Sull'Isola dei Draghi è iniziata una splendida estate. All'improvviso, però, arriva Gula, la strega del maltempo: le sue specialità sono trombe d'aria, grandine e brutto tempo a non finire, cosi... addio estate! Gli abitanti dell'isola si rassegnano ad aspettare che Gula se ne vada, ma nel frattempo Nocedicocco vuole fare qualcosa: il draghetto sputafuoco non ha paura di niente! E poi anche una strega potentissima e perfida, capace di trasformare un drago in un chicco di grandine, avrà pure un punto debole, no? Età di lettura: da 7 anni.
Sosa non è proprio una tigre, ma ha certi artigli di tutto rispetto per una gatta domestica. Si vede che è una vera felina quando, nelle notti di luna, si apposta in giardino a caccia di prede. Insetti, topolini, lucertole fuggono terrorizzati, ma... non quel serpente dal veleno mortale, che avanza sibilando verso lei e la sua padroncino! Con le sue zampette, Sosa spicca un balzo poderoso, decisa a fermarlo... Età di lettura: da 6 anni.
Chi è Ugo? Un bambino con un nome cortissimo: un nome sottile come un ago, più piccolo di un luogo e persino di un lago. Ugo non lo lega nessuno. Ecco perché è capace di infilarsi nelle aperture più sottili, tra la cosiddetta realtà e la freschissima immaginazione, tra la cosiddetta vita concreta e il liberissimo sogno. Ugo parte sempre solo, e qualche volta torna in compagnia. Quando torna solo, però, non è mai lo stesso Ugo, perché nei sogni si cresce velocemente. Età di lettura: da 6 anni.
Chi pensa che la vita delle pecore sia placida e monotona non ha mai visto il gregge di Bianchina! Appena il cane pastore si addormenta, tutte le pecore si mettono a giocare a calcio... tutte tranne Bianchina, l'unica pecora di colore nero del gregge, che viene lasciata in disparte perché diversa dalle compagne. Un giorno Bianchina decide di andare a cercare un altro gregge con cui giocare, e incontra Nerina, unica pecora bianca in un gregge di pecore nere. Nascerà subito una grande amicizia... Età di lettura: da 6 anni.
C'era una volta il regno di Magnolia, dove un pavone dalle penne d'oro decideva chi fosse la principessa destinata a diventare regina ascoltando il canto delle pretendenti. Solo il canto che veniva dal cuore, che il pavone sapeva riconoscere, garantiva che la regina sarebbe stata buona e giusta. E c'era una volta, da tutt'altra parte, il principe Rodolfo il Prepotente, che emanava leggi e decreti con cui tartassava senza sosta i suoi sudditi. Finché un giorno... Età di lettura: da 6 anni.
Gerardo è un drago buono e un po' pasticcione, a cui ne capitano sempre di tutti i colori. Questa volta Gerardo vuole andare in vacanza in un posto isolato per starsene un po' tranquillo, e sceglie come meta il monte Everest. Ma lassù tra le montagne del Nepal gli accadrà un po' di tutto: incontrerà nuovi amici, avvisterà lo yeti, si innamorerà della principessa dei draghi che vive in una valle incantata... insomma, sarà una vacanza indimenticabile! Età di lettura: da 6 anni.
La pecora Ornella è davvero una pecora speciale: anziché brucare l'erba e stare tranquilla, sta sempre attenta a tutto quello che le capita intorno e si fa mille domande. Oggi il pastore viene a tosare il gregge e Ornella si chiede che cosa se ne faccia di tutta la lana che porta via. Seguendo il pastore, Ornella scopre come si lavora la lana e come dai gomitoli vengano prodotti sciarpe e maglioni. Allora, Ornella si fa un'altra domanda... Età di lettura: da 5 anni.
Allestito con le scenografie dipinte dallo stesso Dario Fo ormai quindici anni fa e tornato a calcare le scene in una nuova forma al Teatro Duse di Bologna nel febbraio del 2014, "Lu santo jullàre Franzesco" prende spunto da leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti riscoperti negli ultimi tre secoli. A emergere è il lato umano del santo che amava definirsi "jullàre al servizio di Dio": la personalità multiforme, la capacità di comunicare l'idea di un Dio aperto al dialogo con l'uomo peccatore, il carisma e l'abilità istrionica che lo hanno reso universale patrimonio dell'umanità e non solo della Chiesa. In questa riscrittura Fo dedica l'incipit del testo a papa Francesco, a un possibile cambiamento di rotta della Chiesa (più un auspicio che una scommessa a tutti gli effetti) e alla decisione di Bergoglio di chiamarsi, appunto, Francesco. Un nome che nessun papa aveva osato scegliere prima, per un santo che il potere ecclesiastico aveva a lungo cercato di "addomesticare", riuscendoci solo dopo la sua morte con l'imposizione di una biografia autorizzata e l'eliminazione di qualsiasi riferimento al Francesco sovversivo della prima cronaca.
