Per la prima volta i segreti dell'antica arte della Giudologia sono qui rivelati. Una guida imprescindibile alla storia mondiale e alla cultura pop che vi indicherà quale star disprezzare (Madonna), quale libro lasciare perdere (praticamente tutto Hemingway) o quale paese evitare (Turkmenistan). Con in piú una lista dei migliori ebrei da sposare (sapevate che Scarlett Johansson è ebrea?) e, per i gentili, l'utile questionario Quanto sei ebreo? (ricordate quel che diceva il Primo ministro israeliano: "Chiunque sia cosí meshugge da dichiararsi ebreo, è ebreo).
Prussia, 1804. Perché il grande filosofo Immanuel Kant conserva in un laboratorio segreto le teste spiccate delle vittime dei delitti orrendi che da qualche tempo fanno pensare ai buoni cittadini di Koenigsberg che la città è invasa dalle potenze oscure, forse dal Demonio? Che cosa sta cercando Kant? Chi è il vero autore del manoscritto maledetto "Critica della ragione criminale" che sembra avere a che fare con le uccisioni? E perché a indagare sui crimini viene chiamato il giovane procuratore Hanno Stiffeniis che proprio a Kant ha confessato di essere stato affascinato dalla possibilità del delitto gratuito quando a Parigi ha visto ghigliottinare il re?
Frank Lucas ha trascorso gli anni Settanta rifornendo di droga la sua Harlem. Con un piccolo dettaglio: per fare arrivare la polvere bianca sulle strade di NY ha usato le bare dei marines uccisi in Vietnam. Si dice che una partita di eroina particolamente abbondante sia tornata in America con lo stesso aereo di Henry Kissinger, in visita in Cambogia. Lucas ha fatto la vita del gran signore, amico di politici, pugili e cantanti, ma è anche stato capace di uccidere un uomo con le sue mani. E ancora oggi, dopo ventisette anni di carcere, basta un lampo improvviso nei suoi occhi per terrorizzare chiunque. American Gangster è la sua storia, ma è anche la storia di NY, esplorata con la cura e l'amore profondo del grande reporter di strada. Dal nuovo re delle Triadi di Chinatown al solitario rapinatore irlandese di Hell's Kitchen; dagli angoli piú malfamati del Lower East Side alle strade notturne esplorate da improvvisati e imberbi taxi driver, fino al mondo della prostituzione d'alto bordo.
Forse il degrado della politica e delle sue parole sta proprio nell'agire pensando di essere soli e nel pensare solo a se stessi. "Nei primi anni del secolo con Federica Montevecchi abbiamo pensato di scrivere questo libro con un obiettivo che si presentava ambizioso. Eravamo profondamente colpiti dal degrado del linguaggio politico in quel periodo che per brevità, e con una certa facilità polemica, chiamavamo il tempo di Berlusconi e che era anche il tempo nostro. In politica si parlava a vanvera, le parole non avevano più peso, soprattutto quelle del governo: se si poteva dire solo quello che conveniva, quale significato poteva avere un impegno per O futuro? Ci proponevamo, con Federica, di analizzare i motivi di questo degrado e, se possibile, di indicare una via di uscita. Il nostro punto di partenza sembrava semplice: perché le parole della politica apparivano prive di senso?". Così scrive Vittorio Foa introducendo questo volume in cui, ciascuno dei due autori compone una riflessione sul senso delle parole della politica.
In questa antologia, che prende le mosse dai veterani della lirica ebraica della seconda metà del Novecento, sono presenti autori di grandissimo valore: da quelli più affermati, come Yehuda Amichai (con versi sliricizzati, pervasi dal senso imminente della fine) e Nathan Zach (ironico e beffardo), ai più giovani come Shimon Adàf (le cui origini orientali gli permettono un'intima disanima del gioco delle identità culturali). In molti poeti è presente una vena erotica: Aharon Shabtai (che resta uno degli autori più politicizzati) rappresenta l'esperienza amorosa come fisicità assoluta; Dalia Rabikovitch propone un'immagine di donna fragile alla ricerca di autonomia, mentre nei testi di Aghi Mishòl l'uomo è oggetto non solo di desiderio ma anche di compatimento e di malcelata irrisione. Vi è poi la piena esperienza religiosa di Admiel Kosman e l'attualità politica dei versi civili di Ytzhak Laor.
Verso la fine degli anni '30 tre amici di Buenos Aires - Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares e sua moglie Silvina Ocampo - decidono di inventare una sorta di personalissima antologia dei propri autori preferiti. Nasce così, nel 1940, l'"Antologia della letteratura fantastica", una silloge di settantacinque racconti fantastici: da Niu Sengru a Martin Buber, da Lewis Carroll a Cocteau, da Chesterton a Joyce, da Kafka a Kipling. Naturalmente, il "fantastico" va inteso in senso borgesiano: una letteratura segnata dall'immaginario e da un nuovo modo di rappresentare la realtà, che determina una rottura con la tradizione realista in voga negli anni Trenta, e che nulla ha a che vedere con il genere "gotico".
