"Quanto sono grandi le tue opere, o Signore, quanto infinitamente profondi i tuoi pensieri" (Slm XCII, 6). Le parole di questo Salmo bene illustrano l'apprezzamento profondo, da parte del pensiero dell'ebraismo, del creato e della natura, esaltando la positività intrinseca della dimensione concreta e materiale di questo mondo fisico. Tale prospettiva "materiale" inoltre è, al contempo, profondamente intrisa di spiritualità. La natura, cioè, rende testimonianza della grandezza e della sapienza del Creatore, esaltandole. Esistono conciliazioni possibili tra scienza e tradizione religiosa? Eventualmente, cosa è possibile recepire delle acquisizioni scientifiche in seno alla riflessione religiosa ebraica? Non sono esistite né tuttora esistono risposte univoche; tuttavia un confronto, ricercato positivamente o ineluttabilmente subito, non ha mai cessato di essere e di prosperare in seno alle varie stagioni del pensiero di Israele, alimentandolo. Tra Qabbalah, riflessione teologica razionale, spinozismo e Halakhah (la normativa religiosa), un maestro contemporaneo dell'ebraismo ci restituisce una visione di insieme inedita e ricca di spunti.
Il volume va alla ricerca dell'origine della spiritualità chiaravallense, che ha lasciato un'impronta profonda e incancellabile nella vita della Chiesa, nella sua sensibilità e nei suoi gusti, nelle sue lettere e nella sua arte. Al principio troviamo la Sacra Scrittura, che offre a Bernardo di Clairvaux i principi e le risorse del suo pensiero, della sua predicazione e, prim'ancora, della sua esperienza. E, infatti, la dottrina dell'"ultimo dei Padri", proviene dall'intimo e inesausto contatto personale con la Parola di Dio, ritrovata nel corso e ricorso della Liturgia. Egli è "Dottore mellifluo", poiché dalla "spremitura" di tale Parola si distilla e fluisce il sapere del quale viene alimentata senza sosta la Chiesa. Non mancano certo in lui la considerazione e la stima dell'aspetto intellettivo del mistero di Cristo, a cui è ininterrottamente volto il suo sguardo appassionato; ma egli mira a comprendere per amare, a illuminare per ardere, preoccupato a che la "filosofia" e la dialettica incontinente non stemperino il mistero e quindi disciolgano la cristologia. Ed esattamente nei confini della cristologia egli trova l'antropologia, in intima connessione e implicazione. La sua teologia la sua immagine di Dio - sale e si dispiega nella realtà della vita, della morte e della risurrezione di Cristo, il quale può essere definito l'epifania di Dio e la parabola dell'uomo.
La riflessione di san Tommaso si è più volte e a lungo soffermata sui misteri di Gesù. Non solo egli ha messo in luce rigorosamente le componenti "astratte" o "strutturali" della persona di Cristo, ma ha volto la sua attenzione analitica e appassionata - ciò che avverrà sempre meno in seguito - alle sue azioni, alla sua "storia", dalla concezione alla esaltazione, elaborandone una ricca e avvincente teologia. Ogni gesto del Signore è ricercato e accostato con l'esegesi letterale e con le risorse dell'esegesi "spirituale", così da poterne riscoprire il senso, la "logica", il valore, o come dice Tommaso stesso, la "convenienza". Questa trattazione dei misteri di Gesù riceve la sua forma più compiuta e matura nelle questioni 27-59 della Tertia Pars della Summa Theologiae, ma essa si ritrova anche in diverse altre opere dell'Angelico, che precedono o anche accompagnano la composizione della Summa. Oggi è sentita come urgente e indispensabile una cristologia "concreta": il Dottore Angelico ne ha offerto un metodo e un modello ancora esemplari. Del resto, la figura di Gesù ha rappresentato l'oggetto più appassionato di tutta la ricerca dell'Angelico, tanto da poter dire, al termine della sua vita, di non aver predicato e studiato altro che Gesù Cristo.
Quali sono i fondamenti dell'icona orientale? Quali affascinanti teologia e storia si celano dietro le immagini bizantine e ortodosse che da decenni seducono l'Occidente cattolico? L'autrice ricostruisce la complessa evoluzione della raffigurazione di Cristo e del sacro, motivando il passaggio da un cristianesimo inizialmente aniconico all'interpretazione dell'Oriente cristiano in cui addirittura le immagini religiose furono investite nel secondo concilio di Nicea da un'aura teologica e rivelativa che cambiò radicalmente il corso della storia dell'arte cristiana e allontanò definitivamente il mondo latino da quello bizantino. Nell'intreccio fra storia, teologia e arte, in un'indagine che si muove con attenzione tra la sponda bizantina e quella latina del cristianesimo, si mettono in luce le radici teologiche dell'arte sacra, esplorando un dibattito ingiustamente sottovalutato.
"Pensavo che, se le stelle nascevano dalla polvere, forse presto anche noi saremmo usciti da tutta quella polvere". Sami ha una grande passione: il cielo stellato. Nulla potrà mai spezzare il suo legame con i pianeti, le nebulose e la polvere di stelle. Nemmeno la guerra. Nemmeno le bombe. Età di lettura: da 6 anni.
