Sei una mamma in carriera? Di sicuro stai trascurando i tuoi doveri domestici. Se però rimani a casa, sei una presenza ingombrante e opprimente per i tuoi figli. Imponi loro regole e divieti severi? Cresceranno timidi e insicuri. Ma se non sai dirgli di no, a tredici anni spacceranno nel parchetto dietro casa. Insomma, qualsiasi scelta tu faccia, sei una cattiva mamma, destinata a fare i conti con il senso di inadeguatezza causato dal confronto con modelli inarrivabili: perché diciamolo, le supermamme, quelle che “I bimbi sono meravigliosi, la tata è un angelo e al lavoro mi danno molta fiducia” nella realtà non esistono.
Lo sa bene Ayelet Waldman, che, stanca dei sensi di colpa e delle ipocrisie, ha trovato il coraggio di chiedersi pubblicamente cosa vuol dire oggi essere madre, giungendo ad affermare sulle colonne del “New York Times” di amare il marito più dei propri figli. La pattuglia Anti-Cattiva Madre si è mobilitata all’istante, gettando la scrittrice sulla graticola dei blog e dei giornali.
Sono una cattiva mamma è la sua risposta provocatoria e spiazzante a tutte le accuse che le sono piovute addosso. Un libro spassoso e sincero sulle difficoltà e le mille contraddizioni che scandiscono le giornate di ogni madre. Perché l’unica cosa di cui i nostri figli hanno davvero bisogno è una mamma meravigliosamente imperfetta.
Ayelet Waldman (1964) è autrice di saggi e romanzi di successo. Il suo ultimo, controverso libro è Bad Mother, uscito negli Stati Uniti nel 2009. Vive a Berkeley col marito, lo scrittore Michael Chabon, e i loro quattro figli.
Sopra al sangue di mio padre è possibile costruire qualcosa di positivo.” È questa la convinzione di Sonia, figlia di Beppe Alfano, il giornalista scomodo ucciso dalla mafia a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993. Eliminato perché aveva le prove delle attività criminali di una provincia siciliana, quella messinese, da sempre considerata quella in cui “la mafia non esiste”: tre giorni prima di morire, Alfano aveva invece consegnato alle autorità una lunga e documentata descrizione delle sue scoperte, tra cui il probabile rifugio del boss latitante Nitto Santapaola, a pochi passi da casa sua. Ma quella busta è sparita per sempre, assieme al computer, ai raccoglitori e ai taccuini con il lavoro di anni, sequestrati la notte stessa dell’omicidio e mai più restituiti. Oggi Sonia, che ha affiancato il padre nelle inchieste e vissuto accanto a lui il crescendo di minacce sempre più esplicite fino al tragico epilogo, ricostruisce quei giorni e gli anni che seguirono: l’ostracismo dei concittadini, le difficoltà finanziarie, l’angoscia di quattro processi celebrati senza giungere a una verità definitiva. Nonostante molti le abbiano consigliato “amichevolmente” di dimenticare, Sonia si è impegnata con determinazione nella lotta alla malavita organizzata, ed eletta nel 2009 al Parlamento europeo continua anche da lì la sua battaglia per denunciare una piaga che non è più soltanto italiana. Dalla stagione delle stragi fino a oggi, questo libro racconta la storia di una donna che ha avuto il coraggio di vivere una tragedia personale innanzitutto come responsabilità civile. La scelta di una fi glia che non ha mai smesso di esigere giustizia, in nome di quel patrimonio morale che il padre le ha lasciato in dono e che amavano riassumere con una massima di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”.
SONIA ALFANO (Messina 1971), funzionario del Dipartimento Protezione civile Regione Sicilia, ex sindacalista ALBA, è presidente dell’Associazione nazionale familiari delle vittime di mafia e nel 2009 è stata eletta deputata al Parlamento europeo.
