La cucina di una casa popolare, un tavolo, due uomini seduti intorno. Uno dei due è bianco, l'altro è nero. Sul tavolo c'è una Bibbia. I due uomini parlano. Non si conoscevano prima di questa mattina, quando il nero ha strappato il bianco alle rotaie del Sunset Limited sotto cui stava per lanciarsi. Ma quello era solo l'inizio. Ora i due devono andare oltre. E cosí parlano. Dai due lati del tavolo, da prospettive, lingue e colori antitetici, fra picchi di comicità e abissi di disperazione senza contatto possibile oltre all'ingegno folgorante della penna che li ha partoriti.
Un «romanzo in forma drammatica» che raggiunge il nucleo pulsante dell'indagine esistenziale di McCarthy. Non ci sono approdi, prese di posizione, risposte. C'è solo una domanda: che cosa ti divide dal tuo Sunset Limited?
Il remake di un classico, divenuto a sua volta un classico. La storia di Robinson Crusoe è ribaltata: sarà Venerdì a fare a Robinson da maestro sull'ambigua strada della ricerca dell'innocenza perduta. Come scrive Giuseppe Montesano nella prefazione, «Venerdì o il limbo del Pacifico è un trattatello filosofico non fissato in concetti astratti ma espresso attraverso personaggi vivi; un labirintico caso clinico di Freud in cui la rivelazione non sta più nella pretesa di verità scientifica, ma nell'abbandono all'ambigua verità romanzesca».
«Per due anni avevo seguito i corsi di Claude Lévi-Strauss al Musée de l'Homme e nello stesso periodo il caso ha voluto che il Robinson Crusoe di Defoe, che all'epoca era un libro introvabile, riapparisse in un'edizione tascabile. Io lo lessi nello spirito di quanto avevo imparato al Musée de l'Homme sull'etnografia, il linguaggio, le nozioni di selvaggio e civilizzato. E mi sono detto: ecco il soggetto. Bisogna fare un nuovo Robinson Crusoe che tenga conto delle acquisizioni dell'etnografia. (...)
Nel romanzo di Defoe, Venerdì è ridotto a niente. È un semplice ricettacolo. La verità esce dalla bocca di Robinson perché lui è bianco, occidentale, inglese e cristiano. Il mio proposito era di fare un romanzo in cui Venerdì avrebbe giocato un ruolo importante: in definitiva, il ruolo principale. E dunque il romanzo non si sarebbe chiamato Robinson ma Venerdì».
Poesie religiose. Poesie d'amore. Si potrebbe dire: poesie religiose, ovvero poesie d'amore. E viceversa. Infatti, anche se il libro è diviso in due sezioni ben definite, le diverse fonti ispiratrici partecipano di una medesima accensione.
Anche quando evocano i desideri più profani, i versi di Alda Merini sono attraversati nell'intimo da un senso di perdizione assoluta e di ritrovamento improvviso, di morte e rinascita, di trascendenza irredimibile e di miracolosa congiunzione salvifica.
Reciprocamente i versi che ripercorrono le figure salienti della cristianità e le grandi narrazioni evangeliche insinuano nel discorso spirituale una corporeità fortissima, che si confronta con la più elevata tradizione mistica, aggiungendo quel tocco di devianza e di pensiero paradossale che è da sempre la cifra esemplare della poesia di questa autrice.
Un libro che raccoglie il meglio della più recente produzione di Alda Merini, confermando un'immaginazione poetica assai articolata, sempre vitalissima.
Millenni di imposture e truffe. Di bufale. In nome delle quali si sono mossi popoli, flotte, inquisitori, eserciti in battaglia.
Dal favoloso Prete Gianni, alla sapienza di Ermete Trismegisto, alla setta dei misteriosi Illuminati di Baviera che, secondo alcuni, manovrano nell'ombra da secoli e forse ci governano, ai famigerati Protocolli dei Savi di Sion, fino alla invenzione del Nemico e del Complotto come risorsa assai utile se vuoi far fuori qualcuno. Senza dimenticare il Santo Graal, la Donazione di Costantino, gli inafferabili Rosacroce, i perenni Templari, nonché il gonnellino scozzese divenuto dal nulla l'emblema di una nazione.
