«E anche voi esigenti, se guardando la laguna sulla vostra mappa o sul Gps di ultima generazione vedete uno che va avanti girando, quello per adesso sono io, e io qua son rivà e qua me fermo.
Anche perché nella vita non ho mai pensato che per procedere bisogna andare in linea retta».
Marco Paolini
Il libro: Nel Quaderno del Milione, di Marco Paolini e Francesco Niccolini, un racconto pieno di humour e sapienza che affianca alla storia di uno degli spettacoli-leggenda di questi anni, dal 1997 a oggi, la mappa dei problemi aperti che riguardano Venezia e noi tutti. Completo di un Sillabario del Milione per orientarsi tra Foresti, Campagne e barene.
Il Dvd: Presentato per la prima volta nel 1997, e oggetto di una memorabile diretta Tv su Rai2 il 10 settembre dell'anno successivo dall'Arsenale di Venezia, Il Milione è un capolavoro del teatro di Paolini. L'edizione in Dvd di uno spettacolo che ha ormai piú di dieci anni di vita, ma di cui non esisteva finora il video, è possibile oggi grazie a una lunga lavorazione che ha portato Paolini e Jolefilm ad allestire e riprendere lo spettacolo in diverse ambientazioni, dalla Laguna di Venezia al deserto del Sahara.
«Per discorrere di stelle il nostro linguaggio è inadeguato, come chi volesse arare con una piuma: è nato con noi, ha le nostre dimensioni, è umano», così scriveva Primo Levi sulla difficoltà di tradurre il cosmo in parole. «È chiaro che nel nostro lessico qualcosa non funziona».
Solo la grande letteratura può forzare verso l'infinito i limiti delle parole conosciute: dalla cometa solitaria di Del Giudice - quasi un corpo di donna -, alla visione planetaria raccontata da Updike con il consueto sorriso a fior di labbra; dalle stelle «folgorantie tremanti» descritte da Galileo, all'irriverenza di Cortázar con la sua banda di spazzini celesti.
Venticinque racconti e due strani saggi, in bilico tra il rigore e la passione, per dire il mistero del cuore dentro quello delle leggi cosmiche, segreti entrambi persino allo sguardo implacabile dei telescopi.
Quando Primo Levi scriveva che trovare un linguaggio adeguato alla descrizione della volta celeste era sforzo immane, come «arare con una piuma», non poteva immaginare a quali risultati sarebbe giunta la ricerca scientifica: oggi siamo in grado di studiare l'universo fin da pochi istanti dopo la sua nascita. I racconti qui presentati - che comprendono un folgorante inedito di John Updike - evocano i momenti più avvincenti di questa lunga avventura alla scoperta del cosmo e dei suoi segreti. Una cronaca (quella quotidiana dell'uomo che si confronta con l'infinito) fatta di qualche successo e di molti vergognosi fallimenti, di entusiasmi infantili e di oscillazioni della fede.
Suddivisi in categorie emotive - «Piccolo atlante celeste», «Sentimento del cielo», «Astronomi» e «Cosmologie» -, i testi giocano la doppia carta dello scienziato prestato alla letteratura e dello scrittore alle prese con la prosa scientifica. Da Galileo che s'inventa un volgare italiano che possa restituire tutte le imperfezioni del volto lunare, ad Alice Munro, che rivela lo scacco delle verità scientifiche di fronte alla complessità degli affetti.
La caccia ai confini del cosmo, la ricerca della vita oltre quella nata sulla terra, sono - lo dimostra questa raccolta - temi fondanti della grande letteratura. Seguendo la «passeggiata notturna» del disincantato protagonista di Buzzati, attraverso l'ironia illuminista della giovane sposa di Theuriet, fino all'abbandono di ogni certezza dell'astronomo del Cervino realmente incontrato da Pontiggia, il lettore si scontrerà con la vertiginosa ampiezza del cielo stellato. E scoprirà che quella che vede attraverso il telescopio altro non è che la sua immagine riflessa.
