Giovanni Moro è il figlio di Aldo. Ma questo non è un libro autobiografico. L'autore riflette sugli anni Settanta, in cui la sua vita è cambiata, guardandone l'irrimediabile complessità. Un decennio in cui non sempre si capisce chi siano i buoni e chi i cattivi, in cui comportamenti giustificati facilmente tralignano, in cui il confine fra uso della forza e ricorso alla violenza è spesso labile e quelle che appaiono buone cause a ben guardare possono non esserlo. Non riuscire a capire quel periodo troppo tormentato, terribilmente violento, comporta il non capire l'oggi che ne deriva strettamente, sia dal punto di vista politico e sociale che da quello delle biografie dei singoli viventi.
L'autobiografia di Günter Grass si apre nel 1939, con lo scoppio della guerra, nella quale risulta immediatamente coinvolta Danzica, la città natale dello scrittore e il centro nevralgico dell'opera che gli diede la fama, "Il tamburo di latta". E proprio con la stesura e la pubblicazione del grande romanzo negli anni Cinquanta, il libro si chiude. L'attenzione della stampa internazionale si è soprattutto concentrata sulle pagine in cui Grass confessa di essere stato nelle Waffen-SS: presentatosi volontario a quindici anni per servire nei sottomarini, viene, due anni dopo, arruolato in un battaglione delle SS appena costituito. La sua presenza sul fronte orientale dura poche settimane: sopravvive ad alcune operazioni di guerra e finisce prigioniero degli americani. Ciò che fa scandalo non è il suo arruolamento, ma il successivo silenzio e il ruolo di censore intellettuale e morale assunto dall'autore negli ultimi sessant'anni. Al centro della seconda parte dell'autobiografia c'è la Germania del dopoguerra, con Grass che per un anno e mezzo non sa se i famigliari siano ancora vivi. Nonostante tutto, l'autore riesce a descrivere la vita del campo di prigionia americano con pagine esilaranti. Ritrovata la famiglia decide di diventare scultore, ma presto iniziano i contatti con il mondo letterario (Benn e il Gruppo 47) e, come dal nulla, preceduto solo da qualche racconto, pubblica il primo grande romanzo, "Il tamburo di latta".
Uscito nella sale nel 1985, "Shoah" è un documentario di nove ore che raccoglie le parole di superstiti e testimoni: quelli che in genere rifiutano di parlare, le vittime sopravvissute, coloro che si sono resi complici dell'orrore. Sono le facce degli intervistati a esprimere l'indicibile, accostate alle immagini dei luoghi in cui è avvenuto il genocidio ebraico: non come erano allora, ma come sono adesso. L'orrore è in quello che viene detto, non nelle immagini. Conta ciò che è avvenuto: come, prima ancora che perché. Grazie a questo mosaico Lanzmann riesce a ricostruire un'immane tragedia. La prefazione è di Simone de Beauvoir, il film è presentato da un testo di Moni Ovadia "Mostrare l'indicibile".
1830, complotto a Istanbul. Una serie di omicidi costringe Yashim ad abbandonare le amate letture, l'adorata cucina: dovrà diventare detective. Nelle sue investigazioni Yashim frequenta ambasciate e diplomatici, si reca da guide e corporazioni, coltiva l'ambiente dei danzatori eunuchi, gruppo di magnifici travestiti di cui fa parte un'amica informatrice che farà una brutta fine. Le sue indagini sembrano condurre ai Giannizzeri, il potente corpo d'élite ottomano, per secoli considerata la fanteria più efficiente e feroce del mondo. Nel frattempo una serie di incendi minaccia la città, e poiché i Giannizzeri sono anche i pompieri della capitale tutto sembra preparare il loro minaccioso ritorno...