Ushuaia, ultimo confine del mondo. Il 27 settembre 1871, nel tardo pomeriggio, un uomo e una donna di circa vent'anni escono sul ponte della nave e si fermano immobili, uno accanto all'altra, a scrutare l'orizzonte. Quella che guardano è la loro nuova terra e futura dimora. Intanto, sotto coperta, dorme pacificamente la figlioletta di nove mesi. Da tempo hanno lasciato l'Inghilterra e tra ondate gigantesche e stridore di pennoni, sono approdati in una regione desolata e selvaggia in cui vivono tribù senza legge, senza regole e senza dio. La Terra del Fuoco è ancora tutta dei fuegini. Appartiene alle loro usanze e credenze, alla loro intelligenza e ingenuità. Con il compito di portare il cristianesimo, Thomas e Mary Bridges vivono insieme alle popolazioni indigene, fianco a fianco. Con loro creano accampamenti e fattorie, costruiscono case in legno e lamiera smontabili pezzo a pezzo, tracciano le prime strade e allevano animali. Lì nascono e crescono i figli, tra cui Lucas autore di questo libro scritto nel 1947 che racconta la storia dei Bridges.
Dalla fine dell'Ottocento alla metà del secolo successivo, la vita della famiglia Bridges incrocia e accompagna la trasformazione e il viaggio della Terra del Fuoco, una terra mutevole e affascinante, tanto reale da sembrare finta. Uno scenario naturalmente perfetto per qualsiasi libro di avventura. Primavera dopo primavera, l'insediamento dei Bridges è attraversato dai personaggi più diversi: intere famiglie di indigeni, scaltri uomini di medicina, avventurieri privi di scrupoli, cercatori d'oro, scienziati, botanici. Ex galeotti, diventati gauchos, capaci di rovesciare a terra una mucca di qualche quintale senza alcuno sforzo, marinai zoppi o guerci ma che in realtà ci vedono benissimo. Tutti uomini in cerca di fortuna o in fuga da qualcosa. Personaggi ricchi di storie, fortemente romanzeschi nella loro spericolata e concretissima realtà.
Nessuno di questi uomini sfugge alla curiosa abilità di narratore del giovane Lucas. E nulla resta nella sua penna. Gli episodi sono centinaia, e l'autore passa dall'uno all'altro sospinto da una memoria prodigiosa e da una passione profonda per luoghi, tempi e persone che non ci sono più ma che in queste pagine riprendono vita sotto ai nostri occhi. Quasi palpabili.
Non è un caso che proprio la lettura di Ultimo confine del mondo abbia ispirato il viaggio di Bruce Chatwin e la scrittura del suo celebre In Patagonia. Questo è infatti un libro che aderisce con forza alla pelle del lettore e spinge - irresistibilmente - a ripercorrerne le tracce e i sentieri.
«Ed ecco Invisibile, che per profondità e virtuosismo merita di richiamare schiere di nuovi convertiti accanto ai fedeli di sempre, tutti uniti in un unico coro di alleluia. Più che un ritorno agli antichi splendori, Invisibile può essere il miglior romanzo mai scritto da Auster. Da sempre il suo tema è "la storia ossessiva che si fa strada nella tua anima e diventa parte integrante del tuo essere". Eccola, dunque, quella storia».
Kirkus Reviews
Nel 1967, Adam Walker ha vent'anni e studia a New York; la sua unica aspirazione è diventare poeta.
