Nella Casa Verde i due poli geografici sono la costa peruviana e la selva amazzonica. In Vargas Llosa - ed è una costante della letteratura americana che ha dato, per fare solo un esempio, un capolavoro come Cento anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez - la storia del suo popolo e del suo paese è ricuperata al livello di mito simboleggiato dalla Casa Verde, il postribolo le cui vicende coincidono con la storia della città di Piura e dei suoi abitanti. Ma il mito implica una rottura del tempo storico e della logica dei fatti che Vargas Llosa compie con un procedimento, continuamente interrotto, di messa a fuoco "a ritroso".Passato e presente si confondono nei tempi della narrazione, e a poco a poco il lettore va scoprendo frammenti di verità e profili di personaggi che si sovrappongono per raccontare una storia. Che è quella della trasformazione violenta di Piura, piccolo centro di provincia dedito all'agricoltura e al commercio del bestiame, in una grande e tumultuosa città moderna. E' un processo inesorabile che travolge con automobili, grattacieli e fabbriche, gli abitanti e i costumi più radicati. Ora che persino la Mangacheria, l'agglomerato di capanne ai margini della città, variopinto crogiolo di razze e di miserie, dove sorgeva l'originaria Casa Verde, è diventato uno squallido suburbio, la vecchia Piura e i suoi personaggi, don Anselmo, padre Garcia, il dottor Zevallos, la Santera Domitilla, sono frammenti di una storia ricostruibile solo per evocazione, nei modi e nelle cadenze della mitologia popolare. La Casa Verde è però anche metafora dell'altro polo geografico, l'Amazzonia, immensa distesa di acque e foreste dove la colonizzazione non riesce a fissare che alcuni avamposti: le missioni e le guarnigioni militari.
Un padre dall'immaginazione troppo fervida, un figlio diabolicamente angelico, una matrigna dalla sensualità irresistibile sono i protagonisti di questo romanzo di raffinato erotismo. Rigoberto, il padre, è un uomo di successo, appassionato d'arte e di letteratura. Eppure qualcosa lo tormenta, qualcosa lo spinge, nelle notti insonni, a frugare tra i numerosi quaderni dove per anni ha annotato emozioni, sentimenti, riflessioni. È la nostalgia per Lucrecia, la seconda moglie che ha condiviso con lui dieci anni di notti appassionate e inventive. E mentre don Rigoberto soffre da solo, Lucrecia è relegata nel suo appartamento vittima di un simmetrico rimpianto per l'ex marito. Che cosa ha potuto separare dunque due persone che si amano così tanto?
Questa commedia unisce il mondo della Commedia dell'arte con "La Locandiera", composta nello stesso anno. Goldoni riesce a sviluppare caratteri, situazioni e dialoghi, tra il tragico e il farsesco, delineando attraverso la protagonista un memorabile ritratto di donna. La commedia narra di come la serva Corallina, amante di Florindo, il figlio del suo antico padrone, riesca a favorire il matrimonio fra il suo amato e la ricca Rosaura, scalzando così il figlio della scaltra Beatrice, andata in sposa al padre di Florindo. Sacrificato dunque il suo amore, Corallina sposerà il servo Brighella.
Emblema della città e fulcro di una delle più belle piazze del mondo, la cattedrale di Parma venne consacrata con il suo battistero nel 1106. Dai bassorilievi dell'Antelami agli affreschi del Correggio, dall'impronta del romanico padano agli influssi gotici già intuibili che tanto affascinarono Stendhal, il libro conduce il lettore nel cuore della storia dei due monumenti giustamente famosi nel mondo.
