Cos’hanno in comune la regina Maria Antonietta, Vandana Shiva, Peter Sellers, Fabrizio De André, Virginia Woolf e George Harrison?
La risposta è nel libro che avete tra le mani: il racconto di una passione che si intreccia, inestricabile come un gelsomino rampicante, con amori letterari, pittorici e cinematografici, ricordi di viaggi, aneddoti di vita giardiniera e riflessioni sulle sfide e le frontiere della felicità sostenibile.
Serena Dandini ci conduce in una passeggiata sentimentale alla ricerca della bellezza che potrà salvarci, con un libro dedicato “a chi voleva cambiare il mondo e invece dopo un po’ si è accorto che è stato il mondo a cambiargli i connotati”.
Viaggiando tra parchi incantati e vivai sconosciuti, imbarcandoci sulle navi di cacciatori di piante d’altri tempi, sbirciando gli amori romantici per un raffinato musicista o per un carico di concime, scopriamo insieme con lei che non è mai troppo tardi per mettere dei fiori nei nostri cannoni e bombardare almeno il perimetro del balconcino di casa.
Perché, come recita un antico proverbio cinese, chi pianta un giardino semina la felicità.
SERENA DANDINI, dopo aver ideato e presentato programmi come La tv delle ragazze, Avanzi, Pippo Chennedy Show e L’ottavo nano, dal 2004 conduce su RaiTre il talk show Parla con me. Questo è il suo esordio letterario.
Palermo 1979. Sdraiato sull'asfalto, sotto un telo bianco che lascia intravedere lineamenti familiari, c'è un uomo che è morto per una colpa imperdonabile: ha parlato. Quell'uomo si chiama Mario Francese e per primo ha osato scrivere della trasformazione imprenditoriale di Cosa Nostra, degli interessi mafiosi intorno alla ricostruzione del Belice terremotato e alla realizzazione della diga di Garcia. Suo figlio Giuseppe quel giorno ha dodici anni. Sente sei colpi di pistola, scende in strada e vede il corpo del padre gettato nel parcheggio. A distanza di vent'anni ha cercato testimonianze, ha raccolto materiali, si è fatto giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E alla fine è riuscito a far condannare mezza Cupola: Bagarella, Riina, Provenzano, esecutore e mandanti della morte del primo cronista a fare il nome di Totò Riina su un giornale. Ma purtroppo anche per Giuseppe è in agguato un terribile epilogo. Come due fili intrecciati, le loro vite seguono una traiettoria simile, un percorso che condurrà entrambi a una morte prematura. Questo libro ricostruisce la vicenda che portò all'uccisione di Mario Francese, raccontando al contempo la storia di un padre e di un figlio e di un'intera famiglia - spezzata dalla violenza della mafia. E restituisce alla coscienza collettiva un patrimonio di onestà che il tempo non può e non deve cancellare.
"Nel 1987 quasi l'80 per cento degli italiani ha votato contro il nucleare. Più di vent'anni dopo, quando ancora stiamo pagando i costi e le conseguenze delle vecchie centrali, i dipendenti che manteniamo al Parlamento hanno deciso contro il nostro parere di tornare all'energia atomica. Eppure la tragedia di Fukushima dimostra da sola a quali catastrofi si va incontro, anche in Giappone: figurarsi in un Paese come il nostro a rischio sismico, ad alta densità di popolazione e ad ancora più alta densità di furbetti e speculatori. La passata stagione nucleare italiana avrebbe dovuto insegnarci qualcosa, dal costante malfunzionamento della centrale di Caorso al disastro sfiorato a Sessa Aurunca, fino al problema dei rifiuti tossici che stanno contaminando le falde del Piemonte. E invece no: politici e imprenditori vogliono riprovarci sulla nostra pelle - e così si improvvisano esperti e ci propinano le solite balle nucleari sulla sicurezza dei nuovi reattori (così nuovi che non potranno essere costruiti prima del 2030), sull'indipendenza dal petrolio (e la dipendenza dall'uranio dove la mettiamo?), sulla riduzione di emissioni di anidride carbonica (da compensare con scorie altamente radioattive che nessuno Stato sa come smaltire) e sul risparmio in bolletta (ma solo se lo smantellamento delle centrali e lo stoccaggio dei rifiuti diventano un onere extra a carico dei cittadini). Eppure una possibilità diversa esiste: il ricorso alle fonti alternative." (Beppe Grillo)