Chi non è mai inciampato in un false friend o impazzito per la pronuncia di un dittongo? Chi non ha mai maledetto la S del genitivo sassone? Chi non avrebbe preferito un appuntamento dal dentista alla prova di listening comprehension? A vostro figlio potreste risparmiare questi traumi e qualche brutto voto, perché l’inglese non deve per forza essere una tortura. English is fun, e impararlo può essere facile. Basta iniziare nei tempi e nei modi giusti, sfruttando per la seconda lingua le stesse strutture mentali e cognitive che ci permettono di parlare la nostra lingua madre fin da piccoli. I bambini infatti sono predisposti per l’apprendimento, percepiscono suoni che gli adulti non distinguono, non confondono le impostazioni sintattiche, non hanno paura di fare gaffe e soprattutto possono ricavare le regole semplicemente ascoltando i parlanti, senza studiare e ripetere a memoria. L’importante è che siano esposti alla lingua dall’infanzia, quando la loro sensibilità è maggiore, e con i metodi più efficaci, evitando di cadere nei molti tranelli dell’insegnamento fai-da-te. Adriana Cantisani, ideatrice di un metodo di insegnamento dell’inglese specifico per bambini e popolarissima protagonista di S.O.S. Tata, svela trucchi e segreti per genitori e maestri: quando cominciare, qual è il miglior approccio, come rendere la grammatica naturale, come scegliere un corso, quali errori comuni vanno assolutamente evitati (per esempio leggere storielle in inglese al bambino). E sfata alcuni falsi miti, dall’importanza dei compiti all’efficacia delle lezioni individuali, dalla necessità di un insegnante madrelingua all’utilità di vedere film in lingua originale. Tra consigli ed esperienze personali, un prezioso concentrato di idee a “prova di tata” per crescere un perfetto poliglotta.
ADRIANA CANTISANI è cresciuta in un contesto multilingue da una famiglia poliglotta, si occupa di bambini da quando era giovanissima, ha ideato i metodi English is Fun! e Fun Tales apposta per insegnare l’inglese da 1 a 8 anni, fa la tata in tv, conduce il format televisivo English for Me, collabora con diverse aziende specializzate in prodotti per l’infanzia, si è trasferita per amore in Italia e spesso scarrozza in giro i suoi due figli, che come lei parlano correntemente tre lingue. Tra una risposta e l’altra alle mamme che le chiedono consiglio su Facebook, ha appena trovato il tempo di scrivere il suo primo libro.
“Ha il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello, e sul candido gilet un papillon di seta blu”: con queste parole in Vecchio frac, una delle sue canzoni più famose, Domenico Modugno nel 1955 ricorderà con commozione, un anno dopo la scomparsa, il leggendario principe siciliano Raimondo Lanza di Trabia. Misterioso tombeur de femmes, personaggio fascinoso e brillante, doppiogiochista imprevedibile, il principe e la sua fulminea vicenda si perdono sfuggenti tra le pieghe reali e fantastiche della storia del Novecento italiano, e non solo. Ma il suo alone mitico non accenna a dissolversi.
È possibile che un uomo solo sia stato fidanzato di Susanna Agnelli, amante di Joan Crawford, amico forse più che intimo di Edda Ciano e Rita Hayworth, a lungo frequentatore di Gianni Agnelli, Ranieri di Monaco, Aristotele Onassis e dello scià Reza Pahlavi, ma anche presidente del Palermo Calcio e inventore del calciomercato, corridore automobilistico e protagonista del rilancio della Targa Florio, spia fascista durante la guerra civile spagnola e mediatore con i partigiani nella Roma “città aperta” del ’43?
Marcello Sorgi, con l’accuratezza e il gusto per la narrazione che lo contraddistinguono, ci restituisce il ritratto eccentrico dell’ultimo, grandioso Gattopardo, in bilico tra stravaganze dannunziane e debolezze brancatiane, le suggestioni della fine di una grande dinastia e di un castello che era la sua reggia, le imprese indimenticabili della “vita breve e avventurosa di un dandy, atteso all’incrocio di tutti i grandi eventi del suo tempo”.
Tra fascismo, guerra di Spagna, Resistenza e grandi amori:
le avventurose imprese di un Gattopardo in lotta con il suo tempo.
