Scritta tra il 1959 e il 1966 è l'opera più organica e probabilmente il vertice filosofico di Adorno, il sistema di un pensatore profondamente antisistematico. Dopo un'introduzione in cui lo spirito di sistema viene contrapposto al procedimento dell'esperienza filosofica, Adorno avanza una critica dell'ontologia e delinea il movimento della dialettica negativa, che culminando nel riconoscimento del primato dell'oggetto, diventa dialettica materialistica, ma di un materialismo "senza immagini", opposto alla "coscienza reificata" del materialismo dialettico. La dialettica negativa viene poi applicata a "modelli" che corrispondono ad alcuni concetti chiave della filosofia: la libertà, la storia e la metafisica.
Una comunità di eccentrici che vivono tutti in un misterioso edificio gotico a Manhattan. Una seducente ereditiera, un attore fallito ridotto a fare la parte del topo affamato in uno show, una studentessa di diciannove anni che vuole sposare il suo professore, una moglie che ogni notte lava meticolosamente il marito. E ancora, un pericoloso triangolo amoroso tra un timido contabile, un dongiovanni di Wall Street e un'attrice all'affannosa ricerca dell'anima gemella. Undici racconti in cui i personaggi si incrociano inconsapevoli, partecipando tutti a una stessa cospirazione, fino a tessere la trama di un romanzo a più voci in cui uomini e donne, bene e male, amore e sesso si incontrano e si combattono a ogni angolo di strada.
A partire dalla prima raccolta del 1912, "Morgue", Gottfried Benn s'impose come il nome di punta della scena letteraria tedesca. Se l'adesione al nazismo fu un abbaglio che durò poco più di un anno, finita la guerra Benn tornò al suo lavoro di medico. A questo periodo risalgono le due raccolte "Frammenti" e "Distillazioni". Sono poesie dove nulla è più intero, solo estratti dell'essenziale, solo finali di una musica passata. La lirica della vecchiaia non smentisce alcun principio della poetica precedente, ma piega verso il "cupio dissolvi" ed è sempre più segnata da inquietanti interrogativi. Gli umori sono contraddittori e forte è il senso che tutte le posizioni prese dalla sua generazione siano già date, che pensare e discorrere sia vano.
"È più grande del cielo, il cervello". Da questo verso di Emily Dickinson trae spunto questa introduzione divulgativa alle indagini delle neuroscienze. La ricerca neuroscientifica cerca di motivare il modo in cui gli eventi fisici messi in moto dai neuroni possano provocare sensazioni soggettive, pensieri ed emozioni. A differenza di molti studiosi, che ritengono misterioso il nesso fra mente e cervello, per l'autore esiste una spiegazione delle connessioni esistenti fra i meccanismi neurali e la coscienza. Essa è un processo dinamico e non è possibile concepire la mente senza che sia "incorporata": prima succede qualcosa nel cervello, qualcosa di cui non siamo coscienti, e solo dopo sentiamo l'intenzione di compiere un'azione.
Il regno creato da Carlo Magno (748-814) è stato la cellula generatrice dell'Europa moderna e quello in cui si definiscono i tratti peculiari della cultura occidentale. Carlo, fondatore del Sacro Romano Impero e signore di quasi tutta l'Europa occidentale, è il simbolo di un continente che nasce sostenuto da politiche nazionali, culturali ed economiche, unitarie. In questa biografia, basata su un'attenta analisi delle fonti e su ricerche avanzate, l'autore riesce a restituire tutto il fascino del sovrano e di un'intera epoca.
Con l'avvento della Seconda Repubblica, si è avviata in Italia una smobilitazione ideologica che ha investito le fondamenta dell'identità nazionale, a cominciare dalla Resistenza. Si propone una sorta di nuovo patto fondativo basato sulla riconciliazione tra i nemici di ieri e sulla "condivisione" di storia e memoria. Una "equidistanza" tra brigate partigiane e brigate nere, tra anticomunismo e antifascismo. Luzzatto mette in discussione le premesse storiche, politiche ed etiche di questa logica, denunciando l'odierna diffusione della Vulgata post-fascista, che minimizza i crimini del Ventennio, e argomentando l'attualità dell'antifascismo quale antidoto alle derive populiste, plebiscitarie e razziste.
