«Cercate in questo libro cose semplici e modeste: il racconto di tre viaggi in Sicilia», nei primi anni Cinquanta, «e delle cose di laggiú come possono cadere sotto l'occhio aperto di un viaggiatore senza pregiudizi», ci suggeriva l'autore.
La forza delle pagine di Carlo Levi è concentrata in un'unica parola: amore. Come scrive Vincenzo Consolo nella sua Prefazione, «l'amore per tutto quanto è umano, acutamente umano, vale a dire debole e doloroso, vale a dire nobile. Da qui quella sua straordinaria capacità di guardare, leggere e capire la realtà, capacità di leggere la realtà contadina meridionale, di comunicare con essa. Da questo suo amore poi, l'ironia e l'invettiva contro il disumano, contro i responsabili dei mali, e la risolutezza nel ristabilire il senso della verità e della giustizia».
Appena uscito in Inghilterra il libro di Julie Myerson ha scatenato polemiche e reazioni presso l'opinione pubblica di tutto il mondo per la radicalità della sua scelta di madre e per aver deciso di raccontarla.
Questa è la storia. Mentre Julie Myerson sta lavorando alla biografia di una giovanissima pittrice ottocentesca morta a 21 anni di tubercolosi, la sua famiglia all'improvviso esplode.
Il figlio diciassettenne smette di andare a scuola, non risponde alle telefonate dei genitori, li minaccia e li deruba. Ben presto si capisce che la causa è un grave problema di dipendenza da cannabis, ma la famiglia non si perde d'animo e fa di tutto per aiutare il ragazzo. Quando però la situazione precipita e si passa alle violenze fisiche, la scrittrice e il marito decidono che per salvaguardare la famiglia e i fratelli più piccoli devono mettere il figlio, ancora minorenne, alla porta.
E alla fine la storia della giovanissima artista e quella del proprio figlio sembrano rispecchiarsi in una stessa terribile domanda: cosa accade quando un figlio scompare dalla nostra vita, che cosa sopravvive di noi e di lui nella nostra memoria?
Chi ha scritto queste pagine, raccontando ciò che ha vissuto, non è un cecchino. Ma ha fatto il cecchino per due anni di servizio militare in un gruppo d'assalto dell'esercito russo durante la Seconda campagna cecena. Non sempre si è ciò che si fa. L'uomo dovrebbe essere più di ciò che fa. Ma ciò che fai può essere così orribile da cambiare ciò che sei: un uomo.
La guerra che in queste pagine vedi - perché l'equipaggiamento simbolico di Lilin è soprattutto visivo, come quello della gran parte di noi - non ha orizzonti, né ideologie, né complesse visioni del mondo. Tutto è ravvicinato come attraverso il cannocchiale di un fucile di precisione. Ma è proprio tale assenza di prospettiva a rendere queste pagine terribili più grandi degli eventi che raccontano. Così, la guerra che vedi non è solo quella cecena, ma è la guerra come la si combatte oggi in ogni parte del mondo. Quella senza politica, senza dichiarazioni ufficiali, senza il teatro dei media. Ma con tutta la tecnologia disponibile. E ogni tecnologia - se togli l'uomo come accade in guerra, se togli non solo la pietà ma anche l'etica - si riduce a strumento bellico.
Il gruppo di sabotatori raccontato da Lilin con un aurorale talento di narratore non si trova su un fronte, ma nel caos dell'azione in prima linea o dietro le linee nemiche. Gli uomini sono per lo più arruolati contro la propria volontà e combattono per la propria sopravvivenza contro il nemico e contro i traffici del proprio Comando. Fra le case, nei cortili, sul fianco di una collina, nelle fogne o all'interno di una moschea.