Ogni epoca si è riconosciuta nel Principe, con argomenti sempre diversi. I motivi che lo hanno reso un classico sono ancora oggi attuali: il conflitto tra il desiderio di dominare la realtà politica e la ragione, la percezione di un momento storico indecifrabile, la natura del potere. Il capolavoro di Machiavelli viene qui presentato in una nuova edizione critica, con un ricco commento a piè di pagina, ausili letterari, rimandi culturali, chiarimenti storico-politici e spunti interpretativi.
"Io non ho più interesse per niente e nessuno, rubo penne, passeggio per strade degradate, sbavo per una portinaia e basta, basta così", dice di sé il narratore di questa storia, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, burbero, perfido. Irresistibile. E se la portinaia di cui si è invaghito - una donna sulla sessantina, attraente, 'sciabile'- accetta la corte di un barista con i denti rifatti; se la sua ex moglie, che era "un vortice di generosità, di capricci, di ovulazioni, di piccole iniziative stupefacenti", lo guarda come se fosse il suo gommista; se con la figlia parla per lo più del tempo, a lui non resta che raccontare, divagando, di tutto questo. E raccontare di Armando, il suo migliore amico. La parte buona del carciofo che è lui. Una persona rara, gentile, positiva. Con un progetto folle in testa. Sì, perché se tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, "chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una collezione di lattine di birra", Armando vuole lasciare un amore. Si è messo in testa che due ragazzi del quartiere che ancora non si conoscono, Chiara e Giacomo, sarebbero una coppia perfetta, e intende dare una mano al destino. Pretesa, questa, che l'intrattabile vecchiaccio reputa ridicola e tenta di osteggiare in tutti i modi. Ma dopo aver impiegato oltre settant'anni per convincere gli altri a non contare su di lui, si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita di Armando.
Iasi, Romania, inizio degli anni Cinquanta. Nella città grigia e monocolore come una fotografia, un uomo giunge alla stazione ferroviaria, poi a fatica si trascina fino all'ospedale dove viene soccorso dalle infermiere di turno, estenuato dalla debolezza e dalla tosse. Non ha documenti, solo un mucchietto di pezzi di carta incomprensibili in tasca, non parla. La caposala, Adriana, intuisce che potrebbe essere sordo e una delle infermiere, Safta, lo riconosce pur senza rivelarne l'identità: è Augustin, detto Tinu, come lo chiamavano affettuosamente a Poiana, nella grande residenza di campagna dei Vàleanu, dove entrambi sono nati e cresciuti come fratelli, lei rampolla di una famiglia benestante, lui unico figlio illegittimo di Paraschiva, la cuoca di casa. Nel tentativo di comunicare con Tinu, Safta comincia a rievocare vicende sepolte nella sua memoria da anni: monologhi attraverso cui esprime il fluire dei pensieri, come se l'amico d'infanzia potesse udirla, come se solo la sua presenza silenziosa e indifferente potesse accogliere il dolore di quei racconti. Paradossalmente Augustin con la sua sordità incarna l'ascoltatore ideale, colui al quale confidare emozioni, segreti, reminiscenze che non potrebbero più altrimenti riaffiorare. È così che il lettore passo dopo passo scopre le vicende dei due protagonisti...
Con questo libro Peter Brown affronta senza ambiguità uno dei grandi paradossi della storia dell'Occidente. Utilizzando fonti alte e archivi "bassi" elaborazioni dottrinali di matrice teologica, disposizioni del diritto canonico e materiali spuri tratti dalla vita quotidiana di comunità e personaggi minori - lo storico scrive una vera e propria storia economica del cristianesimo e della Chiesa delle origini. Al centro del libro la condizione paradossale per cui se anche la rinuncia, il dono e la povertà si trovano al cuore dei Vangeli, la chiesa, che su quei testi si è edificata, è diventata, nel corso dei secoli, una delle più formidabili potenze economico-finanziarie della storia. Lungi dal gridare allo scandalo, Brown cerca di spiegare come mai un'istituzione nata sul presupposto secondo cui la vera vita si colloca nel mondo altro della promessa, e che questo mondo, con i suoi beni, lusinghe e tentazioni, è da rigettare, proprio a questo mondo si è adattata con tutte le sue forze, insediandovisi e organizzandosi anche e soprattutto come potenza economica e politica. Due i fenomeni studiati dall'autore. Da un lato il flusso di ricchezza, poteri, ruoli e funzioni di comando e controllo dalla grande aristocrazia terriera alle alte gerarchie ecclesiastiche. Dall'altro, e specialmente, le condotte e scelte di vita di una "moltitudine sinora inosservata". La ricchezza della Chiesa si spiega soprattutto guardando verso il basso, verso un mondo di cui si sapeva poco solo fino a pochi anni fa...