Lettera di Galileo Galilei ad Antonio de' Medici
Ray Bradbury, Le auree mele del sole
Guido Ceronetti, I giorni della Luna e il mistero della grande peste
Adalbert Stifter, L'eclissi di Sole dell'8 luglio 1842
André Theuriet, Stelle cadenti
Daniele Del Giudice, Come cometa
Italo Calvino, L'occhio e i pianeti
Julio Cortázar, I pulitori di stelle
Primo Levi, Una stella tranquilla
Dino Buzzati, Di notte in notte
Alice Munro, Le lune di Giove
Isaac Asimov, Notturno
Mario Rigoni Stern, Riaccendiamo le luci del cielo
Alphonse Daudet, Le stelle. Racconto d'un pastore provenzale
Luigi Pirandello, Ciàula scopre la Luna
Giovanni V. Schiaparelli, La vita sul pianeta Marte
Edward Bellamy, Il mondo dei ciechi
Giuseppe Pontiggia, Viaggio tra gli astronomi del Cervino
Giacomo Leopardi, Il Copernico: dialogo
Paul Collins, A spasso sugli anelli di Saturno
Giovanni Papini, L'astronomo deluso
Herbert G. Wells, All'osservatorio di Avu
John Updike, L'espansione accelerata dell'universo
Ray Vukcevich, No comet
Stanislaw Lem, Alfred Testa. La nuova cosmogonia
Raymond Queneau, Quando lo spirito
Peter Hoeg, Immagine riflessa di un giovane in equilibrio
L'amante è il romanzo che ha fatto conoscere Yehoshua nel mondo.
Nella ricostruzione a piú voci del destino di una famiglia ebraica si accavallano e si confondono storie diverse di mondi lontani e separati: invano ciascun personaggio tenterà di ritrovare la verità di se stesso.
In Un divorzio tardivo Yehoshua disegna con lucidità e poesia la crisi di una famiglia come metafora dell'identità ebraica, divisa tra diaspora e costruzione di uno stato nazionale. E racconta ciò che nessuna ragione o progetto politico potrà mai spiegare: la vicenda semplice e banale di un uomo e di una donna che si amano, vivono una vita insieme, arrivano a odiarsi, a impazzire d'amore e di odio, e non riescono a scindere il legame che li unisce se non a prezzo della vita.
La moglie del protagonista di Cinque stagioni, Molcho, è morta dopo sette anni di malattia, e lui, che è stato un infermiere perfetto e un padre attento, si ritrova con l'ansia di chi ha ancora la morte dentro di sé ed è «costretto» a pensare alla vita. Come ricominciare ad amare, come trovare una nuova ragione di esistere: Yehoshua racconta le cinque, dense stagioni di un uomo giovane ma già da «rifare» e nello stesso tempo mette in scena, accanto al caso personale di Molcho, il dramma piú generale di un Paese che, come lui, deve continuamente ripensare se stesso in rapporto agli altri.
Pubblicati per la prima volta tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa, che compongono Trilogia di New York, sono diventati dei classici della letteratura contemporanea americana. Sono tre detectives-stories eccentriche e avvincenti in cui Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito.
Anna Blume era partita alla ricerca del fratello giornalista, scomparso senza lasciare traccia durante un reportage, ed è approdata Nel paese delle ultime cose: ormai per lei e per tutti non c'è piú possibilità di salvezza, di fuga. La definitiva catastrofe si è compiuta ma nonostante tutto Anna resiste e si aggrappa a tutte le sue forze per sopravvivere salvando in qualche luogo della sua coscienza una traccia di irrinunciabile umanità, una testimonianza di amicizia, persino d'amore.