Durante una festa, conosce l'enigmatico e inquietante professore parigino Rudolf Born e la sua seducente fidanzata, Margot. Tra loro si instaura immediatamente un legame fatto di sottintesi, di cose dette e non dette: Rudolf sembra aver preso in simpatia il giovane e gli offre di ideare e curare una rivista letteraria che intende finanziare. Adam, dal canto suo, prova una forte attrazione per Margot con la quale, quando Born torna temporaneamente in Europa, si abbandona a cinque giorni di sesso. Scoperto il tradimento, Rudolf caccia Margot. Non mostra tuttavia risentimento nei confronti di Adam che, pur sconcertato da questa ambiguità, continua a frequentarlo: sino a quando, una sera, non assiste alla criminale esplosione della sua aggressività.
Tormentato dai sensi di colpa per non avere tempestivamente avvisato la polizia e consapevole di aver vissuto un'esperienza che lo segnerà per sempre, trascorre l'estate in città con la sorella Gwyn: complici le loro solitudini e i loro lutti, i due riallacciano le fila di un legame profondo che li unisce sin dall'infanzia.
All'inizio dell'autunno, Adam parte per Parigi, ufficialmente perché ha vinto una borsa di studio. Ma Parigi è anche la città in cui, sfuggendo alle autorità americane, è tornato a vivere Born: Adam sa bene che difficilmente potrà evitare di incontrarlo e che si dovrà così confrontare con la parte piú nera e imperscrutabile della propria anima.
Il libro: L'epopea di una maschera. Paolo Villaggio. Il paradosso, l'iperbole, il grottesco è un libro originale in cui Valentina Pattavina racconta in modo dettagliato e godibile l'intero percorso artistico di Paolo Villaggio ed è insieme uno sguardo critico complessivo sulla sua opera. Pattavina coglie gli elementi di fondo del linguaggio comico di un attore che ha elevato un monumento all'iperbole e all'arte della trasfigurazione della verità.
Il Dvd: Diretto da Gianni Canale, questo Dvd raccoglie il meglio delle apparizioni televisive di Paolo Villaggio. Dai memorabili sketch dell'aggressivo e sadico professor Kranz «tetesco di Cermania», al pavido e strisciante Giandomenico Fracchia, con la «partecipazione straordinaria» del servile, disperato e fumettistico ragionier Ugo Fantozzi. E con una fulminante intervista girata apposta per questa edizione.
L'unità nazionale del nostro paese è sempre stata malsicura, minacciata, mai veramente attuata. E non si può certo dire che in questi anni, così vicini al 150° anniversario dell'Unità, il problema si stia risolvendo; anzi, sono sempre più forti quelle spinte che, in forme storiche sempre diverse, hanno puntato a una dissoluzione dello stato unitario.
Forse il problema, come già avevano capito gli Arabi, che non riuscirono mai a conquistare tutta la penisola, è che l'Italia è un paese troppo lungo. Se ci fu un momento in cui avrebbe potuto essere il Sud, unificato dai Normanni e dagli Svevi, a costituire il nucleo e il motore dell'unità italiana, quell'occasione sfumò e ciò che non riuscì a Federico II dovette aspettare l'Ottocento per essere compiuto.
Da subito il grande movimento del Risorgimento rischiò di invischiarsi nella palude dell'anti-risorgimento, ma se i pericoli per l'unità italiana furono nei secoli scorsi il nazionalismo violento e oppressivo del fascismo, o il potere temporale della Chiesa cattolica, non si può dire che oggi manchino le minacce, da una forma di populismo privatistico antagonista del sentimento patriottico, a una decomposizione del tessuto nazionale, presente al Nord in forme provocatorie ma tutto sommato pacifiche, e incombente al Sud nella secessione criminale delle mafie.
Eppure, secondo Ruffolo, una speranza c'è. «Realizzare attorno a un progetto nuovo di unità nazionale una vasta rete di solidarietà sarebbe il segno che la "gente", oggi abbandonata all'autoritratto sterile dei sondaggi, può ancora trasformarsi, riconoscendosi nel suo passato, impegnandosi nella costruzione del suo futuro, in "popolo"».
«E anche voi esigenti, se guardando la laguna sulla vostra mappa o sul Gps di ultima generazione vedete uno che va avanti girando, quello per adesso sono io, e io qua son rivà e qua me fermo.
