Diciassette racconti gialli e noir nei quali, giocando sui difetti femminili l'autrice, fa humour nero dal sapore anglosassone.
"Per te Ischia restò sempre l'isola felice./Io invece volevo la terraferma/per fare dell'isola una vita". Questi versi introducono meglio di ogni parafrasi alla poesia di Annelisa Alleva, autrice ancora giovane, traduttrice e studiosa dei poeti russi, giunta alla sua prima opera importante dopo piccole ed eccellenti pubblicazioni.
Pubblicato per la prima volta nel 1929 nella collana dell'editore francese Plon diretta da Jacques Maritain, il volume è un'appassionata riflessione sulla natura antropologica dell'arte nel suo rapporto con il Tutto. È una discussione sull'evento artistico agganciata alla realtà che l'ha sollecitata e all'umanità cui si rivolge. Si riferisce alla poesia, alla musica e tende a riformulare unitariamente un sapere che giunge a toccare le corde più alte.
"L'arte moderna, come quella africana, non è arte, ma pratica religiosa e magica ricerca individuale, Ha un'iconologia salvifica, ma per via dell'economia capitalistica, è anche un cerimoniale laicizzato e quindi snaturato" così scrive l'artista Ceccobelli Bruno.
Le Corbusier ha dominato la scena europea e occidentale del XX secolo con architetture, proposte urbanistiche, pitture, sculture e scritti, caratterizzati da sintesi vigorosa, energia creativa senza fondo, pungente vis polemica. Nessuno è stato studiato quanto lui; nessuno ha avuto altrettanti ammiratori entusiasti, denigratori feroci. Nessuno come lui ha messo a tema e dimostrato l'importanza della committenza per l'architettura e l'urbanistica contemporanee. Il libro di Jencks entra nel vivo di questi e di molti altri problemi, avanzando interpretazioni inusuali della sua personalità, tratteggiando un Le Corbusier nietzscheano, titano eroico e tragico, architetto-artista-scrittore, inventore di una potente iconografia cosmica.