Miguel Barnet apre la sua raccolta di racconti con Fatima e Miosvatis. Miosvatis è narrata attraverso le persone che la conoscono: il fidanzato tedesco, la vecchia vicina chiacchierona e la sorella. Fatima è invece un travestito che in prima persona si racconta mescolando i propri ricordi a quelli della città e in particolare quelli della Cuba rivoluzionaria, tra turisti e spettacoll en travesti. La seconda parte del volume è dedicata alle "Regine" dei tempi passati, mediante brevi ma folgoranti ritratti: Rachel la corista; zia Sunsita, vitale, amante della propria libertà e nemica delle convenzioni; la vecchia domestica nera Petrona che, non accettando il trasloco dal quartiere del Cerro alla morte del capofamiglia, decide di perdersi nelle strade della capitale; Agata, amante della poesia; la triste Milagros, sconfitta dalla vita e infine la vecchia Elvira, che vive accompagnata dalle statuine della Miracolosa e di Santa Barbara.
Alcuni scrittori di valore sono anche stati matematici di professione: da Omar Khayyam a Bram Stocker, da Lewis Carroll a Alexander Solzenicyn. E non è raro che in alcuni romanzi ci siano pagine dedicate alla matematica o con matematici protagonisti. In questa antologia vengono però raccolti solo quei racconti che per intero ed esplicitamente si sono ispirati al mondo della matematica (per tema o struttura del racconto). Due storie di Borges ispirate a quei "libri di logica e matematica letti ma non perfettamente compresi", l'integrazione matematica come integrazione razziale in Pynchon o il rapporto tra uomo e donna sotto forma di anello di Moebius in Cortázar. Tra gli altri racconti si ricordano quelli di Calvino, Buzzati, Huxley, Cheever e McEwan, Saramago, Del Giudice, Voltolini, Musil. Uno spazio particolare è riservato alla fantascienza, che con la matematica ha spesso mostrato grandi affinità.
Dagli anni della formazione intellettuale tra i cinefili del Cineguf all'approdo nell'orbita della fronda e della lotta politica. Dallo sconforto del dopoguerra in una Roma dove il cinema è agonizzante, alla scoperta di una nuova frontiera di cultura europea in una Milano bohémien. Dalle prime prove come sceneggiatore e aiuto regista con Rossellini in "Germania Anno zero" e nella stesura di "Riso amaro" di De Santis, così l'autobiografia di Carlo Lizzani è una ricostruzione minuziosa delle tappe fondamentali di un cammino accidentato: tra fedeltà alle istanze estetiche ed etiche di un cinema risorto dalle macerie della guerra e apertura verso i generi più disparati; tra impegno politico attivo nelle file del Pci e bisogno di narrare, da un osservatorio privilegiato e libero, il recente passato così come le stagioni più calde di un presente tutto da decifrare. Tra faticosa ricerca di sotterfugi per aggirare le strettoie di una censura occhiuta e i contraccolpi di un maccartismo strisciante; tra radicali ripensamenti sotto l'urto dei movimenti contestatari e neoavanguardistici, e riassestamenti, infine, per non soccombere dinanzi al diktat del mercato. Il tutto rievocato attraverso un gioco continuo di rimandi al passato (custodito in lettere, note di diario, articoli, interventi) e riflessioni sul presente.
Per vivere questa nuova avventura Salgari ci trasporta sul delta del Gange, in una jungla nera, dove il buio è popolato di giorno da un silenzio funebre e di notte da un frastuono di urla, ruggiti e sibili che gela il sangue. È sullo sfondo di un ambiente così ostile e misterioso che si intrecciano le vicende di Tremal-Naik, cacciatore di serpenti ed eroe solitario, Kammamuri, suo fedele compagno, il diabolico Suyodhana, Ada Corisbant, figlia di un ufficiale inglese che è stata rapita dai Thug, i sanguinari fedeli della nera Kali, le cui vittime vengono offerte in sacrificio alla dea della morte e della distruzione.
Quando, nella primavera del 1914, Josef parte da un villaggio austroungarico verso l'America, sua moglie Agnes è sicura che presto farà ritorno a casa. Invece, la Grande Guerra li dividerà per sei anni. Agnes e sua suocera non si sentono certo arenate a Novo Selo. Le due donne ringraziano il cielo per l'arrivo di un turco (un prigioniero di fede musulmana comparso nel granaio) che le aiuta nei lavori pesanti. Ottant'anni più tardi, a Milwaukee, il nipote più anziano racconta la segreta passione di Agnes per il turco, e tutte le vicende e gli amori proibiti di tre generazioni di una sola famiglia: tre storie d'amore perduto capaci di superare il tempo e gli ostacoli che s'intersecano, si perdono e si ritrovano sballottate dal mare tempestoso del ricordo.
Joseba e David, due grandi amici, quasi due fratelli, si rincontrano in California e ricordano i tempi della loro vita nella terra natale di Obaba. Il magico mondo rurale basco della loro gioventù (fatto di feste e amori, di boschi e verdi montagne, di farfalle e rospi) stravolto dalla Guerra Civile e dalla sua tragica "coda", la lotta contro il franchismo che si tramuta, dopo il ritorno della democrazia, nel terrorismo dell'Eta, in cui David è stato militante attivo prima di fuggire in California grazie a un'amnistia. Due amici la cui storia, riscattata dai propri inferni, serve ad Atxaga per affrontare il tema della memoria, della nostalgia, dell'amicizia e quello della tristezza di chi lascia la propria terra natale sapendo di non poter tornarci.