PER TRENT’ANNI, dal 1980 al 2010, l’immagine che ci siamo creati attraverso i media è passata soprattutto tramite la televisione: in tutto il mondo – e in modo particolare in Italia – la tv commerciale è stata la regina del circo mediatico, condannando ognuno di noi a una fruizione sempre più solitaria e imponendo i propri modelli a giornali, libri, cinema e teatro. Oggi, quel sistema sembra non funzionare più: nascono bisogni nuovi, si affermano valori diversi e cresce il desiderio di forme di socializzazione alternative. Spetta ai nuovi media accompagnare e costruire il cambiamento, quello italiano come quello globale.
Ma in che modo?
In questo saggio affascinante Luca De Biase affronta temi che coinvolgono da vicino la nostra quotidianità e il nostro avvenire.
Con chiarezza e competenza illumina i meccanismi della comunicazione contemporanea e delinea i contorni di quella futura, per capire come la trasformazione del pubblico da spettatore a creatore – quasi da governato a governante – possa rivoluzionare non solo l’universo mediatico, ma la nostra stessa vita.
Luca De Biase è caporedattore di “Nòva24 – Il Sole 24 Ore”, e un blogger molto seguito. Tiene il corso avanzato di Giornalismo all’Università Iulm di Milano ed è presidente della Fondazione Ahref, per la qualità dell’informazione nei media sociali.
“Verso la fede cieca, e verso l’amore cieco, ho nutrito e nutro sospetti fin dai tempi in cui studiavo a Roma.” Questa diffidenza nei confronti di ogni assolutismo ha sempre guidato Hans Küng, il più critico tra i teologi cattolici, il rivoluzionario che ha detto sì alla pillola e no all’infallibilità papale. È possibile oggi, si chiede, credere in una religione? Oppure la complessità del mondo contemporaneo ci spinge sempre più verso un’etica globale, condivisa e condivisibile da tutti? Per illustrare le sue risposte a queste domande universali, Hans Küng ripercorre i momenti fondamentali della propria esistenza. Dai dubbi del periodo universitario ai dissidi con le gerarchie ecclesiastiche negli anni Settanta, dall’impegno volto a favorire il dialogo interconfessionale al conferimento nel 2008 della medaglia d’oro Otto Hahn per la pace, le tappe di questo itinerario esemplare toccano alcuni tra i temi caldi della nostra epoca: il multiculturalismo, la natura contraddittoria della libertà, la delicata relazione tra morale e ricerca scientifica, la necessità di superare i limiti angusti dell’intolleranza religiosa. Questo libro racconta l’avventura affascinante di una ricerca personale instancabile e coraggiosa. Scagliandosi contro il nichilismo di troppi pensatori moderni, Küng accompagna il lettore in una straordinaria ascesa spirituale, alla ricerca di una nuova prospettiva fondata sull’amore, la consapevolezza di sé e il rispetto del diverso. Un autentico inno alla gioia capace di rivolgersi a tutti, anche a chi non crede: perché sia il valore dell’uomo, e non il dogma, a guidare finalmente la nostra storia.
HANS KÜNG (1928) è un sacerdote, teologo e filosofo svizzero. Ha partecipato come esperto al Concilio Vaticano II. Nel 1979 la Congregazione per la dottrina della fede gli ha revocato l’autorizzazione a insegnare la teologia cattolica. Con Rizzoli ha pubblicato tra gli altri Ebraismo (1993), Cristianesimo (1997), Islam (2005), tutti presenti in BUR, e Ciò che credo (2010).
Il Risorgimento ha visto, con la nascita dello Stato italiano, l'abbandono forzato del potere temporale da parte del papato: il Vaticano, di fatto parte di Roma e dell'Italia, è diventato un fazzoletto di terra indipendente. Questa svolta ha segnato il ruolo peculiare dei cattolici nella nostra storia politica, inaugurando un rapporto controverso, discusso e spesso travagliato. Un legame che dura ancora oggi, e i cui delicati equilibri hanno dato adito a interpretazioni fortemente divergenti. Tornielli, in questo saggio, propone la ricostruzione equilibrata e obiettiva della lunga convivenza: il ruolo di Pio IX durante il Risorgimento, la nascita del Partito Popolare, il rapporto tra Chiesa e fascismo, gli anni della DC, fino al ruolo dei cattolici nel panorama odierno. Un profilo libero da estremismi che, riconoscendo le luci e le ombre di questa difficile relazione, ci aiuta a comprendere il nostro passato e immaginare il nostro futuro.
