Il volume è frutto dell'esperienza contemplativa di Adrienne von Speyr. Come tutte le opere della mistica svizzera, i testi vennero raccolti e ordinati intorno a un centro tematico dal teologo Hans Urs von Balthasar. I primi tre capitoli, pubblicati per la prima volta nel 1965, introducono già nel cuore della spiritualità della von Speyr. Libera da ogni considerazione soggettiva e personale, l'attenzione viene portata al centro del mistero cristiano: al mistero trinitario, dove il Padre e il Figlio stanno in reciproco rapporto di adorazione e contemplazione nel comune Spirito di amore. L'atteggiamento più consono per contemplare, accogliere e far penetrare in noi questo mistero è quello mariano dell'accettazione silenziosa, che diviene espropriazione di sé per far posto alla vita divina. Questa edizione presenta due capitoli inediti: "Le preghiere della terra" e "Le preghiere del cielo". Le prime danno un'idea delle preghiere della Chiesa così come risuonano davanti al trono di Dio; le seconde sono un'anticipazione della Gerusalemme celeste, della città santa dove la vita beata sarà preghiera senza fine. "Esperienza di preghiera" è uno stimolo, un potente invito alla meditazione e contemplazione della verità cristiana.
Il volume raccoglie i contributi relativi al settimo Seminario internazionale organizzato nel novembre 2016 dall'Archivio «Julien Ries» per l'antropologia simbolica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dedicato al tema "Il dramma dell'inizio. L'origine dell'uomo nelle religioni". La comparsa dell'uomo nel mondo è stata spesso descritta dalle diverse religioni come un evento drammatico (o almeno problematico) legato a una frattura e a una separazione rispetto a un'unità originaria. A partire dalla distinzione essenziale tra i concetti di inizio e di origine, il volume presenterà il tema della comparsa dell'uomo esplorando differenti contesti religiosi e culturali: l'antica Grecia, l'Ebraismo, il Cristianesimo, lo gnosticismo, il vicino Oriente, la Cina, il mondo andino e quello degli Indiani d'America, cercando di offrire una riflessione il più possibile articolata sulla questione.
«Il sentimento dell'amicizia è certamente uno fra i più forti e, nel contempo, misteriosi istinti dell'uomo (...). Siamo di fronte a una passione che, più intensamente di ogni altra, non trovando risposta al proprio desiderio nella concretezza di ciò che è effimero, punta direttamente all'eterno come al luogo della propria pace (...). Quando, nel Vangelo, leggiamo che Gesù, (...) in quell'orto, fu costretto a rivolgere, proprio a coloro dai quali aveva sperato conforto, un rimprovero carico d'agonia (Come? Non siete capaci di vegliare neppure un'ora?); e quando egli salutò, ancora una volta, e fu l'ultima (Mt 26,50), colui che lo aveva tradito e usò per lui un nome sacro (Amico, perché sei venuto?), allora riusciamo a capire ciò che per il Signore ha la massima importanza. Se c'è una cosa che non lascia dubbi nel Vangelo è proprio questa: Gesù Cristo desidera essere nostro amico.» (Robert Hugh Benson)
Teresa di Lisieux ed Elisabetta di Digione hanno considerato l'atto della dedizione totale a Dio uno e trino come il modo più sublime ed efficace per impegnare la propria vita nella salvezza del mondo. Esse sanno bene che una simile vocazione porta al nascondimento, così come le radici affondano nel terreno oscuro. Ma, come von Balthasar mostra magistralmente, è proprio da questo nascondimento che la Chiesa trae nutrimento e forza per le proprie azioni. Sarebbe assurdo strappare le radici dal terreno «affinché anch'esse possano stare all'aria e al sole»; l'albero infatti seccherebbe subito. Teresa ed Elisabetta, unite in un'intuizione fondamentale, si trovano, pur in questa concordanza di vedute, animate da un'opposizione estremamente feconda per il cammino della Chiesa verso la salvezza. Il loro donare la vita alla realtà della fede, infatti, prende corpo nel 'fiat' incondizionato che i loro cuori pronunciano al richiamo della volontà divina, il loro abbandonarsi e lasciarsi condurre è ciò che von Balthasar indica quale esempio di totale adesione alla parola di Dio.
