La voce narrante del romanzo breve "Valentino" è Caterina, sorella del protagonista che dà il nome all'opera, una "esclusa" dalla vita eppura ansiosa di vivere. Destinato dalle fantasie paterne a diventare un professionista del successo, Valentino finisce invece ozioso e viziato marito di una donna vecchia e brutta, ma ricchissima, che lo mantiene, e legato da un'ambigua amicizia a un non più giovane inglese, fallito al pari di lui. A "Valentino" si aggiungono i romanzi brevi "Sagittario" e "La madre". Nuova edizione, con Notizie sul testo a cura di Domenico Scarpa, antologia della critica, bibliografia e cronologia della vita e delle opere.
Lo sguardo del sociologo può essere di grande aiuto per comprendere le dinamiche della globalizzazione. Questo volume ne prende in considerazione gli aspetti culturali, politici ed economici, per fornire un'introduzione complessiva a un concetto molto dibattuto e per valutare criticamente cause e conseguenze di un mondo globalizzato. Oltre a toccare temi quali la mutata posizione nel mondo degli Stati Uniti sotto la presidenza Obama, l'ascesa della Cina a potenza globale o le critiche dei movimenti no-global, Martell porta in primo piano alcuni aspetti della politica mondiale che i sociologi raramente prendono in considerazione. Viene cosi sottolineata l'importanza delle strutture e delle dinamiche economiche e spiegato come mai il potere, le disuguaglianze e i conflitti siano componenti pressoché inevitabili della globalizzazione. Infatti, se è indubbio che la globalizzazione permette maggiori opportunità di interazione e partecipazione tra le società di tutto il mondo (per esempio attraverso i media e le migrazioni), è altrettanto vero che nei suoi lati oscuri si annidano le guerre, la proliferazione nucleare, l'ampliarsi delle zone povere, i cambiamenti climatici e le crisi finanziarie.
In questo libro, fondato sullo spoglio di diari, romanzi, carteggi e riviste, Raffaele Liucci affronta un tema a lungo espunto dalla memoria ufficiale: la seconda guerra mondiale vissuta, raccontata e talvolta sofferta dagli intellettuali italiani, che sono rimasti a osservarla passivamente, o hanno tentato in tutti i modi di evitarla, perché estranei alla sua sfera ideologica. Da Cesare Pavese a Piero Calamandrei, da Giovanni Comisso a Salvatore Satta, da Alberto Moravia a Tommaso Landolfi, non pochi sono stati gli uomini di cultura che hanno cercato di esiliarsi nella loro "casa in collina", dalla quale osservare la catastrofe, senza esserne travolti, talora ripiegando in un soliloquio estetizzante. Ricostruire le loro vicende, dalla fine degli anni Trenta al secondo dopoguerra e oltre, significa gettare una nuova luce sull'identità della Repubblica, "nata dalla Resistenza", ma figlia anche del disimpegno civile e del rifiuto della Storia.
Viviamo in un'epoca di disarmante naturalismo. Dovunque si volga l'attenzione - religione, ricerca scientifica, pensiero filosofico, divulgazione mediática - è tutto un rincorrere un'improbabile base naturale, materiale, ontologica dei pensieri e delle azioni, delle emozioni e dei desideri, della società e della stessa differenza etnica. Al di sotto delle apparenti opposizioni fra universalismo e relativismo, creazionisti e darwiniani, cattolici e laici tutti egualmente impegnati in nome di una naturalità senza alcun fondamento logico e antropologico - trapela la reale sfida del pensiero attuale: quello di un recupero delle basi sociali e antropologiche, intersoggettive e storiche del corpo e del linguaggio, dello spazio e delle tecnologie, delle passioni e della cognizione. Questo libro parla di filosofia e prodotti biologici, neuromanie e bello naturale, battute di caccia amazzoniche e mucche pazze, di tutto ciò che mette in luce le patenti contraddizioni insite nelle diverse facce del naturalismo contemporaneo, in nome di un rinnovato interesse verso le culture umane e le loro felici traduzioni.