Il "Laozi" (Vecchio Maestro), secondo solo alla Bibbia per numero di traduzioni, è una delle opere più importanti prodotte dall'umanità, vantando quasi un migliaio di commentari e una letteratura critica sconfinata. La sua influenza in Cina, in Asia Orientale e in Occidente è stata, ed è ancora oggi, immensa. Nonostante la brevità, il Laozi ha svolto un ruolo di primissimo piano nello sviluppo del pensiero e della cultura cinesi ed è considerato da sempre il testo canonico del Daoismo.
Un giovane medico al capezzale del suo padre spirituale, ormai in fin di vita. Di fronte alle finestre dell'ospedale si distende il campo profughi di Shatila, in Libano. Il vecchio militante in coma sognava di scrivere una storia senza inizio né fine, la storia del popolo palestinese. Una storia che ora, in una sorta di terapia, gli viene raccontata dal suo discepolo: la guerra civile in Libano, gli episodi significativi della sua vita e gli itinerari di un pugno di uomini e donne accerchiati dalla storia, a partire dall'espulsione dalla Galilea nel 1948. Attraverso il furore affabulante messo in atto per rianimare un corpo allo stato vegetativo, il narratore dà vita a un intero popolo, al suo esodo, a cinquant'anni di guerre.
Pubblicate nel 1936 a Zurigo, queste pagine scritte a volte anche vent'anni prima, sono l'ultima opera data alle stampe da Musil. Il titolo ironicamente contraddittorio richiama in prima istanza la sua particolare condizione di scrittore che, conosciuta una certa notorietà negli anni Venti, si sentiva ormai completamente isolato. Una condizione che però è tipica dello "scrittore tedesco" in generale: un sopravvissuto a se stesso che vive in una "profonda separazione dalla vita". Il nazismo, ma anche la standardizzazione dell'uomo e la crisi dei valori sono responsabili di questo processo. Da questo rapporto negativo dello scrittore con il proprio tempo, la tendenza a raccontare di "quisquilie", di immagini, riflessioni e storie che non sono storie.
Uno studio che ricostruisce la dimensione storico-culturale dei fatti religiosi alla luce dei profondi mutamenti che questa indagine ha conosciuto negli ultimi vent'anni. Definiti i principali mutamenti conosciuti dalla disciplina di fronte ai processi di globalizzazione e secolarizzazione, il volume presenta un quadro sintetico delle origini illuministiche delle scienze religiose e il loro successivo costituirsi in disciplina autonoma. Sono indagati alcuni nodi teorici fondamentali, come la definizione della religione, le sfide della comparazione e la complessità del sacro, con un'analisi della situazione contemporanea delle diverse scienze religiose, le difficoltà, le nuove problematiche e prospettive.
Montezuma è entrato nella storia attraverso l'ottica dei vincitori. Questa biografia si basa invece su fonti indie, su quanto l'archeologia e l'antropologia hanno rivelato sulle antiche popolazioni del Messico e mostra la tragedia del crollo dell'impero vissuta dai vinti. Il racconto descrive il periodo che precede l'arrivo delle "case galleggianti" da cui sbarcarono stranieri vestiti di "pietra grigia" in sella a "daini senza corna". In questa parte è analizzata anche la formazione del sovrano come astrologo e guerriero, il suo ruolo nella creazione di un impero rapace e oppressivo. Una ricostruzione che permette di individuare il codice religioso attraverso cui il principe interpretava l'invasione. Con un saggio di Italo Calvino.
Richard Tull e Gwyn Barry sono amici, compagni di università, entrambi scrittori. Ma Gwyn è uno scrittore di successo, Richard un fallito. Eppure era partito meglio dell'amico, aveva pubblicato un libro apprezzato dai critici ed era considerato una promessa. Ma Richard si nutre di odio: odio verso l'amico, invidia per il suo successo. Non solo sete di vendetta, ma desiderio di umiliare Gwyn sullo stesso terreno in cui egli stesso è stato umiliato. Su tutto e tutti regna "l'informazione", la massa di notizie che ci sommerge e ci rende spettatori irrequieti e invidiosi dei successi altrui.