Per dharma dell'induismo si intende la sua spiritualità. Il volume comprende un intero libro sull'argomento. Ma che cosa si intende per induismo? Non è possibile capirlo se lo paragoniamo al concetto occidentale moderno di religione. Esso non è una religione nel senso che le si attribuisce alle nostre latitudini. Il mondo dell'induismo ci apre a un'esperienza umana straordinariamente ricca che scuote non tanto la nostra visione del mondo, quanto il mondo stesso in cui viviamo; relativizza il significato stesso della realtà e l'aver confuso relatività con relativismo è ciò che ha prodotto la tragica incomprensione fra tante religioni. La prima sezione comprende il libro dallo stesso titolo Il dharma dell'induismo, in cui il dharma viene descritto non solo come ordine ontologico reale, ma anche come ordinamento estrinseco della natura delle cose. La seconda sezione comprende diversi articoli sulla teologia e la filosofia indiane, mentre la terza si concentra più sui problemi attuali e sul ruolo importante che l'India potrebbe svolgere nel mondo di oggi come alternativa a una società tecnologica, purché non se ne lasci sopraffare e sappia prendere spunto dalla ricchezza ancestrale per sviluppare una nuova civiltà.
In questo libro, pubblicato negli Usa nel 1972 e in Italia da Jaca Book la prima volta nel 1974, troviamo raccolti materiali inediti di autori indiano-americani, scrittori e poeti pieni di talento e testimoni di problematiche ed episodi troppo spesso distanti dall'attenzione della disciplina storica main-stream. Uniti a informazioni di carattere storico e mitico, vi troviamo spunti poetici e letterari di straordinario valore, che aiutano a non mutilare l'esperienza indiana di potenzialità espressive e creative fondamentali per la comprensione delle vicende di cui i nativi sono stati protagonisti, a volte loro malgrado. Solo un indiano-americano può giudicare compiutamente quest'opera, e apprezzarne la profondità e l'ampiezza di vedute. Un non-indiano-americano può ascoltare con intelligenza e attenzione la voce di un popolo variegato e orgoglioso, che affermando la propria identità culturale non manca di porre interrogativi inquietanti all'«uomo bianco» e alla sua coscienza.
Poter beneficiare finalmente della versione in lingua italiana dell'"Expositio Psalmorum" costituisce un contributo di grandissimo valore non solo per gli studi medievali e di letteratura cristiana antica, ma anche per una conoscenza più diretta della spiritualità monastica delle origini. Il testo dell'Expositio, infatti, era ben noto ai monaci del medioevo e accompagnava, insieme agli altri grandi commentari (primo fra tutti le "Enarrationes" di Agostino), quella meditatio-ruminatio con cui essi prolungavano, per così dire, nella solitudine e nel silenzio della cella, l'eco della celebrazione comune delle Ore Liturgiche e il canto della salmodia. I Salmi erano per loro come la nota costante, lo sfondo di tutta la loro relazione col Signore; aprendo il Salterio vi riconoscevano tutti quei tratti profondamente umani dell'anima orante e, nello stesso tempo, tutta la ricchezza di un testo che, in quanto ispirato, è stato messo da Dio nelle mani, nella bocca e nel cuore di chi prega. Prefazione della Comunità certosina di Serra San Bruno.
Da Eckhart a Silesius, da Teresa d'Avila a Giovanni della Croce o Surin, tutto un corteo luminoso di donne, folli, illetterati, eremiti oscilla fatalmente tra obbedienza e rivolta, ortodossia ed eresia, sapere istituito e nuovi ordini del conoscere. In "Fabula mistica", opera considerata da molti il suo capolavoro, de Certeau si inabissa nell'indecifrabile Giardino delle delizie di Bosch, ascolta le voci dimenticate dei gesuiti di Aquitania che tentarono una riforma dell'Ordine, si attarda lungo le stazioni che scandirono il tragico percorso di Labadie: critica letteraria e psicoanalisi, semiotica e filologia, analisi sociale e indagine politica contribuiscono a disegnare un percorso che abbandona (ma non trascura) i confini della teologia e si lascia contaminare da strumenti critici apparentemente estranei o inadeguati. Ed è proprio la sorvegliata e rigorosa contaminazione tra discipline a costituire il tratto caratteristico della sua opera: mettere in discussione ogni teoria o pragmatica della comunicazione e lasciare che a parlare sia un linguaggio perforato, interdetto, opaco, sempre bisognoso di traduzione ma anche sempre più ricco di qualunque sistema.