A Jano, sperduto paese siciliano di montagna, all'indomani di Woodstock, i fratelli Pace si odiano per colpa di una donna: Pino sogna di fare un gran vino, Rosario è tornato in Sicilia per monetizzare la sua eredità e riparare a una serie di casini economici, dopo una vita avventurosa - dice - da musicista di nome Roy in giro per il mondo. In paese il prete, il sindaco e gli altri abitanti stanno organizzando il festino di san Calò, il santo "negro", e per non far chiudere la parrocchia come vorrebbe la curia l'ospite d'onore dovrà essere nientemeno che Duke Ellington. In sua attesa, Roy e la figlia del sindaco s'innamorano, gli attriti fra i Pace si inaspriscono, i mafiosi Buttafuoco inseguono il traffichino Miranda e sua nipote, che proprio sua nipote non è, gli attriti fra i Pace si sciolgono, Rosario insegna a un gruppo di musicanti cos'è il jazz e mette su una scalcinata band, e sotto il palco la gente osanna un falso Duke prelevato con una mazzetta dal festival del pop di Palermo. Ma niente è detto sino alla fine, e forse stavolta il santuzzo un miracolo lo fa...
La nascita dell'islam è stata l'oggetto di crescenti controversie negli ultimi anni. In Maometto e le origini dell'islam, testo semplice e sintetico, Fred Donner offre una visione lucida e originale sulla prima evoluzione dell'islam. Egli argomenta e sostiene in maniera convincente che l'islam non emerse come una religione nuova e subito consapevole della sua novità, ma che le sue origini vanno ricercate in quello che definisce il "movimento dei Credenti". Fu Maometto a dare inizio a questo movimento di riforma religiosa ispirato a un puro monoteismo e che includeva, nei suoi primi anni, cristiani ed ebrei virtuosi. La consapevolezza che i musulmani costituissero una comunità religiosa separata, decisamente distinta da cristianesimo e giudaismo, avrebbe preso forza, secondo l'attenta ricostruzione di Donner, quasi un secolo più tardi, quando la comunità dei credenti musulmani stabili che solo coloro che vedevano nel Corano la rivelazione finale del Dio Unico e in Maometto l'ultimo dei profeti ne potessero fare parte. Da quel momento i "Credenti" divennero i "musulmani".
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio che sembra scaturire dal medioevo. C'è un cadavere, sul sentiero dove da mille anni i prescelti vedono passare la Schiera furiosa. Ovvero la cavalcata dei morti, che trascinano con sé anche i vivi condannati a morire per i loro peccati. La giovane, luminosa Lina ha visto la Schiera. È solo una visionaria, o le foreste normanne celano segreti più spaventosi di una antica, cupa credenza?
2050 è la vivida descrizione scientifica di come potrà essere la Terra fra quarant'anni. La ricerca più avanzata individua quattro forze motrici destinate a cambiarlo: la tendenza demografica, la domanda di risorse naturali, il cambiamento climatico e la globalizzazione. La popolazione mondiale è in rapida crescita, le specie selvatiche stanno scomparendo, l'ambiente è degradato e il costo delle risorse naturali, dal petrolio all'acqua, non fa che aumentare. Quale mondo lasceremo ai nostri figli e nipoti? Laurence C. Smith sviluppa i principali risultati che emergono dai dati fisici mondiali: le nazioni più vicine al Circolo polare artico diventeranno sempre più floride, potenti e politicamente stabili; i paesi più vicini all'Equatore dovranno affrontare i drammatici problemi della carenza idrica, dell'invecchiamento della popolazione e di megalopoli affollate e insidiate dai costi crescenti dell'energia e dalle alluvioni lungo le coste di mari e fiumi. La tesi dello scienziato è che la pressione globale trasformerà la parte più settentrionale del pianeta in un luogo di frenetiche attività, di maggior valore strategico e importanza economica. Smith unisce la lezione della geografia e della storia alle previsioni basate sui modelli più all'avanguardia e alle analisi più recenti su dinamiche del clima, riserve di materie prime, età delle popolazioni e crescita economica.
