Il saggio ripropone la teoria del libero cittadino e del libero Stato e ricostruisce il contesto politico e intellettuale che ne rese possibile la nascita e ne determinò il declino. Rispetto all'edizione inglese, quella italiana è arricchita da due saggi: "L'ideale repubblicano di libertà politica" e "Teoria antiliberale della libertà in Thomas Hobbes".
Abdul Bashur è l'alter ego di Maqroll il Gabbiere, protagonista della serie di romanzi che Mutis gli ha dedicato. In questo romanzo la sua figura balza in primo piano animando vari episodi in cui il personaggio può dare libero sfogo a tutti i suoi estri: la fantasia, l'intraprendenza, la temerarietà, il gusto provocatorio della sfida, l'astuzia e infine la coerenza che lo porta a morire in volo, di fronte al miraggio della nave ideale. Il filo conduttore del racconto è la ricerca inesauribile del supremo oggetto del desiderio, per sua natura irraggiungibile, la meta che vale il più grande dei sacrifici.
Questo volume raccoglie tutti i saggi danteschi di Gianfranco Contini. La raccolta si apre con l'Introduzione alle «Rime» di Dante stesa nel 1938 e rimasta un punto fermo nella esegesi dantesca. Ad essa segue una lettura del sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare; un ritratto di Dante come personaggio-poeta nella Commedia; un intervento sull'attualità di Dante; l'ampio profilo critico complessivo che va sotto il titolo di Un'interpretazione di Dante; un intervento metodologico, Filologia ed esegesi dantesca; una «guida» alle Rime del Cavalcanti, ai rapporti tra questo poeta e Dante, a Cavalcanti come personaggio della Commedia; e due letture di canti danteschi, il XXX dell'Inferno e il XXVIII del Paradiso. Una serie di contributi su specifici problemi conclude questo volume, che costituisce un'esemplare introduzione all'universo dantesco.
Un professore universitario si ritrova inchiodato nella Berlino boccheggiante d'agosto, deciso a scrivere un libro su Tiziano che da anni sta progettando. Contemporaneamente decide di mettere a tacere la televisione. E proprio questa fa da testimone al lavoro minuto dello scrittore, dei suoi propiziatori riti quotidiani e della sua estate solitaria, dall'altro una riflessione sullo stato dell'umore da quando l'amato-odiato apparecchio, occhio cieco onnipresente, è ridotto al silenzio.
Sullo sfondo un Meridione privo di opportunità esistenziali e lavorative, ma prodigo di energia vitale. I protagonisti dei racconti sono alle prese con brandelli d'impegno politico ridotto a pura ciarla da bar, con studi mai finiti o carriere da iniziare, fra amorazzi e rave "alternativi". Rendigote, grafico multimediale che cambia una donna dopo l'altra per poi finire padre di famiglia; 'mpa Gino, colto e raffinato operatore di call center; Teresa, una laurea in giurisprudenza per emigrare al nord in cerca di fortuna e Giacomo, che la fortuna al nord l'ha fatta e sogna solo di tornare.
Perché definire Olocausto, ossia 'sacrificio dove la vittima viene interamente arsa', l'annientamento di un popolo? Quale importanza può avere il nome con cui definiamo questa immane tragedia? Perchè essa deve avere una denominazione che la identifichi fra tutte quelle avventure dei secoli? I nomi, infatti, definiscono e delimitano la realtà, ma ne costituiscono anche lo specchio, che può, a volte, essere usato per banalizzarla, deformarla o addirittura a negarla.
Quest'opera si propone di ripercorrere le tappe più importanti dello 'studio dell'anima', mettendo in rilievo l'influenza determinante dell'antichità greco-romana e cogliendo, nella storia del pensiero dal XVII secolo in poi, gli elementi che hanno costituito la premessa necessaria per la successiva nascita della psicologia. Questa impostazione non trascura i rapporti con le discipline confinanti, sia quelle sul cui terreno essa è nata (filosofia e medicina) sia quelle con cui, viste le molteplici specializzazioni che ospita, essa ancora collabora.
Questo volume raccoglie i testi di due cicli di lezioni dedicate sia alla transizione compiutasi fra Sette e Ottocento dalla poetica dei generi letterari di stampo classicistico a quella speculativa di matrice idealistica sia alla concezione dell'antico e del moderno nella cosiddetta 'età di Goethe'. Nel primo testo Szondi affronta la questione di come, a partire da Platone, venne definita l'identità delle forme poetiche, delle riflessioni che hanno accompagnato la ripartizione della poesia in generi letterari e dei criteri su cui essa si è fondata. Nel secondo lo studioso dimostra come nell'"età di Goethe" si sviluppò una riflessione storica sull'arte e sulla poesia che porterà al disegno sistematico dell'Estetica hegeliana.
Il saggio aiuta a comprendere il significato dei percorsi 'rivoluzionari', che hanno attraversato la cultura musicale, mettendone in luce affinità e divergenze. Il primo interprete di questa 'rivoluzione' è di certo Debussy che inaugurò la via di rottura nei confronti del sistema tonale tradizionale; sulle sue orme si mossero poi, da un lato, Schonberg, Berg e Webern e, dall'altro, Stravinskij raggiungendo esiti differenti eppure per molti versi complementari. "Il suono incrinato", illustrato da costanti riferimenti alle contemporanee arti figurative, analizza alcune esperienze musicali del primo Novecento, per individuare una crisi che ha invaso tutta la nostra epoca.
Barthes prosegue un antico suo progetto che mira a individuare se l'intervento sociale di un testo non consista nell'impeto della scrittura piuttosto che nell'impegno del contenuto, che in fin dei conti ne rappresenta soltanto la 'caduta storica'. A sostenerlo è l'idea che la vera forza di un testo si misuri in quell'"eccesso" che gli consente di oltrepassare le leggi di una società, di una filosofia, di un'ideologia. Il volume presenta, inoltre, la lezione inaugurale tenuta da Barthes nel '77, quando fu accolto nel College de France: un discorso originale ed eccentrico dove l'autore s'interroga sul problema stesso del linguaggio, del parlare e sul rischio d'impoverire la conoscenza qualora ci si limiti alla sola teoria.
Il racconto ruota intorno all'ambizioso progetto che, tra l'estate del 1707 e quella del 1708, anima la buona società exillese: l'allestimento di una Sacra Rappresentazione è motivo di vanto per la comunità ma anche intreccio di svariati interessi personali. Il parroco don Giasset spera di accrescere il proprio prestigio e, soprattutto, di distrarre la sua amante, la vedova Ballon, dalla divisa rossa; dal canto suo, la vedova Ballon vuole distogliere del parroco da quella stessa divisa rossa; la locandiera Léontine intravvede lauti incassi grazie all'arrivo di molti forestieri... L'autrice racconta i preparativi e i problemi organizzativi della comunità, mentre apparizioni e miracoli non sempre autentici accendono la fede quanto i pettegolezzi.
Con questo libro Biamonti ha proseguito la strada aperta da 'L'angelo di Avrigue' e da 'Vento largo' indirizzandosi verso un ancora più accentuata lirica, ma a differenza dei due romanzi precedenti ci dona un quadro dai toni intimistici che si coniugano con una rappresentazione altamente simbolica dell'agonia dell'Europa.