Dieci personaggi tanto vivi da balzare fuori dalla pagina, dieci storie di una Sicilia senza tempo, insieme mitica e reale. Angiolina la cappellaia, nata con difetto, ha lavorato tutta la vita per dimostrare di essere migliore degli altri: la manina di ferro come un'insegna di guerra, "il sangue ci aveva messo in quel negozio". Non lascerà certo che suo figlio, Fortunato di nome e di fatto, metta a repentaglio "L'Altamoda del cappello". "Per non perdersi la luna", Ninofocu dorme all'aperto anche d'inverno. Se le nuvole sono basse accende un fiammifero dopo l'altro, cosi la luna può ritrovare la rotta... Angelo figlio della Madonna, "un Aiace in panni da pescatore", non lascia mai il lago, che un novembre di tanto tempo prima ha inghiottito il suo amore impossibile. Là, da sessant'anni, aspetta Aurora, che forse arriverà di notte camminando sull'acqua. Dieci piccoli racconti, una scrittura che travolge il lettore illuminando sentimenti struggenti e disamori, sfide senza limite, volontà di riscatto dalla "natura matrigna" e dall'infinita aridità del potere e del denaro. Dieci storie che rappresentano l'intemperante esuberanza della vita non senza amarezza, ma con uno sguardo che sorridendo giudica e commuove.
Santarcangelo di Romagna è un luogo magico per la poesia. Ha dato natali e lingua a tre poeti, amici fra loro: Tonino Guerra, Nino Pedretti e Raffaello Baldini. Per la sua morte prematura Pedretti, fra i tre, è quello che finora ha avuto meno fortuna, ma questo volume, riunendo le sue raccolte in dialetto, intende proprio riproporre un'esperienza poetica di tutta importanza, per nulla classificabile come minore. I versi in dialetto di Pedretti possono suonare più crudi e avere un tono risentito, a volte anche esplicitamente di protesta sociale. Altrove, invece, fanno affiorare piccoli oggetti della vita quotidiana e minimi personaggi attraversati fugacemente dal senso (o dal nonsenso) della vita, pronti a lasciare il posto ad altri oggetti, ad altre presenze umane non meno precarie. Pedretti si dimostra poeta vero in entrambe queste tonalità.
Sfera pubblica, informale e "spontanea", e procedure della democrazia sembrano oggi destinate a un confronto sempre più diretto e risolutivo. La riflessione di Habermas prende in considerazione le trasformazioni ultime degli stati nazionali e propone di ripartire dal dato ineliminabile della democrazia come valore raggiunto e maturo. Oggi i cittadini possono ancora prendersi a cuore i diritti politici di partecipazione solo integrandosi nella comunicazione pubblica di una politica liberale ed egualitaria. D'altra parte, gli organi deliberativi dovrebbero rimanere permeabili e ricettivi verso temi, valori e programmi che pervengono loro da parte di una sfera pubblica non strutturata dall'alto. Solo se prendesse piede un simile "gioco di scambio" il concetto di cittadinanza politica potrebbe significare qualcosa di piÙ che un semplice aggregarsi di interessi prepolitici e un godimento passivo di diritti paternalisticamente concessi.
"La "Scienza in cucina", oltre ad essere quel delizioso ricettario che tutti, almeno di nome, conoscono, punto fermo della tradizione culinaria italiana, e perfetto manuale di alimentazione saporita e, insieme, equilibrata, svolse anche, in modo discreto, sotterraneo, impalpabile, il civilissimo compito di unire e amalgamare, in cucina prima e poi, a livello d'inconscio collettivo, nelle pieghe insondate della coscienza popolare, l'eterogenea accozzaglia delle genti che solo formalmente si dichiaravano italiane". Cosi scrive nella sua introduzione Piero Camporesi - profondo conoscitore della letteratura e della cultura popolare - offrendo al lettore l'edizione più completa, accurata e precisa di questo monumento alla tradizione gastronomica italiana che è al tempo stesso un vero e proprio classico dell'Ottocento.