Il protagonista di Moon Palace, Marco Stanley Fogg, orfano di un padre mai conosciuto ma eternamente cercato, tra coincidenze improbabili e intricati itinerari della memoria, dipana il suo mistero familiare, con un gusto per l'intreccio di sapore ottocentesco, ripercorrendo a ritroso il proprio e altrui passato lungo l'arco di tre generazioni: dall'estate del primo allunaggio fino agli albori del ventesimo secolo.
La globalizzazione significa da un lato che, per la prima volta nella storia dell'umanità, la Terra chiede di essere considerata per ciò che essa davvero è, cioè un globo e non una mappa; dall'altro che per il funzionamento del mondo tempo e spazio hanno perso quasi ogni importanza. Ecco perché la globalizzazione resta un fenomeno cosí difficile da capire.
Lo spazio e il tempo moderni sono il prodotto della sostituzione del mondo con la carta geografica: soltanto su una tavola, cioè una mappa, i corpi possono perseverare nel loro moto rettilineo uniforme. Sulla sfera terrestre, però, non vi sono limiti, né spazio, né tempo. Sappiamo quando spazio e tempo della fisica classica sono entrati in crisi, l'epoca moderna è terminata ed è iniziata la globalizzazione: nell'estate del 1969 si ebbe l'impressione di essere entrati in una nuova era, ma non si trattava della conquista dello spazio (inteso come cosmo), bensí della sua fine. In quei giorni nasceva infatti il primo segmento della Rete: negli Stati Uniti due computer iniziavano a dialogare fra loro riducendo gli atomi a immateriali unità d'informazione.
Cosí la prossima volta che il saggio indica la luna, non bisogna guardare né il dito né la luna e sarà bene continuare in ogni caso a guardare, per cercare di capire, la nostra vecchia e consumata Terra. È quel che si tenta di fare qui, in serrato dialogo critico con le voci piú incisive che hanno di recente fatto i conti con il fenomeno della globalizzazione. È un tentativo che parte da un'inedita genealogia della forma-stato e, secondo un itinerario che attraversa storia, psicologia, economia, politica, filosofia e letteratura, si conclude nel campo delle piú avventurose scienze cognitive, animato da un'unica convinzione: che la geografia sia la forma archetipica e originaria del sapere occidentale, e che come tale contenga il seme del pensiero futuro.
Questo libro nasce dalla doppia passione di Remo Ceserani e Umberto Eco che, indipendentemente uno dall'altro, hanno catalogato nel corso degli anni i brani sulla nebbia in cui via via si imbattevano: a un certo punto, scoperta la comune mania, hanno deciso di mettere insieme i loro appunti e dar vita a questo libro che antologizza racconti, pagine di romanzo, poesie e canzoni provenienti dall'intera letteratura occidentale, a partire da Omero e Virgilio fino a Gianni Celati e allo stesso Eco. Il tutto in un quadro sistematico che organizza tipologicamente le varie declinazioni di quella che è da considerare senz'altro come una delle più potenti e suggestive metafore letterarie.
«La nebbia è uterina. Ti protegge. Legioni di esseri umani desidererebbero tornare nell'utero (di chiunque, come diceva Woody Allen). La nebbia ti realizza questo sogno impossibile. Ti concede una felicità amniotica. Hai la sensazione che forse un giorno uscirai dalla vagina e dovrai affrontare il mondo, ma per il momento sei salvo. E siccome la nascita è l'inizio del percorso che ti porterà inesorabilmente alla morte, la nebbia è la garanzia (ahimè virtuale) che alla morte forse non perverrai. Basterebbe fermarsi lì. Ma proprio perché non sai dove sei, nella nebbia tendi a muoverti per uscirne (che è stolida follia e folle stupidità). Chi ha ventura di starci, vuole venirne fuori. Per questo tutti gli uomini sono mortali».
Dalla prefazione di Umberto Eco
«Due categorie proprio non sopportava: la gente senza personalità, e quelli che ne avevano una diversa dalla sua».
