Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". Uno dei grandi libri del Novecento che ha ancora tanto da dire negli anni Duemila.
Una morfologia e un'antropologia delle arti della memoria, che indaga l'uso mnemonico delle immagini, l'enunciazione rituale e l'uso iconico del linguaggio nelle tradizioni culturali amerinde e oceaniche. Arti per ordinare le tecniche del pensiero e per restituire alle diverse tradizioni culturali la loro particolare complessità. Grazie a un lavoro frutto di molti anni di ricerca sul campo, il volume illustra la materia di cui è composta la memoria di moltissime culture troppo a lunghe definite "orali": una memoria "mostrata", che non rappresenta i suoni del linguaggio come la nostra, ma che costruisce intorno alla rappresentazione mentale una serie di condizioni di enunciazione, preservandone la traccia nella memoria comune del mito.
Hap è bianco, malinconico, intellettuale e vota per Democratici. Leonard è un nero gay, va pazzo per il folk, è un po' manesco e vota per i Repubblicani. Sono amici e hanno in comune uno spiccato senso di giustizia e una capacità senza pari di andarsi a mettere nei guai. Dopo l'uragano che gli ha distrutto casa, Hap si è trasferito da Leonard. La convivenza dei due non è facile, tanto più che Hap medita di andare a stare con la sua nuova fidanzata, la bella Brett. Ed è proprio Brett a dare il via alla nuova avventura. Viene avvicinata da un nano cerimonioso e un suo losco compare che le chiedono 500 dollari in cambio di informazioni sulla figlia, Tillie. Lei va a incontrarli con Hap e scopre che Lillie è a Oklahoma, rinchiusa in un bordello.
Scritte fra la stesura di "Menzogna e sortilegio" e "L'isola di Arturo", le poesie di "Alibi" sono ossessionate dall'io e dalla fatalità. Ma un altro registro, meno visonario, uno stile più lieto, barbaro e giullaresco fa di queste poesie un momento in cui Elsa Morante era allo zenit della gioia creativa. "Narciso" è un testo scritto nel 1945, rinvenuto in un quaderno di scuola dove la scrittrice annotava progetti e abbozzi. Da quel quaderno, alcuni testi confluiranno in "Alibi" altri in "Menzogna e sortilegio".
L'azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente In Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese in cui è tornata la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura. I protagonisti sono Gerardo Escobar, un dissidente del precedente governo, ora prescelto dal nuovo presidente per una commissione d'indagine che deve far luce sui crimini commessi durante l'ex dittatura, Paulina Salas, sua moglie, che durante il regime fascista è stata violentata e torturata dagli aguzzini che la tenevano prigioniera, e Roberto Miranda, un medico dal passato a dir poco equivoco. Nella loro casa si svolgerà un vero e proprio processo a Miranda, accusato di complicità nelle torture da Paulina, che lo riconosce quando, per un banale incidente, capiterà a casa sua.
Alexandre Dumas riceve la notizia della partenza di Garibaldi alla volta della Sicilia alla testa di un migliaio di camicie rosse, mentre è a Genova, tappa del suo viaggio in Oriente. Senza esitare, lo scrittore decide di raggiungerlo per essere al suo fianco contro Francesco II. Da questo momento il libro si trasforma in un avvincente reportage che descrive gli avvenimenti nello stesso istante in cui diventano storia. Dumas, amico del generale, è un testimone d'eccezione: raccoglie testimonianze, assiste alle battaglie e alle trattative politiche; non esita ad agire in prima persona, contrabbandando armi e arruolando volontari; giunge persino a sfidare Francesco II e a condurre trattative segrete. Non racconta più la storia ma la fa.
Cosa succede a un gruppo di studenti che accettano di essere rinchiusi per due settimane in una prigione simulata? Quale la condotta di chi veste i panni dei carcerieri e di chi assume le vesti dei prigionieri? È quello che emerse durante il controverso esperimento svolto nel 1971 da Philip Zimbardo a Stanford. La ricerca venne interrotta dopo solo sei giorni a causa dell'atteggiamento aggressivo dei carcerieri e quello apatico dei prigionieri, ma dimostrò il potente effetto dei ruoli sociali sul comportamento umano. Legando questi avvenimenti a quelli che si verificano in altri luoghi dell'oppressione, come la prigione di Guantanamo, l'autore indaga le dinamiche tipiche dei luoghi in cui un gruppo di persone esercita potere su un altro.