I nemici sono semplicemente gli «arabi» - come vengono chiamati senza distinzioni e in un assurdo guazzabuglio «ceceni, musulmani, afghani, talebani, terroristi o combattenti di qualunque fede politica» - che bisogna annientare senza pietà ma soprattutto senza esitare, pena la vita. L'unica lealtà possibile è quella primitiva verso il compagno nel gruppo assediato dal mondo di fuori. Si uccide con armi ad alto potenziale o di precisione, ma anche con il pugnale o con una pistola appoggiata alla nuca. E il corpo del nemico fatto a pezzi diventa manichino. Chi lo guarda, per poter sparare meglio si è appena trasformato in una pietra senza respiro e senza vita e ora posa su di esso uno sguardo estetico. E tu capisci che l'uomo non c'è più. Provi orrore quando Lilin non confessa, ma semplicemente dice di aver provato piacere a uccidere, la «gioia» dell'assassino addirittura, ma ti rendi conto di essere di fronte a un frammento di verità.
Ogni guerra, qualsiasi guerra se la vedi senza i filtri dei princìpi o delle ideologie, è come questa. Ed è così per le vittime come per i carnefici. Porta l'uomo oltre l'uomo, sì, al di là del bene e del male. Tutto il resto è letteratura.
Nei settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, un album illustrato per compiere i primi passi nell'opera del poeta fiorentino. Un oggetto di stupore che somma la bellezza delle tavole di Marco Somà al testo appassionato di Daniele Aristarco. Due sguardi nuovi sulla "Divina Commedia", in grado di dialogare con la curiosità e la fantasia dei lettori. Età di lettura: da 8 anni.
Scritto su commissione per una collana di vasta divulgazione, felice punto d'incontro di rigore storiografico e talento narrativo, La domenica di Bouvines, dedicato a una celebre battaglia del 1214, è da molti considerato uno dei capolavori di Georges Duby.
Quel fatidico giorno, nella piana di Bouvines, il re di Francia Filippo Augusto dovette suo malgrado affrontare, uscendone vittorioso, la terribile coalizione dell'imperatore Ottone, del conte di Fiandra Ferrando e del conte di Borgogna Rinaldo. Si trattò di una vittoria fondamentale, che avrebbe rinsaldato decisamente le basi della monarchia francese suscitando per la prima volta il sentimento dell'unità nazionale.
Scandendo il saggio storico in tre tempi, l'evento, la messa a fuoco delle «forze storiche» in campo e la sua trasformazione in leggenda, il grande storico francese propone al lettore un approccio originale e complesso a quella memorabile giornata che avrebbe segnato per secoli il destino degli stati europei. La storia di una battaglia si trova cosí a essere riabilitata e profondamente rinnovata dall'analisi congiunta del contesto sociale, culturale e ideologico, e Bouvines ci appare come un microcosmo, una lente di ingrandimento la cui minuziosa scomposizione permette di cogliere la verità di un'intera epoca e un'intera società.
Il protagonista di questo libro, il Maschio, è un padre capace di tenerezza e di attenzione, è un marito allegro e appassionato. Ma ha molte altre donne. Relazioni di lunga durata, in cui il sesso è il veicolo primario attraverso il quale passano la comunicazione, l'affetto, la curiosità, la scoperta dell'altro. Il sesso è un pensiero costante, un'ossessione e una consuetudine, un modo per entrare in contatto con il mondo esterno. Più ancora della seduzione e della conquista, più dell'amore che in forme diverse è parte fondamentale di ciascuna di queste relazioni. È questa la separazione del maschio, dunque. Dove per maschio s'intende davvero, genericamente, il maschio di uomo nell'apice dell'età riproduttiva, in un ambiente circostante quanto mai generoso di sollecitazioni e stimoli. E per separazione s'intendono due cose: quella, letterale, dalla moglie, a cui condurrà fatalmente il percorso del libro; e quella, fisica e metaforica, che divide all'interno dello stesso uomo il padre dal marito e dall'amante. Quasi che fosse impossibile conciliare gli impulsi e i sentimenti, quasi che l'unica strada per tenere tutto insieme fosse una rigida compartimentazione, cioè: vivere molte vite.