Prima del Guggenheim di New York, prima della Casa sulla cascata, Frank Lloyd Wright nel 1909 era solo un giovane promettente architetto. Così, quando Mamah Cheney e il marito decisero di affidargli il progetto della loro nuova casa, sembrava un incarico come un altro. Nessuno poteva sapere che quella casa sarebbe finita nei manuali di architettura. Né che sarebbe stata la scintilla di un adulterio e di un amore scandaloso. Sette anni di ricerche storiche, diari, lettere e documenti per un romanzo che è al tempo stesso l'avvincente ritratto di un'anima femminile e del suo tormento, e un affresco di un'intera epoca storica.
Chi non ha sognato, almeno una volta, di piantare tutto e tutti, e sparire? Una donna corre lungo la Strada provinciale Tre, tra i camion e i gas di scarico, in un paesaggio italiano irrimediabilmente mutato e sconvolto. Forse ha scelto di fuggire, o forse deve. Che cosa nasconde, quale peso insostenibile? Ai margini di tutto, dove sembrava non esserci nulla, si compone un mondo di umanità commovente. Una storia di incontri, di misteri e di colpi di scena. Una storia che, infine, parla della nostra stessa esperienza di esseri umani, della possibilità che si ha ancora di darle un senso. E di che cosa significa oggi essere, o credersi, liberi.
"Canto di Natale" ebbe immediato successo fin dal suo primo apparire nel 1843. Vi si narra l'inquietante notte di Natale di Ebenezer Scrooge, un uomo d'affari avaro ed egoista, che ha sempre preferito contare i suoi soldi piuttosto che pensare agli altri e festeggiare il Natale. Questa volta, però, lo aspetta una Vigilia molto speciale, durante la notte riceve infatti la visita di tre spiriti: il fantasma del Natale passato, il fantasma del Natale presente e quello dei Natali futuri, che gli faranno capire ciò che veramente conta nella vita... Questo primo racconto inaugurò una consuetudine natalizia che avrebbe visto Dickens scrivere negli anni successivi altri quattro "Canti di Natale". Cinque storie animate da fantasmi, folletti e fate, che della festività sacra propongono diverse interpretazioni, sottolineandone, di volta in volta, la giocosità, la solitudine, le miserie dell'infanzia, l'aspetto soprannaturale o di satira sociale.
La tradizione ci ha consegnato questa "Legenda aurea" come una monumentale raccolta di storie di santi cui un candore di gusto antico serve a compensare una straordinaria rozzezza intellettuale, degna del Medioevo (come piace ancora immaginare) che l'ha prodotta. Ma le cose non stanno così. L'autore (1228 ca. - 1298) era persona di qualità intellettuali straordinarie, le cui responsabilità che oggi diremmo istituzionali danno chiare indicazioni: vescovo di Genova dal 1292, già priore dell'intera Provincia domenicana di Lombardia dal 1297, in momenti di violentissime tensioni religiose, sociali e politiche, ebbe incarichi di notevole responsabilità in Francia e in Ungheria, a contatto con alcune fra le persone di massimo spicco culturale e intellettuale del momento. Dalla sua "Legenda aurea" non ci si può dunque aspettare quel tono da "Fioretti" di san Francesco che tradizionalmente le si attribuisce: anzi tutto il suo sforzo sta nel ricondurre a un principio unificante le disparatissime tradizioni di vite di santi secondo un gusto sistematico che è proprio della cultura domenicana. Le vite non saranno raccolte a caso, o secondo la loro importanza locale, o secondo la loro tipologia formale o culturale, ma ricondotte al circolo dell'anno liturgico, per costruire un solo grande monumento di esempi di vita, che si dispongono con naturalezza secondo le partizioni dell'anno.
Presente da quasi un secolo su tutti i giornali del mondo, assente da qualsiasi storia del giornalismo, del costume, della lingua, il cruciverba è l'inavvertito elefante che siede nel salotto della comunicazione del Novecento. Molti lo ritengono più antico di quello che è: eppure non poteva che nascere nella New York degli anni Dieci, contemporaneamente a tutto ciò che ha costituito l'orizzonte del moderno, dalla catena di montaggio al cubismo, dal giornalismo dei reportage alla musica jazz. Vuoto, il cruciverba è una griglia ortogonale di caselle; pieno, è un caleidoscopio alfabetico in cui si frammentano e si ricompongono le parole della lingua e i nomi del mondo, dando la possibilità ai lettori di verificare le proprie conoscenze in una sfida con se stessi, circoscritta a una percorrenza in metropolitana o a una sosta in poltrona durante il weekend. La storia del cruciverba è un romanzo. I suoi personaggi sono tutti straordinariamente eccentrici (e apparentemente tutti "normali"), i suoi dialoghi collegano definizioni indiziarie e soluzioni congetturali, la sua ambientazione è la metropoli, con i suoi giornali, i suoi grattacieli, i suoi mezzi di trasporto.
Nel libro, che raccoglie il canzoniere completo, introdotto da un saggio di Edmondo Berselli, ogni brano è commentato dall'autore con testimonianze che ne ripercorrono la storia. C'è spazio anche per la sezione "Altre parole", dove sono raccolti i testi che Guccini ha scritto per altri artisti e una sua poesia inedita in dialetto modenese. In appendice, discografia, bibliografia, nota biografica e altro. Il Dvd è un montaggio originale ideato seguendo lo schema di uno spettacolo di Guccini, e utilizzando documenti inediti, tra cui un'intervista appositamente rilasciata e nuove versioni delle canzoni.