Anand e Nisha vivono felici nella Valle d'Argento, dove stanno studiando per apprendere le varie arti magiche che gli consentiranno un giorno di diventare Guaritori come il loro amato Maestro Abhaydatta. Un giorno Anand ha una visione paurosa e premonitrice: una povera donna di un villaggio remoto dell'India chiede disperatamente aiuto per liberarsi dallo spirito malvagio che ha soggiogato gli abitanti. Abhaydatta riceve l'incarico di partire per questa pericolosa missione e, pur contravvenendo agli ordini, Anand decide di non lasciarlo solo. In compagnia di Nisha e della Conchiglia magica, i due attraversano un portale magico e affrontano un viaggio nel tempo e nello spazio. Vengono catapultati in un'epoca lontana, nel Bengala dei nawab musulmani, dove assumono identità diverse da quelle originarie e dove tutto sembra obbedire a leggi inconsuete. Per sconfiggere il male che minaccia di distruggere il regno del passato e il villaggio del presente, sarà necessario l'aiuto di un altro oggetto magico, uno specchio, e la collaborazione inattesa di un giovane principe. E naturalmente servirà tutta la forza e il coraggio di cui Anand e i suoi compagni di avventura sono capaci.
Una miscellanea di articoli giornalistici, racconti, poesie, lezioni, prefazioni, saggi, interventi orali e relazioni che Grace Paley ha pubblicato nel 1998 con il titolo "Just as I tought". I testi, perlopiù di carattere autobiografico, raccontano delle esperienze personali del'autrice, le sue convinzioni politiche, la cronaca delle sue battaglie pacifiste, i rapporti delle missioni in Vietnam del Nord nel 1969, ma riportano anche le sue lezioni di scrittura creativa e i suoi saggi letterari: l'infanzia in una famiglia di ebrei russi immigrati in America, il periodo dell'impegno civile, il femminismo, fino all'opposizione alla Guerra del Golfo. Quasi un secolo di battaglie ma anche di passioni letterarie testimoniate da un'autrice sempre in prima linea, considerata punto di riferimento fondamentale sia da autori affermati - uno per tutti Philip Roth - sia da quelli più giovani come Ali Smith e A. M. Holmes. Un vero ritratto-documento della vita culturale e politica americana dagli anni Sessanta a oggi.
Struggenti e ingegnose, le storie racchiuse in "Risvegli nel buio" raccontano di una rivelazione che capovolge l'esistenza. Le protagoniste, figlie inconsapevoli di uomini e donne che, in veste di vittime o di carnefici, hanno vissuto in prima persona gli orrori dell'Olocausto, sono colte nel momento in cui la verità sulla loro ascendenza, cercata o respinta che sia, sbaraglia ogni loro certezza. In "La casa sulla Kronenstrasse" una newyorkese di adozione, spinta da alcune parole pronunciate dalla madre sul letto di morte, affronta un viaggio oltre Oceano per ritrovarsi, per la prima volta, a casa. L'ebrea ortodossa di "La scimmia di porcellana" vive con rigore la propria identità fino a quando, per amore della figlia maggiore, accetta di mettere a nudo un passato insospettabile. In "La lampada" un oggetto raccapricciante eppure prezioso diventa il simbolo di una comunione ideale fra tre donne che si trasmettono tacitamente il testimone della vita. E i ruoli di psichiatra e paziente si dilatano a esplorare più antichi e inquietanti legami in "Oscure pulsioni del sangue".
Il conflitto tra israeliani e palestinesi, e rispettivi progenitori, dura da oltre cent'anni. James Gelvin ne offre una ricostruzione storica completa e aggiornata al 2006, partendo dalla metà dell'Ottocento, quando gli abitanti della Palestina ottomana e gli ebrei dell'Europa orientale cominciarono a definirsi come "comunità nazionali" e in breve diedero origine a due movimenti nazionalisti contrapposti, che rivendicano ancora oggi la proprietà di una stessa terra. Dalla nascita dello Stato d'Israele in poi, il susseguirsi di guerre, sommosse, occupazioni e attentati che hanno insanguinato quei territori ha polarizzato l'attenzione internazionale, conferendo alla vicenda un'impronta di unicità. Gelvin analizza le interazioni tra le due comunità che si contendono la Palestina: i reciproci miti nazionali, le logiche interne che hanno innescato il conflitto, le condizioni storiche e le pressioni esterne che ne hanno influenzato lo svolgimento, il coinvolgimento degli Stati arabi e delle altre potenze straniere, i negoziati di pace, fino al recente "disimpegno" da Gaza, in uno scenario da incubo di cui è difficile immaginare la fine.