Immigrati che raggiunta New York con ingenue speranze soffrono di un disadattamento più grave della stessa povertà; piccoli bottegai che vivono di illusioni puntualmente sconfitte; casalinghe che sognano vite romanzesche; artisti falliti che inseguono la felicità in un'America quanto mai indifferente. Protagonisti di queste ventisei short stories di Bernard Malamud sono sempre inventori di sogni quotidiani. I racconti della maturità artistica dell'autore qui presentati, sono stati riordinati cronologicamente da Robert Giroux, il fedele editor di Malamud.
La raccolta che rivelò Pavese scrittore concentra e mette a fuoco un intero universo esistenziale, quello che sarà successivamente declinato nei romanzi e nei racconti. La Torino dei viali, dei corsi, dei prati, delle sponde del Po, delle strade in salita fra siepe e muro, popolata da creature sradicate e notturne; una campagna che non è solo e necessariamente Langa, ma tende a trasfigurarsi in una dimensione mitica e primordiale; un io che rimane distinguibile, nell'irredimibilità della propria solitudine e nell'anelito amoroso e fantastico, pur se mimetizzato nel racconto di vicende altrui. Prefazione di Vittorio Coletti.
Il libro di Blunt ricostruisce le motivazioni dell'arte cinquecentesca attraverso le ragioni concettuali e la ricerca di significati generali. E' un'esposizione nitida e una rassegna brillante delle idee sull'arte di Michelangelo, Leonardo, Vasari. Ma non è solo un'utilissima descrizione di teorie artistiche fra la metà del Quattrocento e lo scorcio del Seicento. Blunt muove da una convinzione: che la ricca e complessa fioritura artistica del Rinascimento non può esser compresa col solo studio delle opere, perché le opere e le intenzioni degli artisti e il dibattito sulle arti costituiscono un tessuto continuo e variegato.
Di questo libro Alessandro Galante Garrone ha scritto: "Non è solo e non è tanto uno spietato e rovente atto di accusa contro le cricche degli alti papaveri politici e militari, la criminale imprevidenza e impreparazione, le vergogne dei profittatori nelle retrovie, la prepotenza disumana e sprezzante dell'alleato tedesco. E' prima di tutto la tragedia dei "poveri cristi" gettati allo sbaraglio, beffati, traditi e che pure, nello sfacelo immane di un esercito e poi di uno Stato riscoprono in sé le ragioni profonde della dignità del vivere."
Partendo dall'analisi della "Nascita di Venere" del Botticelli e attraverso un esame delle fonti letterarie Didi-Huberman porta il lettore a scoprire come nel Quattrocento l'immagine della nudità celasse al proprio interno sensazioni impure, inquietanti e minacciose, tutti elementi che le letture canoniche del celebre dipinto hanno tralasciato o occultato. L'autore analizza in successione altre opere del Botticelli e approfondisce il tema della nudità facendo riferimento, tra gli altri, a Freud, Bataille, Sade e alle indicazioni di Warburg e Wind.
In un Sudafrica sconvolto dalla guerra civile, Michael K. (ogni riferimento a Kafka è ovviamente voluto) costruisce un carro per riaccompagnare la madre malata nel suo Eden evanescente: un pezzettino di terra in campagna dove ha trascorso un'infanzia felice. Il viaggio è clandestino, fra militari allo sbando, freddo e intemperie. Finché K. è costretto a far ricoverare la madre, ma nessuno l'assiste e quando muore viene cremata senza che il figlio venga consultato. Con le ceneri in un sacchetto di plastica, K. raggiunge comunque il luogo d'incanto, un fertile nulla, una fattoria abbandonata sfuggita al controllo ossessivo del regime, dove si sente, per la prima volta, libero. Ma la guerra saprà raggiungerlo anche nel suo minuscolo paradiso privato.
Benjamin ha attraversato i vari campi del sapere: in lui si è realizzata una strabiliante rete di contatti unita a un interesse anche sperimentale per i media, alle riflessioni sul linguaggio, all'attenzione per i mutamenti intervenuti nella fruizione estetica o nell'arte di raccontare e narrare, al modo di accostarsi all'Antichità, al Barocco, al Romanticismo e ai grandi scrittori. Con quest'opera si ripercorre il pensiero del filosofo.
L'idea che una macchina arrivi a possedere una "coscienza" (o qualcosa di vagamente simile) sembra assurda e quasi eretica. Coloro che ne hanno ipotizzato la fattibilità sono spesso tacciati di sensazionalismo, arroganza e addirittura d'ignorare i più comuni principi filosofici. Ma se potessimo definire con certezza che cos'è la coscienza, i limiti di questo dibattito diventerebbero più chiari e non si pretenderebbe di valutare un problema scientifico con i parametri della filosofia. In questo saggio Aleksander, studioso esperto nel campo dell'intelligenza artificiale, cerca di rendere accessibili a tutti i termini della questione e di definire nel modo più rigoroso la "coscienza".
Il libro è un'intervista di Pietro Cheli al cantautore, una chiaccherata per raccontare trent'anni di sogni in musica, fra canzone d'autore e contaminazione continua dei generi, degli strumenti, delle diverse tradizioni, per narrare luoghi raggiunti e mete future del vagabondaggio fra le musiche del mondo. Il volume è accompagnato da un Cd che contiene brani fra i più rappresentativi del cantautore genovese insieme ad alcuni testi letterari da lui scelti.
L'analisi della lacerazione interiore che caratterizza l'io diviso dello schizofrenico è l'oggetto di questo saggio. Laing, tramite il ricorso a un linguaggio vicino all'esperienza, non lascia nella mente del lettore la rappresentazione di un mondo inerte, congelato dalla follia, ma piuttosto quella di un mondo in evoluzione nel quale la psicosi schizofrenica rappresenta una possibile, ma non necessaria, evoluzione del rapporto che un individuo ontologicamente insicuro è riuscito a stabilire con se stesso. Prefazione di Mario Rossi Monti.