C’è un modo straordinariamente rotondo per definire un uomo di bassa statura e alta considerazione di sé: «salapùzio». Una parola poco, pochissimo usata, ma colorita e sonora; quattro semplici sillabe capaci di contenere la complessità di un tipo umano, di raccontarla in modo sincero e immediato, trasformando una realtà sgradevole in allegra catarsi canzonatoria. Aspre o scioglievoli, enigmatiche o lampanti, le parole hanno la capacità di dare voce a cose che altrimenti non vedremmo, creando un’idea dove prima non c’era, e ci consentono di far risuonare la realtà in modo nuovo, diverso. Le parole non solo sono interessanti, ma soprattutto sono piene di bellezza. Dimenticarle, sostituirle, semplificarle è un po’ come appiattire la nostra stessa percezione della realtà, rinunciando a sfumature e colori che raccontano e trasformano l’identità delle relazioni umane. Ogni tanto fa bene concedersi un momento di «risquitto», così come variare con una «rùzzola» o un «raperónzolo» i soliti turpiloqui può giovare al fegato e portare la bile a essere meno commossa. Queste parole esistono anche per aiutarci a vedere e a vivere meglio; tornare a usarle, tornare ad apprezzarle e ad amarle non significa solo salvaguardare un patrimonio linguistico, ma alimentare la ricchezza, e l’allegria, del nostro immaginario profondo.
SABRINA D’ALESSANDRO, creativa pubblicitaria e fondatrice dell’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite, da anni indaga le potenzialità espressive del linguaggio e coltiva una «collezione » di parole che rappresentano il filo conduttore della sua ricerca artistica e l’anima di questo libro.
“Che cosa avete di più caro” in ogni momento, in ogni circostanza? Nella risposta a questa domanda è la misura della personalità.
Ciò che abbiamo di più caro è il sesto volume della serie “L’Equipe”, in cui si riproducono le lezioni e i dialoghi di don Giussani con i responsabili degli universitari di Comunione e Liberazione negli anni 1988 e 1989. Il titolo riprende un brano de Il dialogo dell’Anticristo di Solov’ëv. In questione è la sostanza stessa del cristianesimo: l’affermazione che in Cristo “abita corporalmente la divinità, che Cristo è fisicamente presente alla nostra esistenza, è proprio il contenuto impressionante, l’eccezionalità del messaggio cristiano”. Cristo è una presenza drammatica, che incide, inquieta e provoca il presente, lo trasforma. È esattamente questo – e non un vago richiamo al cristianesimo – che la mentalità dominante non riesce a tollerare. Con il riconoscimento di questa presenza si introduce qualcosa di nuovo dentro il rapporto con chiunque e con qualsiasi cosa: una indomabile costruttività e una impensabile letizia invadono la storia.
Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la Facoltà Teologica di Venegono, nella quale insegna per alcuni anni. Dal 1954 lascia l’insegnamento in seminario per quello nelle scuole superiori. Dal 1964 al 1990 è docente d’Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica di Milano. Tra i suoi saggi più recenti: Il senso religioso (1997), All’origine della pretesa cristiana (2001), Perché la Chiesa (2003), Il rischio educativo (2005), Si può vivere così? (2007), Vivere intensamente il reale (2010). Dalla metà degli anni Cinquanta dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in quasi ottanta Paesi in tutto il mondo.