Simpatica o antipatica? Odiosa forse. Scomoda, spudorata, sorprendente. Come la verità, certe volte. È Imma Tataranni, sostituto procuratore a Matera. Anni 43, alta un metro e uno sputo, capelli crespi e gusti improbabili: dorato, serpentato. E tacco 12.
Se le signore bene, e sua suocera, la guardano a muso stretto, lei non si dà pensiero. Ma se qualcosa non va la vuole raddrizzare. Scarsa in fantasia e in colpi di genio, punta sulla memoria, facendo tremare i potenti e perseguitando i furbi e i cretini.
In una Basilicata arcaica sotto la sua patina di modernità, il caso di un ragazzo morto accoltellato si allarga - per Imma e il bell'appuntato Calogiuri - come la smagliatura di una calza, riportando alla luce un passato sepolto che scombussola le carte del presente.
Al suo secondo romanzo dopo Mille anni che sto qui (Premio Campiello 2007), Mariolina Venezia si confronta col giallo, giocando col genere per raccontare i vizi e le virtù dell'Italia di oggi.
Il pensiero umano ha seguito percorsi simili in tutto il mondo e in ogni epoca. Si possono trovare le medesime domande fondamentali della filosofia in tutte le culture che, nel corso della storia dell'uomo, si sono intrecciate tra loro.
In 41 carte a colori, commentate e contestualizzate, Holenstein ripercorre la storia del pensiero umano dagli inizi ai giorni nostri, dall'Africa all'Asia, dall'Europa all'America, visualizzando i percorsi e le possibili trame del pensiero, senza mai focalizzare l'attenzione su un unico «centro». Il pregiudizio eurocentrico, che ha a lungo permeato la storia della filosofia occidentale, viene infatti scardinato, grazie a un uso originale e pionieristico della rappresentazione cartografica e della terminologia.
Assolutamente innovativo, questo atlante di Elmar Holenstein è uno strumento imprescindibile per comprendere la filosofia nel suo divenire storico senza dimenticare la sua dimensione spaziale.
Immanuel Kant era appassionato di geografia. Secondo la tradizione, sua è la massima: «Nulla affina e forma la ragione addestrata piú della geografia». Qualunque cosa intendesse dire, la geografia è, per la natura della propria materia, una disciplina ermeneutica: conferisce visibilità ai contesti. La geografia mostra le cose all'interno di una cornice e, se praticata in maniera «globalizzata», quella cornice è il mondo.
Questo atlante si occupa delle correnti filosofiche in giro per il mondo, seguendo con particolare determinazione due aspetti: i rapporti e le possibili analogie tipologiche tra le diverse aree della Terra da un lato, e dall'altro - solo in apparente contrasto - la varietà degli sviluppi intellettuali all'interno di ciascuna. L'umanità nel suo complesso è piú omogenea di quanto si pensasse all'inizio del secolo 20; le singole culture sono invece piú eterogenee di quanto in passato si fosse dogmaticamente ammesso. Tra le concezioni filosofiche degli esseri umani ci sono sensibili differenze. Quelle piú profonde si registrano non tra zone diverse, ma tra gli individui e le scuole di pensiero all'interno di ciascuna.
«La vita è un'arena per gladiatori dell'anima».
Seconda guerra mondiale. Sud Pacifico. Gli americani sbarcano sull'isola di Anopopei per cercare di strapparla ai giapponesi. L'ansia prima dello sbarco, i primi morti, le giornate di calma apparente in cui sembra non succedere niente (ma la tensione sale a mille e si scarica nei litigi fra commilitoni), il terrore in attesa di un attacco dei giapponesi, la fatica di trasportare un cannone nella giungla con sforzi sovrumani centimetro dopo centimetro. E la montagna da salire e conquistare che diventa, per ogni ufficiale e per ogni soldato, un'ossessione, una sfida metafisica.
Il nudo e il morto fu il bestseller americano del 1948 e lanciò Mailer tra i grandi della letteratura.
Tutt'oggi è considerato il più bel romanzo sulla seconda guerra mondiale.
