Questa monografia intende proporsi come un'opera introduttiva alla filosofia di Leibniz. Il libro privilegia l'esposizione della teoria della conoscenza, dell'ontologia, della metafisica e dell'etica. Un'ampia biografia precede l'esposizione più propriamente filosofica, raccogliendo non solo tutti gli avvenimenti più noti, ma anche episodi come gli sforzi compiuti da Leibniz per costruire mulini a vento orizzontali per il drenaggio dell'acqua nelle miniere dello Harz.
Nel silenzio della campagna pugliese, in un'estate caldissima, un gruppo di bambini gioca in mezzo ai campi di grano. E uno di loro, Michele, scopre che il male esiste, che è terribilmente reale e ha una faccia peggiore dell'incubo più brutto che un bambino possa immaginare.
Paradossale e irriverente spaccato della crisi di valori della Roma imperiale. Il racconto delle avventure di Encolpio, il giovane intellettuale e vagabondo, di Gitone e di altri personaggi che incarnano il fasto, la ricchezza e l'inevitabile cammino verso la dissoluzione.
Il saggio, che si propone quale orientamento alla lettura dell'opera dell'autore da affiancare alle testimonianze "vissute" dell'audiovisivo allegato, abbandona ogni prospettiva apologetica o militante per adottare una rigorosa prospettiva critico-filologica, pur nella convinzione della centralità dell'esperienza poetica di Pasolini nel secondo Novecento italiano ed Europeo. Ogni capitolo si sdoppia in due sezioni, dedicate al percorso biografico-artistico e allo svolgimento della scrittura in versi testimoniati dal corpus poetico pasoliniano, dalla sua "Bestemmia", titolo sotto il quale l'autore stesso intendeva riunire i suoi principali libri di poesia dagli anni Quaranta e Cinquanta agli anni Settanta.
La costa oceanica semideserta. Una vecchia casa. Rey, un maturo regista, e Lauren, una giovane body artist, sono sposati da pochi mesi quando lui si uccide, lontano, a New York. Lei rimane nella casa isolata e la lenta elaborazione del lutto passa attraverso stadi e stati di allucinazione sempre più tangibili, sempre più reali fino a tradursi in espressione artistica, in una trasformazione del corpo che ha il sapore della rinascita oltre che dell'opera d'arte.
Conversazioni, articoli e recensioni a commento degli avvenimenti culturali e politici più noti degli ultimi decenni per ripercorrere la storia italiana recente, tornando a confrontarsi con questioni aperte, attuali e dibattute, dal caso Moro all'assassinio Tortora, dal conflitto arabo-israeliano alla giustizia minorile nel nostro paese.
Limitata a tre copioni soltanto, la produzione drammaturgica di Machiavelli è tuttavia di assoluto rilievo nel vasto orizzonte teatrale del Cinquecento italiano. Allo stato attuale delle cose essa si articola in una traduzione-rifacimento, quella dell' "Andria" di Terenzio; nel capolavoro della Mandragola, dove un piccante adulterio fra Callimaco e la "virtuosa" Lucrezia, alle spese di un marito vecchio e sterile, si tramuta in una dolente metafora sulla corruzione dei costumi nella Firenze medicea; e l'altrettanto suggestiva "Clizia", storia di un ulteriore tentativo di adulterio fra un vecchio e la giovinetta del titolo, tentativo destinato al fallimento per l'opposizione della saggia consorte del vecchio.
Era difficile immaginare un seguito alle "Cento quartine", il monologo a due voci con il quale Patrizia Valduga, quattro anni fa, ha spostato il confine fra quello che si può dire in poesia in fatto di sesso e amore. E invece eccolo, il seguito: questa "seconda centuria", che riprende, a segnale di una sostanziale continuità, la numerazione della prima e che mette in scena ciò che avviene nella mente e nel cuore della protagonista dopo il tumulto dei sensi. E' un magmatico confluire di malinconia e sarcasmo, rimpianto, rivolta, disperazione e saggezza, caratterizzato sul piano formale da un alternarsi di tonalità e registri diversi, e intimamente attraversato e scandito dalle parole-talismano di Dante, Sakespeare, Prati, Pascoli, D'Annunzio e Rilke.
Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". A distanza di quarant'anni dalla prima edizione italiana del 1961, questa edizione celebra uno dei grandi libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.
Quali sono i rapporti fra vedere e pensare, fra corpo e mente, fra estetica e logica? Che cos'è un'anima? Gli angeli vedono meglio o peggio di noi? Che cos'è un fantasma? Interrogando una tradizione che va dai classici, agli scolastici, agli illuministi, passando per alchimisti, mistici e razionalisti, questa antologia intende riportare alla luce un patrimonio sepolto e indicare nuovi percorsi di ricerca.