Nell'afa della Città eterna, le stanze della Biblioteca Vaticana sembrano coprire delitti ben piú torbidi del furto di un disegno di Michelangelo. La mano ferma e ironica di Fred Vargas tesse qui un giallo raffinato e potente.
Con un vescovo un po' eccentrico sul punto di diventare cardinale, diplomatici, esperti e mercanti d'arte, una bellissima parigina che fa troppi viaggi a Roma, e tre studenti francesi che l'adorano.
E dove il segreto piú oscuro, come sempre, è nascosto nelle profondità del cuore.
Durante una festa notturna a piazza Farnese viene assassinato Henri Valhubert, editore ed esperto d'arte, che si era appena precipitato a Roma per indagare sulla dubbia provenienza di un disegno di Michelangelo apparso sul mercato francese.
A essere sospettato è il figlio Claude, che a Roma studia da anni assieme agli inseparabili Tiberio e Nerone, scanzonati compagni di sbornie e passioni. Ma accade qualcosa che sconcerta ancor di piú il silenzioso e impulsivo Valence e il loquace ispettore Ruggieri, i due detective che si ritrovano, fianco a fianco, a dover risolvere l'enigma.
Mentre l'intrigo coinvolge una bibliotecaria di inossidabile virtú, l'incantevole Laura, affascinante matrigna di Claude,e il vescovo Lorenzo Vitelli, che fra le tante altre cose è anche il protettore designato di Claude, e amico dei tre ragazzi...
«- È uno scarabocchio di Michelangelo, - continuò Valhubert, - un frammento di torso e una coscia, che se ne vanno a spasso in piena Parigi.
- Uno scarabocchio?
- Esattamente. Uno schizzo estemporaneo, e vale milioni perché non proviene da nessuna collezione nota, pubblica o privata. È un inedito, qualcosa che nessuno ha mai visto. Una coscia buttata giú che se ne va a spasso in piena Parigi. Lo comperi e farà un magnifico affare. A meno che, ovviamente, non sia rubato.
- Non si può rubare un Michelangelo, oggigiorno. Non sbucano fuori dalle soffitte.
- E invece sí, alla Vaticana... Gli immensi fondi d'archivio della Biblioteca Vaticana¿ Questo foglio sa di Vaticana».
Istanbul, Damasco, Teheran, Delhi, La Mecca, Medina. Ma anche Venezia e Londra.
Un giovane e brillante reporter, figlio di un uomo politico pakistano e di una giornalista indiana, viaggia nelle terre dell'Islam dalla Turchia fino alla casa del padre a Lahore. Quello che cerca, nelle terre che attraversa e negli uomini che incontra, è un'identità che gli è estranea ma che, nello stesso tempo, scorre nelle sue vene. Un'identità che non può che ruotare intorno all'assenza del padre, e che ben presto da questione privata si rivela intrisa di complessi fattori storici e religiosi.
«Sottile e intenso. Un giovane scrittore da non perdere di vista».
V. S. Naipaul
"Straniero alla mia storia. Viaggio di un figlio nelle terre dell'Islam", è il racconto di un doppio viaggio, quello che l'autore, l'indopakistano Aatish Taseer, intraprende attraverso diversi paesi del Vicino Oriente fino al Pakistan, per conoscere e capire l'Islam; e quello interiore per arrivare a conoscere il padre, un importante uomo politico del quale serba due oggetti - la copia di un suo libro e una vecchia cornice d'argento con una fotografia che lo ritrae piccolissimo in braccio a lui - e il ricordo di un incontro traumatico quattro anni prima.