Non prendete decisioni importanti quando siete arrabbiati.
Non fate promesse quando siete felici.
Occhio alle carte revolving revolver: se le conosci le eviti. E se le eviti, non fai la figura del pistola.
Attenzione ai discount: se l’etichetta dell’acqua gassata è in cirillico, forse non la passerete liscia...
"Multinazionali della crema snellente, magnati delle merendine e dei fiocchi di cereali, banche e istituzioni finanziarie, grandi catene della distribuzione, nani e giganti dell’auto, ambulanti e telepiazziste del manubrio che promette tartarughe al posto di panze molli…” tutti vogliono solo spingerci a comprare i loro prodotti. Ci convincono (di solito in fretta) seducendoci con le parole, intrappolandoci con le emozioni, contando sulla nostra distrazione e disattenzione.
Questo libro insegna a scoprire tutti i trucchi che ci irretiscono la mente, ci spalancano i portafogli e ci svuotano i conti in banca. Dopo averlo letto, saremo in grado di costruirci un bel paio di indistruttibili mutande di ghisa, che ci proteggeranno dai furbi, dalle fregature e dalle trappole in cui cade il nostro cervello.
Marco Fratini, giornalista, ha lavorato al “Giorno”, al Tg3 Rai, all’ApCom e alla tv del “Sole 24 Ore”. Ora è caporedattore a La7.
Lorenzo Marconi è un analista finanziario specializzato nella consulenza per clientela istituzionale e grandi patrimoni familiari.
Terronismo s. m. 1. Modo in cui il Nord guarda il Sud e lo giudica. 2. Esasperato orgoglio dei terroni stessi, interpretato per es. da Don Fabrizio ne Il Gattopardo quando, alludendo alle camicie rosse di Garibaldi, sentenzia con il compiacimento del poliglotta: “They are coming to teach us good manners, but won’t succeed, because we are gods” (“Vengono per insegnarci le buone creanze, ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi”). – N.B. Il termine, utilizzabile sull’intero territorio nazionale, è attribuibile sia alla vittima, il terrone, sia al carnefice, che così chiama i meridionali.
ʺIo, la duosicilianità, ce l’ho nel sangue. Sono nato a Napoli, ex capitale del Regno delle Due Sicilie, e ho vissuto per anni in un angolo di Sicilia agrigentina, in una casa che odorava di zucchero a velo e di lino bagnato. Pur avendola nel sangue, spero che la duosicilianità non mi vada alla testa, che resti lì dov’è, buona buona, senza invadermi.”
Che cosa intende con queste parole Marco Demarco, giornalista e studioso che da sempre scava alle radici dei pregiudizi antimeridionali?
L’Unità d’Italia non è mai stata tanto controversa quanto oggi, tutti impegnati come siamo a festeggiarne i 150 anni. Alla più che ventennale Lega Nord è venuto in tempi recenti ad affiancarsi da sud il revisionismo neoborbonico, il cui sostenitore più famoso è Pino Aprile, autore del bestseller Terroni. Secondo Demarco, le espressioni estreme di questi due fenomeni, il turboleghismo e l’ultrasudismo – che stanno gravemente minando la percezione che gli italiani hanno del proprio Paese –, sono sì antitetiche, ma nella sostanza identiche, perché entrambe separatiste, rivendicative e condite con un pizzico (più o meno abbondante) di razzismo. Per definirle con un termine unico, l’autore ha coniato una parola nuova: “terronismo” (cfr. definizione in quarta di copertina).