Due parti tra loro interagenti strutturano questa monografia, fondata su documenti d'archivio dello Studio Pica Ciamarra Associati e arricchita dal dialogo con i suoi componenti. Articolata secondo una scansione diacronica, restituisce la lunga vicenda di un team di progettisti napoletani che si dipana, evolvendosi, nell'arco di oltre un cinquantennio, mantenendosi vitale e ancora oggi protesa al futuro. Racconto testuale e iconografico danno luogo a una storia e a un'interpretazione che mettono a fuoco un'attività profondamente vivace, nutrita da una coerenza di pensiero e azione che muove dal rifiuto di sterili specialismi e dall'interesse verso la molteplicità dei saperi. In modo diverso e complementare, le due anime che compongono l'intera narrazione fanno altresì emergere la genesi e il maturare di un'azione innervata da un approccio profondamente sistemico, che si alimenta e arricchisce nel confronto con questioni e problematiche di natura non solo architettonica. Alla ricca bibliografia generale e per singoli progetti, si accompagna una parte conclusiva, il cui titolo - "Coordinate spazio-temporali" - nell'espungere il diffuso uso di termini quali "Apparati" o "Appendice", intreccia organicamente, anno dopo anno, il procedere delle attività dello Studio (progetti, realizzazioni, partecipazione a concorsi, scritti, pubblicazioni). Completano il quadro storico ed ermeneutico i riferimenti all'attenzione della critica, ai premi, alle mostre monografiche in Italia e all'estero, ai ruoli e ai titoli riportati e riconosciuti nell'ampio scenario culturale e architettonico. Inoltre, questo libro non manca di sottolineare l'evoluzione dei singoli componenti che hanno animato e animano l'attività dello Studio, i loro riconoscimenti e premi, la loro presenza nelle Università, i video che ne documentano le opere. Il volume nella sua interezza, pertanto, dà ragione e mette in luce motivi della crescente attenzione internazionale per il lavoro dello Studio Pica Ciamarra Associati.
In questo Atlante storico si presenta una storia antropologica della Chiesa, che chiama in causa architettura, arte, musica, letteratura, storia della cultura, oltre all'analisi delle politiche pastorali ed ecclesiastiche considerate nelle proprie connessioni con il potere civile e l'organizzazione della società. Con un solido fondamento storico-teologico, il volume esplora il ruolo della liturgia dalle origini delle comunità cristiane alla Chiesa postconciliare nel suo contesto ecumenico, e in un mondo postmoderno sempre più globalizzato e multiculturale. «Da sempre, la liturgia accoglie dentro di sé, pur nelle forme più semplici ed elementari, l'arte, l'ordine, la luce, intese non a disperdere la mente o a dissipare l'attenzione, ma a raccoglierla e ad elevarla. Vale per gli arredi e le suppellettili, per le vesti e gli apparati, per gli spazi e gli edifici, per la musica e per il canto: tutto quanto concerne la celebrazione richiede di essere in certo modo "trasfigurato", secondo la varia sensibilità e il gusto delle epoche».
In questo libro traspaiono la pregnanza e la centralità del ricco patrimonio mitico, simbolico e religioso delle culture popolari dell'Europa balcanica (e in particolare di quella romena, quale «ponte» tra Oriente e Occidente), frutto dell'attività di ricerca e di docenza di Eliade in Romania prima dell'esilio. Tra i modelli simbolici trasmessi dalla spiritualità arcaica al Cristianesimo, e da questo assimilati e trasfigurati, viene qui illustrato il tema iniziatico del sacrificio creatore nei suoi molteplici rapporti e connessioni con i miti cosmogonici e antropogonici e con le leggende popolari relative ai rituali di costruzione, alle piante della vita, alla valorizzazione della morte, alla reintegrazione armoniosa nel Cosmo.