Il doppio viaggio di Taseer prende le mosse da Beeston, un sobborgo di Leeds, dove si reca come inviato di «Time Magazine». Siamo nel luglio 2005, e pochi giorni prima un gruppo di pakistani britannici, per la maggior parte di Beeston, ha fatto esplodere autobus e treni a Londra. Oltre ai poliziotti, nelle strade di quel quieto sobborgo inglese si aggirano giornalisti di tutto il mondo. I residenti, «in maggioranza punjabi, musulmani e sikh, sia pakistani che indiani, ricreavano la mescolanza precedente alla Partizione, un'India indivisa che non esisteva più». Questa immagine suggestiva, che allude sia al passato storico del subcontinente sia alla sua storia, ha per lui qualcosa di famigliare, ma mentre le vecchie generazioni hanno un umorismo e un'apertura mentale che sembrano arrivate dai bazar di Lahore, i figli o nipoti, suoi coetanei, con le lunghe vesti arabe e la barba tagliata secondo il canone islamico, gli appaiono irriconoscibili. Figure viste al cinema, repliche inquietanti di quel Farid che in Mio figlio il fanatico condannava con violenza la tolleranza del padre e la sua «oscena» passione per il jazz. Il profondo divario generazionale tra i musulmani britannici alimenta in Taseer un'inedita curiosità per se stesso, un desiderio di capire, di indagare una storia e una cultura religiosa che non conosce e non gli appartiene, e tuttavia costituisce un legame con il padre.
La sua ricerca, mettendo nero su bianco, riflettendo per la prima volta sul peso delle proprie affermazioni, lo porta da Venezia, attraverso le terre spettrali dell'antico impero ottomano fino a Istanbul, poi a Damasco, alla Mecca, a una Teheran attualissima nel suo livore e vitalità, e infine in Pakistan sulle soglie della casa paterna. Un antico viaggio islamico, quasi un pellegrinaggio, e un ritorno al paese del padre, per vederlo meditare sulla storia crudele del paese e ritrovarsi con lui la sera in cui fu uccisa Benazir Bhutto.
Con uno stile chiaro ed esatto e una selezione di passi spesso sorprendenti questo libro offre al lettore una guida ideale per orientarsi nell'intricato panorama delle scoperte e delle creazioni fantastiche che hanno segnato l'inizio della modernità.
«Il Rinascimento ha concettualizzato il valore del tempo umano, quello che tinge le cose e le consuma e imbianca i capelli e copre i corpi di segni; il tempo in cui si nasce e ci si sviluppa e si acquista un volto e lo si perde per sempre. Il Rinascimento ha attribuito un significato alle ore, agli istanti, alle scadenze; al passare dei giorni, delle famiglie e degli imperi». Queste righe dànno un'idea del tipo di indagine che Rinascimento propone. Attraverso un riesame delle interpretazioni piú rilevanti, comprese le prime occorrenze dell'immagine palingenetica, e alla luce di numerosi esempi letterari - antichi e moderni, noti e meno noti - si definiscono i simboli di tutta una nuova sensibilità, dominata dalla coscienza della perdita e dall'amore del frammento. Il Rinascimento non va ridotto semplicemente al senso metaforico del termine, come hanno fatto troppo a lungo i dibattiti dei critici, ma incarna una cultura storica che ha collocato l'esperienza vissuta al centro di qualunque discorso, e risposto anche agli eventi piú distruttivi, finché ha potuto, con la sua fiducia nel confronto tra i diversi punti di vista e nel libero pensiero.
Con uno stile chiaro ed esatto e una selezione di passi spesso sorprendenti questo libro offre al lettore una guida ideale per orientarsi nell'intricato panorama delle scoperte e delle creazioni fantastiche che hanno segnato l'inizio della modernità.
Un padre e un figlio. Una storia vera. La storia di un uomo che spinge il figlio ad amare il rischio e lo trascina in avventure estreme: dalle più alte cime dei ghiacciai alle onde dell'oceano. Il bambino porta il suo insegnamento nella vita e di fronte all'ultimo pericolo riesce a salvarsi.
Il 19 febbraio 1979 l'undicenne Norman Ollestad rimane coinvolto in un terribile incidente aereo. Il piccolo Cessna su cui sta volando si schianta contro il fianco di una montagna durante una tormenta di neve. Il pilota e il padre di Norman muoiono sul colpo, Sandra, la fidanzata del padre, è seriamente ferita. Il ragazzino riesce a malapena a camminare, eppure decide di scendere a valle tra mille pericoli per cercare soccorso. È una situazione difficilissima che pochi adulti sarebbero in grado di affrontare, ma Norman non è un undicenne come tutti gli altri.