«La montagna che il sergente Croft impone ai suoi uomini di scalare si staglia sopra l'intrico della vegetazione come un mostro fuoriuscito dagli abissi e rappresenta l'estremo e inespugnabile baluardo. In questo è davvero la balena di Melville, una creatura ai limiti del soprannaturale che mette a dura prova l'ambizione umana, il simbolo della vera battaglia che ogni uomo è chiamato a combattere».
Dalla prefazione di Tommaso Pincio
Anche se è un ragazzino vivace, a scuola Jim non è che sia molto brillante: qualcuno - ma è solo la sorella - dice che corre addirittura il rischio di finire in un istituto per bambini ritardati. D'altra parte, non sarebbe male sapere cosa pensano di lui gli insegnanti. Meno male che il suo amico Charlie ha un'idea davvero brillante: basta nascondere un walkie-talkie in sala professori!
Detto fatto. I prof arrivano, discutono, se ne vanno. Anzi no, Mr Kidd e Mrs Pearce restano, e una volta soli iniziano a parlare in una strana lingua: sono forse rapinatori di banca che comunicano in codice? o spie? o marziani? I due nascondono un segreto, Jim e Charlie ne sono convinti; e iniziano la loro indagine senza sapere che si stanno mettendo davvero nei guai: Charlie scompare, Jim rischia di essere a sua volta rapito.
E a questo punto la storia decolla verso un pianeta misterioso, a 70.000 anni luce dalla Terra.
«Era un'idea scema, folle, suicida.
Il che rende un po' difficile spiegare perché decisi di aiutarlo. Credo che, gratta gratta, sia per questo: Charlie era il mio migliore amico. Sentivo la sua mancanza.
E non mi veniva in mente niente di meglio da fare.
Proprio motivi idioti, che non avrebbero mai convinto la polizia, la preside o i miei genitori.
Se ci ripenso, credo che fu questo il momento in cui tutta la mia vita incominciò ad andare a scatafascio».
Concetti fondamentali della filosofia di Rafael Ferber intende offrire agli studenti di filosofia come al pubblico piú in generale una piccola e originale scuola di pensiero filosofico.
Questo primo volume introduce il lettore, in un linguaggio accessibile ma sempre rigoroso, alle parole-chiave dell'universo filosofico quali Filosofia, Linguaggio, Conoscenza, Verità, Essere e Bene.
I contenuti, i metodi e le ambizioni della disciplina vengono presentati e discussi filosoficamente in modo da condurre il lettore in un'ideale passeggiata filosofica in compagnia dei principali esponenti delle varie epoche e attraverso le piú importanti correnti della storia del pensiero.
Il libro cerca di dire l'essenziale in modo chiaro, semplice e non gergale. Tuttavia l'autore non si è astenuto dal prendere anche una propria posizione. Soprattutto i capitoli sulla conoscenza, la verità e il bene offrono spunti che possono interessare anche i filosofi di professione
Concetti fondamentali della filosofia di Rafael Ferber intende offrire agli studenti di filosofia come al pubblico piú in generale una piccola e originale scuola di pensiero filosofico.
Questo secondo volume circoscrive e analizza le cinque parole-chiave dell'antropologia filosofica: Uomo, Coscienza, Corpo e Anima, Libero arbitrio e Morte.
Scritto in uno stile limpido e semplice, ma di livello teoretico sempre elevato, il libro si confronta con le problematiche filosofiche connesse a questi concetti fondamentali, riservando una particolare attenzione ai temi di dibattito piú caratteristici della nostra epoca e disegnando un quadro filosofico d'insieme dell'essenza dell'uomo.
Anche in questo volume, l'autore non si è astenuto dall'esprimere una propria posizione filosofica, riconducibile da un lato alla filosofia analitica, ma ancor piú profondamente legata alla tradizione della filosofia occidentale, la cui immagine dell'uomo contiene una irriducibile componente spirituale.