All’inizio degli anni Novanta Stato e mafia hanno condotto una trattativa di cui le indagini stanno finalmente svelando i contorni. Ma quali ne furono gli obiettivi? Chi i partecipanti? E, soprattutto, quale l’organizzazione? Ne hanno fatto parte gli esecutori materiali di intimidazioni e stragi; i boss mafiosi decisi a ricattare il governo; una politica collusa che tentava in vario modo di usare Cosa Nostra. E, in cima alla piramide, c’è stato un Quarto livello: quello di chi ha mosso fili nell’ombra, depistato indagini, inquinato prove, corrotto o ricattato. A dare inizio a tutto un elenco di nomi che Vito Ciancimino appuntò su una cartolina e spedì a se stesso nel 1990, scomparsa assieme al famoso “papello”. Ne restano una fotocopia e i racconti del figlio Massimo. Vi sono indicati personaggi di alto livello professionale e istituzionale che avrebbero agito, in maniera organica, al di fuori delle proprie funzioni. Maurizio Torrealta cerca per primo di fare luce su queste figure e ne ricostruisce le vicende, per capire se e a quale interesse superiore sarebbe stata sacrificata la società italiana, con azioni di cui solo ora si comincia a chiedere conto.
Maurizio Torrealta (Bologna 1950), giornalista, ha lavorato al Tg3 come conduttore e ha fondato la redazione inchieste di RaiNews24, di cui ora è caporedattore. Ha pubblicato: Ultimo. Il Capitano che arrestò Totò Riina (Feltrinelli 1995), L’esecuzione (Kaos 1999), con Giorgio e Luciana Alpi e Mariangela Grainer, e Il segreto delle tre pallottole (Edizioni Ambiente 2010), scritto con Emilio Del Giudice.
Un’infanzia privilegiata in un piccolo centro della Brianza, il collegio dalle suore, l’Accademia di Brera e la scoperta della trasgressione, lavori da modella fatti per gioco. E poi l’incontro con un famoso cantante, un figlio, i viaggi, la fine del grande amore. Dopo anni vissuti con il motore su di giri, con tanto spirito di avventura e un po’ di incoscienza, Rosaria si trova a trent’anni per la prima volta senza direzione. Sola, con un figlio da crescere, è diventata estranea al suo paesino natale, e forse anche a se stessa. Alla ricerca di qualcosa che ancora non ha nome, entra come volontaria nella comunità di fratel Ettore Boschini, che da più di dieci anni ha creato una rete di soccorso per alleviare le sofferenze degli ultimi: tossicodipendenti, malati di Aids, persone con disturbi mentali, disperati senza un tetto né un’identità. Arrivata con l’intenzione di restare qualche giorno, Rosaria diventa il braccio destro del fondatore: le notti passate per le strade di Milano, le raccolte di fondi, le battaglie contro l’indifferenza della gente, le trasferte a Roma o in una Sarajevo dilaniata dalle bombe cementano tra lei e il burbero frate un rapporto complicato e vitale. E anni dopo, quando tutto sembra finito, Rosaria apre una busta e ci trova dentro il diario spirituale di Ettore, uno scrigno di riflessioni, preghiere, gioie e umanissime paure. Oggi, a distanza di diciassette anni da quel dono “troppo grande”, Rosaria racconta con stile fresco e coinvolgente l’avventura della sua vita e il percorso di fede e di testimonianza a fianco di fratel Ettore, il cui processo di beatificazione è stato avviato dalla Chiesa nel 2009, a soli cinque anni dalla morte. E intreccia alla sua storia le parole del diario, l’insegnamento attualissimo di un uomo che ha fatto della carità una ragione di vita.
“Vi ho detto tutto quello che Dio vuole da noi attraverso la Madonna e voi potete dire ‘Io credo’ o ‘Non credo’ davanti alle apparizioni di Medjugorje.” È il 24 giugno 1981, quando per la prima volta una figura femminile che porta in braccio un bambino appare a sei ragazzi tra i 10 e i 16 anni. In seguito, l’apparizione dice di essere la beata vergine Maria e si presenta con il titolo di Regina della pace. Da allora, decine di milioni di pellegrini di tutto il mondo hanno raggiunto quello sperduto paesino in Bosnia-Erzegovina, convinti dalle rivelazioni dei veggenti a ritrovare l’essenza della fede cristiana. E se fino a pochi anni fa la Chiesa era rimasta prudente, recentemente è stata creata una commissione vaticana per mettere un punto fermo sulla vicenda. Sono molti infatti i vescovi in tutto il mondo ad essere convinti della realtà sovrannaturale del fenomeno. Trent’anni dopo, Saverio Gaeta torna alle origini di questo avvenimento, recuperando fra l’altro i rari testi dei primi interrogatori dei veggenti per ricostruire nella maniera più approfondita possibile il primo mese di apparizioni e tutto ciò che riguarda i segreti e le profezie di Medjugorje. Attraverso l’analisi dell’intera documentazione disponibile, senza trascurare dubbi e interrogativi, L’ultima profezia ci spiega perché le apparizioni di Medjugorje sono l’evento più clamoroso del cristianesimo dopo la risurrezione di Gesù. E, soprattutto, ci invita a guardare dentro di noi e a seguire l’esempio di Maria con la preghiera e l’azione.