André Grabar ci offre con quest'opera, che è stata senza dubbio la prima del suo genere e per molti versi è rimasta insuperata, una veduta d'insieme di un millennio di arte cristiana, dal III al XIII secolo. L'accento vi è spostato dalla considerazione delle forme e delle tecniche artistiche all'indagine del contenuto intellettuale e del valore semiotico delle immagini, attraverso la cui analisi viene rintracciata e ricostruita l'interpretazione dei soggetti cristiani in epoche e zone geografiche differenti. L'autore smonta il meccanismo della creazione e stana, nel momento stesso della loro genesi, temi iconografici di lunghissima durata. Una ricca erudizione, associata alla capacità di servirsi con rigore di fonti eterogenee (dalle credenze popolari alle arti minori, al magistero ecclesiastico, alle speculazioni degli ambienti colti), fa di questo libro - organizzato come un dittico di cui antichità e medioevo costituiscono i pannelli - un testo di lettura assai piacevole, in grado di illuminare la storia dell'arte come anche la storia del cristianesimo.
Si è parlato della "fine dei contadini", ma essi sono sempre presenti e ancora oggi rappresentano la metà dell'umanità. Questo libro rivisita la storia delle classi contadine e mostra come esse hanno saputo preservare, in tutto il mondo, valori di solidarietà e di equilibrio ecologico nonostante le devastazioni sociali e ambientali provocate dall'industrializzazione dell'agricoltura. In prima linea di fronte ai grandi problemi che attraversano il pianeta - disoccupazione, ambiente, salute - i contadini avanzano proposte e creano alternative. A loro è dedicato questo studio appassionante, che dimostra quanto il ritorno dei contadini sia una vera e propria fortuna per le nostre società. Postfazione di Pier Paolo Poggio.
La favola delle api di Mandeville è il punto di partenza del percorso del libro, un percorso che affronta i problemi posti dalla rivoluzione industriale, dal capitalismo moderno e dalla economia del mercato globalizzato. L'indagine va alle radici della formazione dell'individuo sociale, disegnandone la genealogia attraverso le strutture del sacrificio, del dono e dello scambio, in base alla relazione tra denaro, sapere e scrittura e alla conseguente, fatale, mercificazione dei rapporti umani. Il senso del "viver bene" (il buen vivir degli Indios) pone altresì una domanda urgente su possibili economie e politiche alternative o correttive rispetto all'oggi prevalente via del neoliberismo capitalistico: una correzione di rotta che si proponga la salvaguardia della biodiversità e delle differenti tradizioni culturali del pianeta, e soprattutto e in generale l'affermazione dei diritti della vita "della nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa".
Hegel, l'imponente filosofo, snodo fondamentale del pensiero dell'Occidente, ha sempre suscitato le mie resistenze. Non tanto per un'ostilità, quanto perché il suo formidabile sistema si annunciava come la fine di un'epoca. Ma Hegel spariglia sempre le categorie in cui i suoi lettori intendono rinchiuderlo. Il suo pensiero non si offre con facilità, ma invita il lettore a confrontarsi non tanto con ciò che Hegel afferma, quanto con il percorso in base a cui Hegel arriva a dire ciò che dice. Questo è il metodo che il filosofo propone: confrontarsi con una verità che è generata, che si fa in una storia; il prima e il poi non costituiscono una semplice successione, ma un movimento di cui non dominiamo completamente l'origine e la legge. Intorno a questa idea di verità lavorano le pagine di questo libro, suscitate dalla commozione per lo stile hegeliano, in quanto esso non riposa sulla presunzione di un possesso cosciente di sé e della realtà, ma sul riconoscimento di una lacerazione e di un negativo come strutture dell'io. La lettura di Hegel è anch'essa presa in questo spiazzamento continuo, in questa storia non lineare: alterità all'opera nel pensiero, processo che si genera nello spazio di un probabilmente.
Ciao! Io mi chiamo Minibum. E tu? Voglio raccontarti una storia che ti lascerà senza parole. Una storia misteriosa e affascinante, accaduta tantissimi, tantissimi anni fa. Questa storia si chiama Big Bang. Seguimi, ci divertiremo! Età di lettura: da 6 anni.
"Califia" è un libro che la nostra poesia d'oggi aspettava. Necessario, augurale. Bortolussi qui fonde lirica ed epica in un poema potente, di ampia e profonda risonanza. "Califia", è il primo nome dato alla California da Cortés, toccandone per la prima volta le rive, convinto che fosse un'isola: la battezzò così in onore di una leggendaria regina di donne guerriere in un'isola immaginaria dell'oceano indiano. "Califia" è una sorta di "viaggio a Occidente" mentale e poetico, un "tutto" poemático e in parte drammaturgico, un'immersione nel profondo di una terra vista e vissuta come luogo di meraviglie e ierofanie, in cui mito e contemporaneo si fondono: il surfer, il povero migrante messicano vittima sacrificale del coguaro, la musica West Coast anni Sessanta, il regista Billy Wilder che assume la voce di Coyote, nella realtà atemporale, incantante di questa Atlantide americana. "Le Metamorfosi" di Ovidio, lo sciamanesimo degli indiani d'America, l'ombra di Hart Crane, il poeta del ponte di Brooklyn, la lezione di Ritsos, Walcott, pochissimi altri autori "poematici" del nostro tempo, animano, in un respiro internazionale, una versificazione pacata e ardente, ventosa e narrante: un'indicazione di rotta per i poeti delle nuove generazioni: "perché come mi ha dettato questa terra, come di questa terra hanno scritto i suoi poeti, io sarò il viaggio, il viaggio sarà me." (R. M.)