Un uomo e una donna si danno appuntamento su una panchina dei Jardins du Luxembourg a Parigi. È un giorno piovoso di fine estate, e poco dopo i due si ritrovano in un albergo vicino e trascorrono il pomeriggio intero a fare l'amore. Quali fantasie abitano la mente e il corpo di due esseri che vogliono dimenticare il loro passato e che sanno d'essere senza avvenire? Véronique Olmi racconta ogni dettaglio, ogni emozione ed eccitazione con una prosa intensa e lancinante. Vengono in mente certe pagine di Marguerite Duras, ma l'autrice, esperta drammaturga, aggiunge qui i segreti del proprio mestiere. Il risultato è un racconto erotico in cui l'intreccio prevedibile si carica di suspense e i gesti del desiderio assumono una gravita piena di pudore.
Gli ebrei che combatterono contro il nazifascismo in tutta Europa furono centinaia di migliaia. In questo romanzo Primo Levi racconta le avventure drammatiche e vere di quei partigiani ebrei polacchi e russi che resero colpo su colpo a chi tentò di sterminarli. Dalle foreste della Russia Bianca attraverso incontri, separazioni, battaglie, stretti da vincoli fraterni e da passioni contrastate, i protagonisti di questa interminabile epopea percorrono la Polonia e la Germania, e raggiungono tra molte peripezie le vie della vecchia Milano. Venato di comicità sottile e mai incline a compiaciute descrizioni, "Se non ora, quando?", il primo, vero romanzo dell'autore di "Se questo è un uomo", si è imposto al grande pubblico, vincendo, quando uscì nel 1982, il Premio Campiello e il Premio Viareggio.
Mitterrand: l'uomo di governo nella V Repubblica, federatore e rifondatore dell'opposizione a De Gaulle e al gollismo negli anni Sessanta e Settanta, capo degli esecutivi nei due decenni successivi. Chi volesse approfondire la conoscenza di questo protagonista della scena politica europea ha ora a disposizione questa biografia, scritta da un profondo conoscitore della vicende storiche d'oltralpe. Un libro che è dunque, inevitabilmente, anche una storia della Francia del secondo Novecento: a partire dalla Resistenza (di cui Mitterrand è stato protagonista), attraverso il ritorno di De Gaulle e l'edificazione della V Repubblica, e poi con l'unificazione di una sinistra divisa, isolata ed egemonizzata dal potente partito comunista.
Doro si è sposato, ha lasciato Torino per Genova e da troppo tempo non vede un suo vecchio amico, un professore più che trentenne. Ma in un giorno d'estate, Doro ritorna. A quanto dice, gli è semplicemente venuta voglia di rivedere il suo paese, eppure l'amico di un tempo non gli crede: lo accompagna per i luoghi della loro giovinezza e intanto prova a scavare sotto quella scorza taciturna ed evasiva, alla ricerca di un dramma intimo. Il professore continuerà a cercare quel dramma anche quando seguirà Doro al mare, e soprattutto quando incontrerà la moglie del suo amico, Clelia: una donna volubile e affascinante. Troppo, forse, perché il suo matrimonio funzioni. Un romanzo intenso e malinconico sui misteriosi e ambigui sentimenti che lasciano gli individui soli dinanzi al loro ineluttabile destino.
Il vecchio William Dorrit è rinchiuso da molti anni per debiti nella prigione londinese di Marshalsea. A prendersi cura di lui è la devota figlia Amy, la piccola Dorrit, innamorata in segreto del giovane amico di famiglia Arthur Clennam. Ma un'improvvisa eredità cambierà completamente le cose. In questo romanzo il grande scrittore inglese concepì un potente apologo su povertà e ricchezza, scagliandosi come mai prima contro la società vittoriana e il ceto medio che la rappresentava. Scritto tra il 1855 e il 1857, La piccola Dorrit riflette con la forza di un linguaggio visionario la vis polemica di Dickens nei confronti delle istituzioni e smaschera attraverso la finzione letteraria l'ipocrisia di finanzieri spregiudicati e corrotti. Il titolo originario del romanzo, poi cambiato dall'autore, non a caso era Nobody's Fault, "Non è colpa di nessuno": allusione efficace, - come scrive Carlo Pagetti nell'Introduzione, - "a un mondo dove nessuno si assume le responsabilità delle proprie azioni, e dove gli stessi personaggi sono dei "nobodies", oscurati dalla propria mediocrità, dall'insoddisfazione psicologica e dalla cecità morale".
Si dice che Lady Diana sia morta a causa del suo autista, Henri Paul, ma forse è vero proprio il contrario. Da qui parte questo romanzo-verità: colpito dalla morte della principessa e dal destino del suo autista, Sebaste avvia a Parigi una ricerca che finisce per diventare messa in scena assoluta della verità, e della sconfitta, della letteratura.