Tra il 2000 e il 2003 il cardinale Tarcisio Bertone raccolse, per volontà di papa Wojtyla, la testimonianza definitiva di suor Lucia, l’ultima dei tre pastorelli di Fatima. Da quegli incontri emerge l’evento prodigioso che segnò l’intero Novecento: le profezie sulla Seconda guerra mondiale, le deviazioni della Russia diventata atea e comunista, il lungo enigma del “Terzo Segreto”, ufficialmente svelato da Giovanni Paolo II nel 2000. Attraverso una rigorosa ricognizione dei documenti che riporta, tra gli altri, le pagine autografe di suor Lucia e l’interpretazione teologica dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Ratzinger, Tarcisio Bertone mette in luce la rilevanza di un messaggio che è fra i più “politici e profetici” del XX secolo e tocca il destino dell’intera umanità. Un messaggio che non ha perso la sua efficacia e ancora oggi continua a essere una provocazione spirituale per un Occidente in bilico tra relativismo e indifferenza, tentato di vivere come “se Dio non esistesse”, materia incandescente di riflessione e invito personale alla conversione, alla penitenza, alla preghiera.
Tarcisio Bertone è stato Rettore Magnifico dell’Università Pontificia Salesiana. Nel 1991 è nominato arcivescovo metropolita di Vercelli, nel 1995 Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 2002 arcivescovo metropolita di Genova; il 21 ottobre dello stesso anno papa Giovanni Paolo II lo crea cardinale. Dal 15 settembre 2006 è Segretario di Stato e dal 2007 Camerlengo di Santa Romana Chiesa.
Giuseppe De Carli, vaticanista del Tg1, ha seguito per diciotto anni il pontificato di Giovanni Paolo II e ora di papa Benedetto XVI. Dal 2003 è responsabile di Rai-Vaticano. I suoi ultimi libri sono Fare la verità nella carità. Da Joseph Ratzinger a Benedetto XVI (Ares 2005) e Benedictus. Servus servorum Dei (Velar/Rai Eri 2008). È stato l’ideatore della più lunga non-stop nella storia della tv mondiale: La Bibbia giorno e notte.
Dalla Carboneria alla spia Litvinenko, dal cadmio di Van Gogh ai pavimenti della Casa Bianca, dal cloro in tavola a quello sui campi di battaglia:
GLI ELEMENTI CHIMICI SONO TUTTO INTORNO A NOI.
E CI RACCONTANO I LORO SEGRETI.
Favole periodiche è ricco di aneddoti imprevedibili e stravaganti. Un vero spasso da leggere.
– “Financial Times”
Forse il piombo può predire il futuro, ma di sicuro sarà lo zinco ad accompagnarci nell’ultimo viaggio. Gli antichi coniarono l’espressione “età dell’oro”, ma su ben altre sostanze furono costruite le fortune dei grandi imperi: Roma si arricchì col bronzo e l’Inghilterra della regina Vittoria si espanse su tutti i mari grazie al ferro e al carbone.
Lo scienziato Haber incoraggiò l’uso massiccio del cloro come arma durante la Prima guerra mondiale sostenendo che non era letale, ma morirono centinaia di migliaia di soldati. Attraverso questi e molti altri aneddoti, il chimico Hugh Aldersey-Williams rilegge la tavola periodica come un grande racconto di cui sono protagonisti gli elementi, la loro storia e le loro curiosità. Che siano di moda come il silicio dei microchip o poco considerati come l’antimonio, che siano nobili o decaduti, tutti sono diventati parte della nostra storia culturale, dando forma e sostanza ad arte, miti, letteratura, musica, architettura, economia. Incontreremo il ferro sceso dal cielo sotto forma di meteoriti, l’oro dei Nibelunghi, il coraggioso soldatino di stagno di Andersen, le luci al neon di Las Vegas, l’arsenico e il tallio degli avvelenatori nei romanzi gialli, l’argento virginale e lo zolfo demoniaco.