Estasi, rapimenti, visioni, elevazioni che alterano e ispirano sono talvolta divenuti linguaggio, costituendo un patrimonio culturale che è stato studiato solo a tratti e non sempre con sistematicità. Più conosciuta è la mistica medievale, assai meno quella fiorita nei primi secoli dell'età moderna. Questa antologia, frutto di una lunga ricerca, raccoglie i più importanti testi mistici del Cinque e Seicento, molti dei quali per la prima volta riprodotti da stampe antiche. Come scrive Carlo Ossola nell'introduzione: "La mistica non è un territorio o un genere, ma un orizzonte creato da una molteplicità di punti di vista: è un'esperienza che inonda il corpo che la patisce; è una memoria di testimoni, di confessori, di biografi, di quella manifestazione divina; è una via della teologia, breve, compendiaria, fatta di aspirazioni, afasie, orazioni giaculatorie, che annulla sé ma anche ogni distanza dal divino, che non ha gradi o misura: la mistica si definisce come "adhesio, copulatio, coniunctio"; è infine un dettato di poesia biblica, "cella vinaria" che riscrive il Cantico dei Cantici, ma che attraversa il deserto di Giobbe, il pelago di Giona, sale alla Gerusalemme dei Salmi e dell'Apocalisse. Questo libro, per la prima volta rispetto ad altre antologie della mistica, distingue dunque i quattro "registri" della parola mistica, i quali - sebbene indichino un'ideale parabola sull'asse temporale - non sono mai altro che registri, partitura di un canto che brucia le note e rimane eco interna".
Sull'isola tropicale di Bouganville - dove vive Matilda, la giovane protagonista del romanzo - dopo l'inizio dei disordini e l'arrivo dei soldati, di bianchi ne è rimasto soltanto uno. È l'eccentrico Mr. Watts, uno strampalato avventuriero neozelandese, un ex attore di teatro che porta in giro la moglie indigena su un carrello. Siccome non c'è nessuno che tenga aperta la scuola, Mr. Watts si propone come maestro e decide di leggere ad alta voce un libro malconcio, scritto dal "suo" amico Dickens: "Grandi speranze". Per Matilda ben presto Pip diventa una persona viva, ne scrive il nome sulla sabbia e lo decora con le conchiglie; è reale quanto sua madre, che invece è infastidita dal fatto che la figlia non si appassioni all'unico libro che si debba leggere, vale a dire la Bibbia, introdotta nell'isola dai missionari tedeschi. Ma la ragazzina non è l'unica a credere in Pip, gli danno la caccia anche gli ottusi soldati: su un'isola in guerra, il potere dell'immaginazione può essere il più pericoloso, tanto che, quando il libro brucia insieme agli edifici dati alle fiamme dai militari, Watts decide di proporre agli allievi di mantenere in vita Pip ricostruendone le imprese con la memoria. E sempre a Pip Matilda dovrà la svolta del suo destino.
"Il ragazzo dagli occhi neri" è il figlio, nato orfano, di un principe egiziano portato come prigioniero di guerra dalle terre delle crociate a Zurigo e ucciso dai servi del crudele usurpatore Mangolt. Di quel ragazzo Laura Mancinelli racconta l'intera formazione sentimentale, che culmina nella decisione di partire dalle montagne zurighesi verso la Terra Santa e i luoghi dove viveva suo padre. Ha cosi inizio una grande avventura sul mare e in terre favolose e ignote, alla ricerca delle proprie radici e di una possibile giustizia.
All'inizio degli anni quaranta, il cinema poliziesco americano comincia a cambiare radicalmente. Le immagini si fanno sempre più cupe, gli eroi diventano incerti e frastornati, il racconto è reso tortuoso da flashback, incubi, violenze sadiche. È il segno di un'angoscia novecentesca che si sta insinuando all'interno della fabbrica dei sogni hollywoodiana. La critica francese si accorse di questa visione cupa del mondo e parlò di "film noir" americano: un cinema che diventava improvvisamente nero e disperato. Con il tempo, il termine è diventato un'icona alla moda, rappresentando un malessere nel cuore della società dello spettacolo. Ma secondo quali percorsi il cinema criminale americano ha attraversato la sua stagione classica del noir, dove di colpo il pubblico veniva scosso nelle sue certezze, era costretto a identificarsi con un assassino, veniva avvolto da immagini dai contorni sempre più indecifrabili? Questo libro ripercorre quella grande stagione, attraverso i film più famosi e i più oscuri B-movie, alle origini delle mescolanze fra poliziesco e melodramma, suspense e horror. È il cinema di Humphrey Bogart e di Rita Hayworth, di Fritz Lang e di Billy Wilder, ma anche di Orson Welles e del primo Stanley Kubrick: da "Il mistero del falco" a "Rapina a mano armata", passando per tanti piccoli e grandi classici. Un affresco di ampio respiro su un periodo leggendario della storia di Hollywood: per capire finalmente da dove proviene il noir di oggi.