Rievocando storie passate e recentissime, raccontandoci personaggi sorprendenti e misconosciuti come Caccioppoli ‘o professore, recuperando pagine curiose dalla letteratura di tutti i tempi – da un Dante che suggerì a Giotto di raffigurare i napoletani in forme di asini a un Camilleri forse troppo entusiasta dei telai di Sicilia (e quelli di Biella?) –, in questo saggio acuto e provocatorio Demarco ricostruisce la storia dei pregiudizi che ci stanno sovrastando e lancia un appello accorato, nella convinzione che l’Unità d’Italia abbia fatto del bene a tutti, e soprattutto possa continuare a farne in futuro. Alimentare odio per stereotipi, rinchiudersi in un ottuso orgoglio nordista o sudista non potranno mai giovare a nessuno.
MARCO DEMARCO, giornalista, dirige il “Corriere del Mezzogiorno” che ha fondato nel 1997 insieme con Paolo Mieli. Per oltre vent’anni ha lavorato a “L’Unità”. Nel 2004 ha creato l’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità che ha avuto tra i suoi collaboratori Roberto Saviano. Ha pubblicato L’altra metà della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino (Guida, 2007) e Bassa Italia. L’antimeridionalismo della sinistra meridionale (Guida, 2009).
Per Rizzoli è stato coautore di Non sarò Clemente di Clemente Mastella (2009) e di La versione di K di Francesco Cossiga (2009).
Perché di te mi fido come non mi sono mai fidato di nessuno. Perché dove ci sei tu c’è spazio anche per me. Perché sei calda, luminosa, nuova. Perché sei forte. Mi fai stare bene perché ho voglia di abbracciarti, sempre. Anche adesso.
EMANUELE FILIBERTO è nato a Ginevra nel 1972. Dal 2003 è potuto rientrare in Italia ed è divenuto un volto noto per il grande pubblico. Ha pubblicato Sognando l’Italia (1998), C’era una volta un principe (2009) e Maledetti Savoia, Benedetti Savoia (con Lorenzo Del Boca, 2010). Questo è il suo primo romanzo.
Nelle pagine della letteratura gialla si nasconde un eroe insospettabile e sfuggente: il detective bibliofilo. Esordisce nelle vesti di un raffi nato gentiluomo britannico con l’hobby delle indagini, diventa un elegante borghese americano che bada al sodo, assume le sembianze di investigatori privati al verde ma animati da nobilissimi ideali, si fa libraio a Parigi e cacciatore prezzolato di preziosi volumi in giro per l’Europa, riluttante e coltissimo inquisitore francescano, commissario di pubblica sicurezza votato ai libri per amore e infine ladro per passione e antiquario per copertura. Perché una figura non molto diffusa nella realtà infesta l’immaginario noir?
MARIO BAUDINO (1952), giornalista della “Stampa”, ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali ricordiamo Voci di guerra (Ponte alle Grazie 2001), Il mito che uccide (Longanesi 2004), Per amore o per ridere (Guanda 2008) e Il gran rifiuto (Longanesi 1991, ripreso da Passigli nel 2009).
DAL TOUR SOLD OUT CHE HA FATTO IL GIRO DEI TEATRI ITALIANI, LO SPETTACOLO CHE HA CONQUISTATO IL PUBBLICO E DEMOLITO LA POLITICA. SE IN UN MESE NON PRENDO DENUNCE I MIEI AVVOCATI MI CHIAMANO: “GRILLO, CHE CAZZO STAI FACENDO?”.
Cacciato dalla televisione e ignorato dai giornali, Beppe Grillo è tornato ancora in teatro, e lo ha fatto senza risparmiare nessuno. In questo sferzante monologo condensa i temi caldi del suo blog e dà voce alle notizie che non trovano spazio sui nostri giornali: i rischi del nucleare, l’inquinamento e i dossier sepolti dalle giunte, gli accordi tra finanza, politica e mafia. E l’unica speranza che ci è rimasta: la democrazia dal basso del Movimento 5 Stelle. Un concentrato di satira impietosa che descrive lo sfascio del nostro Paese e lancia un appello ai cittadini perché indossino l’elmetto e si gettino nella mischia: riprendiamoci l’Italia prima che sia troppo tardi.