Se Hugh Aldersey-Williams è divenuto un vero esperto della tavola di Mendeleev lo deve a una passione per la chimica coltivata fin da ragazzino. Ed è con lo stesso spirito di scoperta che in questo libro curioso, colto e divertente accompagna il lettore tra racconti ed esperimenti alla scoperta dei segreti degli elementi. Rendendo omaggio alle umili tessere che, spesso a nostra insaputa, decretano vita, morte e fortuna di ognuno di noi.
HUGH ALDERSEY WILLIAMS, un chimico dagli spiccati interessi artistici e letterari, ha collaborato per cinque anni con “The New Statesman” come critico di design e scrive con regolarità sull’“Independent”, il “Guardian” e “New Scientist”. Fra gli ultimi suoi libri pubblicati in lingua inglese, ricordiamo Panicology, Findings e The Most Beautiful Molecule.
Colpevole o vittima? Una controversa, indimenticabile figura di donna nell’atteso romanzo di uno dei maggiori scrittori italiani.
Un uomo e una donna si amano: oggi. Sono clandestini, ma presto sentono che la loro non è più una relazione fondata solo sull’attrazione fi sica e sulla passione. Giovanni vorrebbe Eva tutta per sé. Eva capisce di non poter più mentire al marito Fabrizio. E prende una decisione coraggiosa: lo lascia. Fabrizio, però, non si arrende. E, come accade allorché l’amore precipita nella prigione del puro possesso, la vicenda si fa aspra. Eva, quindi, dapprima resiste, smaschera l’egoismo del marito che la perseguita, e vive mesi di una smemorata, possibile felicità. Poi, di fronte a un imperativo più grande, cede: Fabrizio, infatti, si è ammalato e lei decide di tornare sui suoi passi. Tuttavia, questo sacrifi cio, che rende così umana la sua fi gura e al quale stavolta è Giovanni a non rassegnarsi, sarà inutile. Perché il destino è imprevedibile, sconvolge ogni piano. Eppure, quando tutti i protagonisti sembrano sul punto di perdere, o di perdersi, le loro vite sapranno ricomporsi in un disegno imprevedibile di redenzione.
GIORGIO MONTEFOSCHI (1946) è autore di quindici romanzi. Tra i suoi libri ricordiamo: La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), L’idea di perderti (2006) e Le due ragazze con gli occhi verdi (2010).
"La cucina l'ho vissuta da sempre. L'ho respirata, amata, abitata per tutti gli anni della mia infanzia..." e così, fin dalla tenera età di sei anni, Anna Moroni è a suo agio ai fornelli, dove prepara le ricette umbre che le insegna la "zia adottiva" Costantina, ma anche tra i banchi del mercato Trionfale di Roma, dove la mamma la manda a fare la spesa. Anna racconta una storia ricchissima di incontri con grandi chef e di ricette apprese dalle persone più comuni, dove è sempre presente la sua "benzina": l'amore per la famiglia. Nella sua cucina si ritrovano i sapori della tradizione e ingredienti genuini. Prendendo spunto dalle ricette regionali, Anna ha creato i piatti raccolti in questo libro illustrato, affinché tutti possano condividerli con le persone care, come fa lei ogni giorno. Oltre alle basi dell'arte culinaria, spiegate passo per passo, e ai suoi consigli, il libro offre delle "chicche" speciali: dai "classici di Anna" - come i Supplì alla romana o le Dita degli Apostoli ai piatti preferiti dai suoi nipoti, tra cui la Pavlova dolce della Nuova Zelanda e le Focaccine fiore. Il tutto condito con tantissimo entusiasmo, ingrediente che Anna Moroni regala ai suoi lettori