"In queste storie è espressa con forza la manifestazione massima del mistero dell'uomo: il potere e l'attesa di essere stupiti. Lo stupore di cui parla Bevilacqua è una forma di felicità, allontana la paura della morte". Con queste parole, nel 1984, Jorge Luis Borges commentava sulle pagine di "la Repubblica", insieme a Eugène Ionesco, il tema del "mistero" nelle opere di Alberto Bevilacqua. Le storie qui riunite - molte inedite, altre pubblicate su giornali, riviste o in volume - sono per la prima volta raccolte in un libro unitario. Alcune contengono il germe di un romanzo futuro, e tutte nel loro insieme danno forma a un viaggio iniziatico: dalle esperienze più personali alla vicenda dell'uomo contemporaneo. Il viaggio si snoda per stazioni: "Il tempo della leggenda"; "L'Argine dei folli"; "Personaggi della mia terra-acqua"; "Prime cerimonie dei sensi"; "Personaggi parmigiani"; "Storie quasi coniugali"; "La mia Roma dai mille volti". L'intero viaggio, che si conclude con "Il delirio del mondo" e "II vento dei folli", pare commentato a distanza dalle parole che Leonardo Sciascia ha usato per alcune delle storie qui raccolte: "È il bilancio di una vita, è l'angoscia di conti che si devono far tornare, è confessione, è ironia, è nausea esistenziale. Ma è anche pietà, è anche amore".
La memoria dell'Olocausto è alla base dell'identità di Israele; la Shoah è presente nella legislazione, nelle preghiere, nei tribunali, nelle scuole, nei monumenti: l'intera società non cessa di definirsi attraverso quella tragedia, una relazione complessa e ambigua che questo libro analizza con precisione. I morti della Shoah hanno un ruolo centrale nel dibattito politico, in particolare in rapporto col mondo arabo: dalla guerra del 1948 a oggi, non c'è conflitto armato implicante Israele che non sia stato definito e concettualizzato in termini legati alla Shoah. La tragedia di Auschwitz, il cui ritorno è sempre percepito come un'eventualità, è diventata il principale riferimento da opporre a un mondo sistematicamente ostile e antisemita: lo Stato di Israele si è così dotato di un'aura di sacralità che lo rende quasi impermeabile.
Questo volume raccoglie la totalità dei testi sparsi di Gilles Deleuze usciti in Francia e in altre parti del mondo tra il 1953 e il 1974, dall'apparizione di "Empirismo e soggettività", sua opera prima, fino ai dibattiti che seguirono la pubblicazione dell'Anti-Edipo. Sono articoli, relazioni, prefazioni, interviste o conferenze che non compaiono all'interno di nessun'altra opera di Deleuze. I testi forniscono alcune tracce ed alcune tappe essenziali, illuminando aspetti sconosciuti del divenire filosofico di Deleuze e dotando il lettore di una chiave centrale per comprendere la permanenza dei problemi che lo hanno accompagnato.
Laura ama il marito e gode con pienezza della propria vita. Un'estate però scopre un nodulo al seno. Oltre al marito, che non smette mai di amarla, Laura trova nel medico curante un alleato, che col tempo diventa sempre più importante: l'amore che infine nasce tra Laura e Palmieri - l'oncologo che la cura - mette alla prova i principi etici di entrambi, eppure nessuno dei due trova giusto rinunciare a ciò che provano. È di questa relazione che, qualche tempo dopo la morte di Laura, Clara, viene incidentalmente a sapere. Clara sa che non è la prima volta. Qualche anno prima, il rapporto di una sua collega, anch'essa malata, con il suo oncologo, aveva scatenato pettegolezzi. Il segreto del medico si impadronisce di Clara come un'ossessione. Per entrare in contatto con lui è disposta a tutto. Perfino a simulare i sintomi di un linfoma incurabile...