Fin dalla più tenera infanzia, il padre lo ha spinto a sfidare condizioni estreme, trascinandolo in avventure che hanno dell'incredibile. A tre anni Norman ha imparato a sciare, a cinque ha cavalcato con la sua tavola le onde del Pacifico. Mentre i suoi coetanei giocano a baseball, vanno in bici e al cinema, lui scala pareti alpine, surfa sull'oceano, diventa un campione di sci. Soprattutto, impara a dominare la paura e acquista piano piano quelle capacità che gli salveranno la vita.
Pazzo per la tempesta non è solo il racconto di una vita al limite, ma è soprattutto la scoperta di un rapporto straordinario tra un padre e un figlio. Mentre cerca disperatamente una via di salvezza giù dalla montagna, Norman ripensa a tutto quello che ha imparato dal padre, ai complicati e contraddittori sentimenti che li legano, alla sua vita difficile e unica, piena di invidia per i coetanei normali ma anche di ammirazione per quell'uomo «con il sole nello sguardo» che chiama Superman.
Scritto con uno stile asciutto e suggestivo, che è stato paragonato a quello di Hemingway, Pazzo per la tempesta è un libro dalle molte sfaccettature: autobiografia, racconto di un'incredibile quanto tragica avventura, storia di formazione ed educazione alla vita. Una vita il cui protagonista è un ragazzino tenero e tenace che entra piano piano, e rimane per sempre, nel cuore del lettore.
Una delle piú elevate riflessioni sull'affermarsi dei movimenti di massa, sulle classi dirigenti italiane e sulla possibilità della democrazia in Italia.
L'edizione piú ampia e documentata delle «lezioni sul fascismo» che Palmiro Togliatti tenne a Mosca nel 1935.
Il "Corso sugli avversari" è un ciclo di conferenze tenuto da Togliatti a Mosca tra il gennaio e l'aprile 1935, presso una scuola quadri della Terza Internazionale, rivolto soprattutto a giovani comunisti italiani.
Dopo la vittoria nazionalsocialista in Germania, che apriva nuove tensioni nel già fragile equilibrio europeo, e dinanzi alla minaccia di un'ulteriore espansione dei fascismi, il Corso di Togliatti riflette sulle origini italiane del movimento fascista, la crisi liberale, il rapporto tra fascismo e storia d'Italia. In particolare le lezioni si soffermano sull'edificazione del regime mussoliniano in relazione agli sviluppi della società di massa e, allo stesso tempo, sulle opportunità di lotta che, non solo in Italia, si aprivano sulla base delle prospettive antifasciste unitarie che stavano maturando in Europa e che anche l'Internazionale stava facendo proprie.
Questa edizione, la piú completa in base alla documentazione disponibile, comprende anche due lezioni rinvenute negli anni Novanta ed è corredata da apparati di note, da quanto reperito del materiale didattico predisposto dallo stesso Togliatti per il Corso e da un saggio storico-critico del curatore.
La piccola Mary Lennox è una bambina viziata, scontrosa e decisamente antipatica che, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene affidata a uno zio, il nobile Archibald Craven, signore di un tetro castello su cui grava una maledizione. A poco a poco Mary scoprirà tutti i misteri che si celano a Misselthwaite Manor, soprattutto quando, con l'aiuto di un vanitoso pettirosso, riuscirà a penetrare in un giardino segreto, abbandonato a se stesso dopo una terribile disgrazia. Grazie all'amicizia del giovane Dickon, ammaliatore di piante e animali, Mary farà rifiorire il giardino e riporterà a nuova vita non solo se stessa, ma anche un altro misterioso abitante del castello.
Dalla piú importante autrice inglese di letteratura per bambini del XIX secolo, un classico per generazioni di lettori, un inno alla natura, alla speranza e all'amicizia.