Anche perché nella vita non ho mai pensato che per procedere bisogna andare in linea retta».
Marco Paolini
Il libro: Nel Quaderno del Milione, di Marco Paolini e Francesco Niccolini, un racconto pieno di humour e sapienza che affianca alla storia di uno degli spettacoli-leggenda di questi anni, dal 1997 a oggi, la mappa dei problemi aperti che riguardano Venezia e noi tutti. Completo di un Sillabario del Milione per orientarsi tra Foresti, Campagne e barene.
Il Dvd: Presentato per la prima volta nel 1997, e oggetto di una memorabile diretta Tv su Rai2 il 10 settembre dell'anno successivo dall'Arsenale di Venezia, Il Milione è un capolavoro del teatro di Paolini. L'edizione in Dvd di uno spettacolo che ha ormai piú di dieci anni di vita, ma di cui non esisteva finora il video, è possibile oggi grazie a una lunga lavorazione che ha portato Paolini e Jolefilm ad allestire e riprendere lo spettacolo in diverse ambientazioni, dalla Laguna di Venezia al deserto del Sahara.
«Per discorrere di stelle il nostro linguaggio è inadeguato, come chi volesse arare con una piuma: è nato con noi, ha le nostre dimensioni, è umano», così scriveva Primo Levi sulla difficoltà di tradurre il cosmo in parole. «È chiaro che nel nostro lessico qualcosa non funziona».
Solo la grande letteratura può forzare verso l'infinito i limiti delle parole conosciute: dalla cometa solitaria di Del Giudice - quasi un corpo di donna -, alla visione planetaria raccontata da Updike con il consueto sorriso a fior di labbra; dalle stelle «folgorantie tremanti» descritte da Galileo, all'irriverenza di Cortázar con la sua banda di spazzini celesti.
Venticinque racconti e due strani saggi, in bilico tra il rigore e la passione, per dire il mistero del cuore dentro quello delle leggi cosmiche, segreti entrambi persino allo sguardo implacabile dei telescopi.
Quando Primo Levi scriveva che trovare un linguaggio adeguato alla descrizione della volta celeste era sforzo immane, come «arare con una piuma», non poteva immaginare a quali risultati sarebbe giunta la ricerca scientifica: oggi siamo in grado di studiare l'universo fin da pochi istanti dopo la sua nascita. I racconti qui presentati - che comprendono un folgorante inedito di John Updike - evocano i momenti più avvincenti di questa lunga avventura alla scoperta del cosmo e dei suoi segreti. Una cronaca (quella quotidiana dell'uomo che si confronta con l'infinito) fatta di qualche successo e di molti vergognosi fallimenti, di entusiasmi infantili e di oscillazioni della fede.
Suddivisi in categorie emotive - «Piccolo atlante celeste», «Sentimento del cielo», «Astronomi» e «Cosmologie» -, i testi giocano la doppia carta dello scienziato prestato alla letteratura e dello scrittore alle prese con la prosa scientifica. Da Galileo che s'inventa un volgare italiano che possa restituire tutte le imperfezioni del volto lunare, ad Alice Munro, che rivela lo scacco delle verità scientifiche di fronte alla complessità degli affetti.
La caccia ai confini del cosmo, la ricerca della vita oltre quella nata sulla terra, sono - lo dimostra questa raccolta - temi fondanti della grande letteratura. Seguendo la «passeggiata notturna» del disincantato protagonista di Buzzati, attraverso l'ironia illuminista della giovane sposa di Theuriet, fino all'abbandono di ogni certezza dell'astronomo del Cervino realmente incontrato da Pontiggia, il lettore si scontrerà con la vertiginosa ampiezza del cielo stellato. E scoprirà che quella che vede attraverso il telescopio altro non è che la sua immagine riflessa.
