma assetato di vendetta. Le pagine più nere di Stevenson spalancano al lettore un mondo di sussulti e sinistri presagi.
Arner Bank, una piccola banca svizzera i cui interessi spaziano dalla Sicilia delle speculazioni criminali alle grandi speculazioni milanesi, e da lì fino ai più inviolabili paradisi fiscali, come l'isola di Antigua. Una banca sconosciuta che annovera tuttavia tra i suoi correntisti personaggi come Ennio Doris, Stefano Previti e, soprattutto, Silvio Berlusconi, titolare del conto numero uno. Attraverso questo conto, Berlusconi gestisce una gran parte del patrimonio personale e della sua famiglia, e da questo stesso conto muove milioni di euro secondo traiettorie misteriose, e tuttavia interessanti per le procure di Milano e Palermo. In questa inchiesta, nata da un servizio di Report che ha generato grande scandalo, Paolo Mondani con l'aiuto di Paola Di Fraia segue per la prima volta, rivelando particolari assolutamente inediti, il flusso di denaro del nostro premier, in un viaggio che tra infinite società di comodo, prestanome di lusso, e pericolosi soci in affari, getta una luce inquietante sul modo in cui Berlusconi gestisce il proprio capitale lontano dagli occhi di tutti, anche da quelli delle autorità.
Un anno con le parole del Papa che ha segnato il nostro tempo e con le immagini della sua vita, dei suoi viaggi e dei capolavori dell'arte religiosa.
Con questo libro si offrono spunti per la riflessione individuale per ogni giorno dell'anno e per la conoscenza del Santo di Pietrelcina. La vita e il pensiero di Padre Pio rivivono in un volume, analogo a quello su Giovanni Paolo II, che accanto alle immagini ispirate ai suoi insegnamenti presenta anche fotografie della sua vita, della devozione popolare e dei suoi luoghi.
Il gioco è semplice: chi perde muore.
È l’Emiro il Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti, l’uomo spietato e inafferrabile che da anni elude le ricerche del Campus, l’agenzia di intelligence creata dall’ex presidente Jack Ryan. A capo di un’impenetrabile e capillare rete del terrore, l’Emiro si sta preparando a sferrare l’attacco definitivo all’Occidente. Mentre il presidente in carica, l’ambiguo e irresoluto Edward Kealty, non trova di meglio che temporeggiare con i governi amici dei terroristi, Jack Ryan decide che è giunto il momento di scendere di nuovo in campo, per affrontare l’emergenza planetaria e difendere il futuro degli Stati Uniti. Al suo fianco, una squadra d’eccezione: i fedelissimi ex membri dell’unità speciale Rainbow John Clark e Ding Chavez, i fratelli Caruso e soprattutto suo figlio Jack, deciso a seguire le leggendarie orme del padre. E mentre nelle grotte del Pakistan, tra i ghiacci svedesi e nei giacimenti petroliferi del Brasile si scatena una caccia all’uomo senza precedenti, il Male si annida indisturbato proprio nel cuore di un’America ancora ignara…
Tom Clancy, autore di bestseller mondiali come La grande fuga dell’Ottobre Rosso e Potere esecutivo, ritorna sulla scena del techno-thriller con un romanzo che per la prima volta riunisce i suoi personaggi più amati. E ci racconta di un futuro in cui i peggiori incubi dell’Occidente sono più veri della realtà.
“Guarda qui che cicatrice mi sono fatto. Me lo ricordo ancora.
Il profumo del pane. Mi piaceva da matti. Il problema era che piaceva anche a lui, al cane gigantesco che comincia a rincorrermi.
Ero soltanto un bambino.
Ho iniziato a correre quel giorno e non mi sono fermato più.
Io andavo avanti per quella strada di polvere, scalzo, con il sacchetto del pane in mano e le poche monete di resto.
L’ho seminato, ovvio, il disgraziato. Ma ho colpito in pieno un ferro che spuntava da non so dove.
Le strade di Nkon non sono mica perfette come il Camp Nou.
O San Siro.”
Se deve scegliere una sola immagine dal suo – primo – annus mirabilis con l’Inter, Samuel Eto’o pensa al re Juan Carlos, dopo la finale di Champions al Bernabeu, che gli dice una cosa semplice e bella: «Felicitazioni, hermano». In quel momento gli scorre davanti agli occhi tutta la sua vita, l’infanzia in Africa dove si trova a scegliere tra bicicletta e pallone, i rimproveri della madre che non voleva vederlo perder tempo a giocare, una Mercedes nera del Real che si addentra nel suo quartiere perché qualcuno deve chiedergli: “Vorresti fare un provino da noi?”. Eccolo allora atterrare a Madrid in calzoni corti e con un gran freddo e lì, subito, mettersi a correre come un nero per vivere come un bianco, collezionando completini del Real (e non usandoli praticamente mai). Il resto è storia del calcio, spagnolo, africano e italiano, una cavalcata elettrizzante, senza precedenti, macchiata solo qua e là da quei buuu razzisti di chi non capisce che hermano, fratello, è la parola giusta da usare con qualsiasi uomo, proprio come ha fatto il re.
Samuel Eto’o non è soltanto un calciatore fenomenale, oggi implacabile trascinatore del sogno nerazzurro. È anche l’esempio vivente della stupidità di ogni razzismo e un’icona dell’Africa che cresce in campo e fuori. Veloce di pensiero, non solo di gambe, sorprendente, profondo, spassoso, ammalierà tutti con I piedi in Italia, il cuore in Africa. Come quando è in campo.
“Conversazione con la morte”, “Interrogatorio a Maria” e “Factum est” sono opere di vera poesia teatrale, nelle quali Giovanni Testori, il più forte e provocatorio drammaturgo italiano del Novecento, fa i conti con il mistero della propria fede. Una poesia caratteristica e inconfondibile, in cui sofferenza umana e religiosità sono inseparabili, e lo sperimentalismo – non solo linguistico – dello scrittore si mostra ormai maturo. Nelle parole dette dialogando con la morte, o interrogando Maria, e nel balbettio potente della vita che preme per nascere, Testori concentra e in qualche modo rivisita tutta la sua vasta esperienza di artista e di uomo. E pone sotto spietata inchiesta la cultura oggi dominante, indagandola con la sua lucida visione, la sua sincerità. E con il senso drammatico della sua personale speranza.
Antonino Scopelliti fu assassinato in un attentato della 'ndrangheta il 9 agosto 1991. Prima che la linea stragista di Cosa Nostra si affermasse, fu il primo caso di attacco diretto alla magistratura da parte della criminalità organizzata. L'omicidio di Scopelliti, però, all'epoca non venne compreso appieno dallo Stato: la sua morte archiviata in fretta e i colpevoli, identificati in membri della 'ndrangheta che eseguivano un ordine di Totò Riina e Nitto Santapaola, tutti assolti in Cassazione dopo una lunga e dolorosa vicenda processuale. Anche il ricordo del primo magistrato vittima degli assalti mafiosi è stato quasi completamente cancellato. Rosanna Scopelliti - figlia “inesistente” per motivi di sicurezza, mai registrata all'anagrafe e trasportata in una valigia durante gli spostamenti del padre perché nessuno la vedesse - che all'epoca dell'attentato aveva otto anni, ricostruisce oggi, con l'aiuto di Aldo Pecora, una vicenda che rappresenta ancora una ferita aperta per la sua famiglia e l'Italia.