Un seminario in cui Lacan persegue l'avanzamento teorico e clinico della grande lezione di Freud con stile brillante e antisistematico. Il periodo compreso fra il 1957 e il 1958 è di cruciale importanza per la ricerca psicoanalitica di Lacan: sono gli anni in cui trasforma l'Edipo freudiano in una metafora e il fallo in significato e in cui si definiscono i suoi studi sulla psicosi e sulla direzione della cura. In costante dialogo con le sue amicizie intellettuali - da Jackobson a Lévi-Strauss, a Queneau - prende in giro François Dolto, commenta un libro di Leiris, racconta a modo suo "Il balcone" di Genet, fa riferimenti alla politica francese o ai classici come Aristofane e Molière, tratteggia una serie di ritratti dei casi di nevrosi.
Una raccolta di tutti i testi del padre dell'illuminismo, confluiti nel corpus dei "romans philosophiques", accanto a un'ampia scelta di brevi scritti satirici e polemici. Accanto ai racconti più celebrati - da "Micromega" a "Candido" - e a quelli "minori" - "Il facchino guercio" o "Storia di un buon bramino" - gli scritti meno famosi risultano altrettanto rappresentativi della scrittura di Voltaire, sempre sospesa tra invenzione folgorante e intenzione militante. Immersa in un percorso culturale che parte dal Cinquecento, l'opera di Voltaire si situa nel campo lungo dello scontro tra cultura religiosa e cultura laica, definendo la sua grande attualità in un'epoca di fanatismo e integralismo da un lato, di annullamento del pensiero dall'altro.
Los Angeles 1953. Il campo da golf è un campo di guerra per Train. Train è giovanissimo. È nero, è povero, è un caddy. Guarda i bianchi giocare e si allena, di nascosto. Per giocare meglio di tutti. Poi un giorno sul campo da golf incontra Packard. Misterioso, potente. Come un dio segreto. E la sua vita cambia per sempre. Qual è il segreto di Packard, che si arroga il diritto di salvare e di punire? E quale destino vuole che Norah, bella e ricca donna bianca liberal, subisca la violenza più selvaggia e si leghi per sempre a Packard? Sotto gli occhi di Train, si compone un mistero che è una storia di amore e di orrore improvviso, di salvezza e di perdizione.
Anand ha dodici anni, vive a Calcutta e lavora in un chiosco di tè per aiutare la famiglia. Suo padre infatti, andato a Dubai per garantire un futuro ai figli, è misteriosamente scomparso. Anand è rimasto con la madre e la sorellina, Meera, che dopo aver assistito a un omicidio per la strada ha smesso di parlare. Un giorno vede arrivare al chiosco un vecchio vagabondo e, mosso a compassione, gli offre da bere. Non sa che è una specie di santone appartenente a una Confraternita di guaritori, partito da una valle sull'Himalaya, la Valle d'Argento, per recuperare un oggetto di fondamentale importanza: una conchiglia magica da cui dipendono le sorti dell'intera umanità.
Nella capitale di un paese non meglio identificato tutta la popolazione vota scheda bianca alle elezioni. Al secondo tentativo le schede bianche aumentano. Il governo sospetta una cospirazione e mette sotto assedio la città, tutti gli organismi istituzionali vengono trasferiti, la città viene abbandonata a se stessa. In questa situazione, la gente sviluppa una solidarietà spontanea e reinventa una nuova gestione delle cosa pubblica. Si cercano i capi della cospirazione, viene individuata una donna, la stessa protagonista di "Cecità", sulle cui tracce viene inviato un agente segreto. L'uomo si rende conto che la donna non ha alcuna colpa e che serve solo da capro espiatorio, mentre tra loro si stabilisce un forte legame. Il loro destino però è già segnato.