Lettera di Galileo Galilei ad Antonio de' Medici
Ray Bradbury, Le auree mele del sole
Guido Ceronetti, I giorni della Luna e il mistero della grande peste
Adalbert Stifter, L'eclissi di Sole dell'8 luglio 1842
André Theuriet, Stelle cadenti
Daniele Del Giudice, Come cometa
Italo Calvino, L'occhio e i pianeti
Julio Cortázar, I pulitori di stelle
Primo Levi, Una stella tranquilla
Dino Buzzati, Di notte in notte
Alice Munro, Le lune di Giove
Isaac Asimov, Notturno
Mario Rigoni Stern, Riaccendiamo le luci del cielo
Alphonse Daudet, Le stelle. Racconto d'un pastore provenzale
Luigi Pirandello, Ciàula scopre la Luna
Giovanni V. Schiaparelli, La vita sul pianeta Marte
Edward Bellamy, Il mondo dei ciechi
Giuseppe Pontiggia, Viaggio tra gli astronomi del Cervino
Giacomo Leopardi, Il Copernico: dialogo
Paul Collins, A spasso sugli anelli di Saturno
Giovanni Papini, L'astronomo deluso
Herbert G. Wells, All'osservatorio di Avu
John Updike, L'espansione accelerata dell'universo
Ray Vukcevich, No comet
Stanislaw Lem, Alfred Testa. La nuova cosmogonia
Raymond Queneau, Quando lo spirito
Peter Hoeg, Immagine riflessa di un giovane in equilibrio
L'amante è il romanzo che ha fatto conoscere Yehoshua nel mondo.
Nella ricostruzione a piú voci del destino di una famiglia ebraica si accavallano e si confondono storie diverse di mondi lontani e separati: invano ciascun personaggio tenterà di ritrovare la verità di se stesso.
In Un divorzio tardivo Yehoshua disegna con lucidità e poesia la crisi di una famiglia come metafora dell'identità ebraica, divisa tra diaspora e costruzione di uno stato nazionale. E racconta ciò che nessuna ragione o progetto politico potrà mai spiegare: la vicenda semplice e banale di un uomo e di una donna che si amano, vivono una vita insieme, arrivano a odiarsi, a impazzire d'amore e di odio, e non riescono a scindere il legame che li unisce se non a prezzo della vita.
La moglie del protagonista di Cinque stagioni, Molcho, è morta dopo sette anni di malattia, e lui, che è stato un infermiere perfetto e un padre attento, si ritrova con l'ansia di chi ha ancora la morte dentro di sé ed è «costretto» a pensare alla vita. Come ricominciare ad amare, come trovare una nuova ragione di esistere: Yehoshua racconta le cinque, dense stagioni di un uomo giovane ma già da «rifare» e nello stesso tempo mette in scena, accanto al caso personale di Molcho, il dramma piú generale di un Paese che, come lui, deve continuamente ripensare se stesso in rapporto agli altri.
Pubblicati per la prima volta tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa, che compongono Trilogia di New York, sono diventati dei classici della letteratura contemporanea americana. Sono tre detectives-stories eccentriche e avvincenti in cui Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito.
Anna Blume era partita alla ricerca del fratello giornalista, scomparso senza lasciare traccia durante un reportage, ed è approdata Nel paese delle ultime cose: ormai per lei e per tutti non c'è piú possibilità di salvezza, di fuga. La definitiva catastrofe si è compiuta ma nonostante tutto Anna resiste e si aggrappa a tutte le sue forze per sopravvivere salvando in qualche luogo della sua coscienza una traccia di irrinunciabile umanità, una testimonianza di amicizia, persino d'amore.
Il protagonista di Moon Palace, Marco Stanley Fogg, orfano di un padre mai conosciuto ma eternamente cercato, tra coincidenze improbabili e intricati itinerari della memoria, dipana il suo mistero familiare, con un gusto per l'intreccio di sapore ottocentesco, ripercorrendo a ritroso il proprio e altrui passato lungo l'arco di tre generazioni: dall'estate del primo allunaggio fino agli albori del ventesimo secolo.