Il Dvd propone per la prima volta in video lo spettacolo scritto per la Biennale di Venezia in occasione dei 400 anni dalla nascita di Arlecchino e rappresentato in anteprima nazionale al Palazzo del Cinema del Lido nel 1985. Ispirandosi alle presentazioni fatte in Francia quattro secoli fa dal comico italiano Tristano Martinelli davanti al re e alla regina, Fo ci regala un personaggio vicino ai fabliaux medievali e a Rabelais. Nel libro, oltre al testo dello spettacolo, riscritto e arricchito da Dario Fo, ci sono anche oltre cinquanta illustrazioni a colori da lui disegnate.
I Kwimper, una famiglia di sfaticati che vive di sussidi per la disoccupazione, composta da padre, tre figli e una baby-sitter, durante un viaggio in auto prendono per sbaglio una strada in costruzione e si ritrovano, senza benzina, nel cuore del nulla americano. Una terra di nessuno che non figura nemmeno sulle carte geografiche, e che dunque può essere colonizzata, reclamandone la proprietà. La situazione ideale per cominciare da capo, come veri pionieri, e costruirsi un nuovo mondo: peccato che la terra promessa vada difesa dalle pretese di due funzionari del governo fin troppo zelanti, e di una banda di gangster da strapazzo... Pubblicato nel 1959, salutato da un clamoroso successo di pubblico, "Vacanze matte" mantiene intatta la sua carica comica e dirompente. La guerra che i Kwimper, balordi di irresistibile testardaggine, ingaggiano con le autorità e il crimine organizzato, la loro disarmante ingenuità rischiano di diventare il simbolo vincente di una resistenza al conformismo dominante che mai come oggi appare necessaria.
"Il Medioevo da noi proposto è vicino e lontano insieme. È vicino perché allo strato dei retaggi preistorici e antichi, ha aggiunto (e spesso sostituito) apporti che noi avvertiamo, che oggi viviamo come retaggi fondamentali, creazioni d'identità originali: paesaggi urbani e rurali, conflitti e compromessi tra ragione e fede, rapporti difficili tra lo Stato e la società, organizzazione scolastica e universitaria, sensibilità artistica e letteraria. Tante cose ci arrivano dal Medioevo: il libro (alla fine dell'Antichità il codex cominciò a sostituire i rotoli), i nostri abiti (la camicia e i calzoni che hanno fatto dimenticare l'antica toga), il calendario, il genere letterario del romanzo, gli atteggiamenti nei confronti dei poveri, le reazioni di fronte alle epidemie (dalla lebbra e dalla peste all'Aids gli echi non mancano certo), ecc. Ma il Medioevo è anche lontano da noi. Ci è spesso estraneo, e questo charme esotico costituisce una parte importante del fascino che esercita." (Dalla prefazione di Jacques Le Goff e Jean-Claude Schmitt)
Raffaele Mattioli fu un banchiere umanista, il "banchiere eretico" che rilanciò la Commerciale Italiana e ne fu per quasi quarant'anni il nume tutelare. E proprio da una cestola Comit Mattioli fondò, insieme a Enrico Cuccia ("il silenzioso burattinaio del capitalismo italiano", "lo spietato sacerdote del grande capitale"), Mediobanca. Tutti e due rappresentano, tra luci e ombre, mezzo secolo di economia e finanza italiana. Attraverso le biografie parallele di Raffaele Mattioli e di Enrico Cuccia prende forma l'Italia costruita da Comit e Mediobanca: il senso di un percorso, accidentato e denso di celebri misteri viene riproposto in forma di racconto da un accreditato giornalista finanziario (figlio di Alessandro Gerbi che di Mattioli fu collaboratore). Così che, nel gioco delle numerose testimonianze (Malagodi, La Malfa, Berlinguer, Colajanni) intorno a Mattioli e Cuccia, il libro ricostruisce un quadro per molti versi inedito di quella storia.